Nobel all’Italiana

Avere un Nobel in famiglia deve essere scomodo.

“Tuo zio è un Nobel.”

“Oh, il papà di quello è premio Nobel!”

“Suo nonno è un Nobel!”

“E che minchia è un Nobel?” – Bertu si aggiustò il basco, masticò l’ultimo pezzo di tabacco e poi lo sputò via. Uno sputo nerastro sulla terra vergine battuta dal sole siculo del meridio.

“Te lo danno macari a tia, se sei bravo in quarchi arti.” – gli rispose Fofò.

“Io a moriri sono bravo.” – gli rispose Bertu.

I nobel non li danno ai Gattopardi.

Religion Out

- Mamma. Papà.

– Sì, figliuolo?

Le posate smettono di fare rumore, persino il quiz televisivo sembra essersi da solo abbassato di volume. Il momento è di quelli “storici”, che segnano una famiglia. Almeno così aveva previsto Jim. Così avrebbe voluto.

– Devi dirci qualcosa? – lo incalzarono.

Jim sollevò gli occhi dal piatto ed esclamò:

– Io sono ateo.

Per un attimo sembrò che gli fosse riuscito. Per alcuni secondi il silenzio fu interrotto solo dal presentatore televisivo:

– La accendiamo?

Fu il padre per primo a interrompere il silenzio, prima un respiro di sollievo, poi tornò a mangiare le lasagne. La madre lo guardò accigliata.

– Pessima scelta, giovanotto! Ma sei libero.

– Fa’ come ti pare – disse il padre, mentre un filo di mozzarella colava sul piatto.

Jim scosse la testa. Non c’era gusto neanche più ad essere atei.

In fondo, non gliene fregava niente.

– La accendiamo?

Fedeli ai prezzi

Non avrai altro tariffario all’infuori di me.

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Chissà se in cielo pagano l’IVA.

E-venti moderni!

Facebook ci ha abituato al termine “evento”. Si organizza un evento e si invita gente. Ma gli eventi, quelli veri, non dovrebbero essere basati sugli inviti. Vi immaginate Gesù che dava un appuntamento a tutti per un miracolo? “Gesù ti ha invitato al miracolo della moltiplicazione del pane e dei pesci. Si beve gratis” O un Buddha “Il Maestro ti ha invitato a spegnere le luci dalle 8 alle 16: sii ecologico, la vera illuminazione è dentro di te”. E poi magari trovarti l’evento annullato. “A casa, ragazzi, siamo troppo pochi, magari un’altra volta!”

Meh.

Il vero “evento” non dovrebbe avere nulla a che vedere con l’e-vento, non dovrebbe cioè essere un elettronico e freddo vento di bit che investe altri bit. Un evento accade, ed esso è visibile nella Storia, imprescindibilmente da chi sia fisicamente presente.

Accadetevi, siete voi l’evento. Ma non nel senso critico di Andy Warhol, non abbiate 15 minuti di notorietà, né tante altre ore. Abbiate una vita di gioia, di serenità, di conflitti. Una vita fatta di vita, non legata a ristretti marchi temporali.

Siate presenti a voi stessi, perché l’unico vero attimo da cogliere è intorno a voi, costantemente.

Il pacifismo: una strana malattia.

Vi siete appena fatti un cannone.

Avete posato la vostra kefiah all’attaccapanni, avete controllato che anche oggi non vi siano elementi estranei alla vostra alimentazione vegana, per essere in pace con il mondo animale, avete inavvertitamente ucciso una zanzara che vi stava succhiando il sangue e per questo sacrilegio avete pregato il Dio delle Tartine Volanti d’Oriente di non farvi rinascere moscerino nella prossima vita.

Avete sbirciato i soliti siti di controinformazione, con fare sospirante avete ponderato che questo è un mondo cieco di fronte al Grande Fratello che ormai ci governa tutti (perdonaci Padre Orwell!), avete anche dato un’occhiata si siti complottisti, uno sguardo veloce alla Cabala che giocare i numeri al lotto non fa mai male e per finire gli ultimi aggiornamenti in fatto di avvistamenti UFO.

Poi, ecco, l’articolo scandalo sul quale trollare a go-go: “Il pacifismo: una strana malattia.” Un attimo…come si chiama il blog? “Vongole & Merluzzi” C’era da sospettarlo! Non abbiamo compagni tra i pescatori, quelli pensano solo al loro dannato pesce e se ne fregano se le balene muoiono!

Ma perché affaticarsi a leggere ancora? Il cannone sta già facendo i suoi effetti…

Forse ribadisco l’ovvio, ma in un mondo dove il buonismo è diventata la forma estrema della violenza silenziosa, supportato da una massiccia dose di populismo, io mi schiero contro gli -ismi, quali che siano.

Contro i fascismi di ogni genere, contro i nazismi, contro gli impellenti ugualitarismi.

Mi schiero contro le tesi prive di fondamento argomentativo. Mi schiero contro la “necessità del confronto” a tutti i costi per riempire le poltrone sempre più impolverate dei talk show nuovamente arrivati, come ogni autunno alle porte. Mi schiero contro le porte scardinate. C’è sempre un motivo se abbiamo costruito delle porte. E il motivo consiste nel bussare, nella libera scelta di sbarrarle o di aprirle. è davanti a queste questioni che la Storia diventa cruciale. E abbiamo la responsabilità di decidere. Ecco perché mi schiero anche contro l'”ovvio”.

Leggo cose come “superamento delle logiche di profitto”. E perché mai? Cosa c’è di così sbagliato in Smith, in Hobbes?

Leggo cose come “smilitarizzazione e pace”? E perché mai? Si vis pacem para bellum. Sempre e comunque. Questa “pace” va difesa. E c’è un solo modo per difendere la pace. Attraverso il dialogo, il compromesso ragionevole raggiunto da Statisti.

Queste sono le questioni che ci definiscono, e che definiranno il futuro. Mi sedetti dalla parte del torto, perché i posti della “ragione” erano tutti occupati. Da bandiere color arcobaleno.

N.B.: per fare questo articolo nessun “hippy” è stato maltrattato.

X agosto

Man muss noch Chaos in sich haben, um einen tanzenden Stern gebären zu können.

Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante.

Nietzsche

Spesso mi sono sentito osservato. Ma non dalle persone. Le persone sono fenomeni transitori. Quasi tutte le persone che ho conosciuto non erano altro che una nebulosa di paure, di appigli, di precaria e futile vanità. No, non erano le persone ad osservarmi, esse sono perlopiù distratte e a malapena scorgono la propria anima. Spesso mi sono sentito osservato. Da lontano. Da imperscrutabili mondi, da occhi luminosi che appartenevano ad altre vite, ad un’altra era passata. È così che sono apparso agli aruspici etruschi, agli astrologhi indiani delle americhe, ai celtici druidi. Mi hanno richiamato ad essere feroce testimonianza del loro distante presente, così lontano eppure così aderente.

Allora, istintivamente, ho alzato gli occhi al cielo. E le ho viste. Le stelle. Questi solinghi punti luminosi che hanno ispirato i versi più aulici o le più banali dediche, questi ammassi di idrogeno ed elio, questi nuclei celesti che brillano di luce propria, questi eremiti camminatori degli astri, sacerdoti silenziosi di sacrifici, di assassinii, di baci, di promesse e di tradimenti. Sempre la regina Cassiopea scruta il suo regno, le silenti sorelle Pleiadi paurose del mostro chiamato Amore, le rivoltose estive Perseidi, incallite terroriste, bombardiere della luce, il carro maggiore per trasportare più alto il fardello dei fallimenti.

E ogni tanto, come in questa notte, qualcuna ne cade e gli esseri umani, per tradizione, esprimono un desiderio. Perché è più comodo, da sempre, esprimere desideri, riporre speranza, delegare al vasto cielo il brutale segno delle passioni taciute. Ma questo cielo lacrima. Lacrima per uomini così deboli, incapaci di afferrare il verbo di Nietzsche. Lacrima per questo infinito oceano umano, troppo umano per non soccombere su se stesso. Lacrima per miopi scrutatori che non conoscono della strage che si consuma nei propri cuori.

Non abbiate speranze, abbiate progetti. Non delegate desideri, realizzateli. Non perseguite la vana gloria, ma il vero senso che è uno solo: un sogno di pace, di uguaglianza, di amore. C’è una sola battaglia cruenta ed è quella che si sta consumando dentro il vostro cuore e nelle anguste infinite pareti della vostra anima, adesso, in questo preciso istante. Combattete.

Ho un solo desiderio questa sera: non voglio vedere stelle cadenti, ma stelle che sorgono. Quindi alzatevi, e sorgete.

 

Postilla: questo brano è stato letto il 10 agosto 2014 in occasione di un reading dei Cardiopoetica, collettivo letterario italiano di poeti. 

Komandamenti a Kaso

 

Komandamento numero 3 (gli altri due possiamo saltarli, che tanto non li chiedono mai all’esame): Se ti trovi alle ultime file di un concerto, non pogare.

4: Facebook è una malattia, ammalarsi ogni tanto fa bene aiuta a sviluppare le difese immunitarie, ma ogni tanto!

5: la gente non si droga più come una volta perché è diventata choosy, allora tu scegli di dipendere soltanto da te stesso

6: se oggi ti girano i coglioni, approfittane: fatti un frullato

7: se sei napoletano ma lavori al nord, non lasciare che ti chiamino EXPOsito!

8: quando ti fai una doccia, guardati, sei un’opera d’arte e puoi ammirarti gratis. Digli questo a chi vuole riformare i Musei!

9: vai alle assemblee di condominio e dì che hai peccato, che nel tuo appartamento c’è un albero di mele per farci passare in mezzo la tav!

10: questo dovrebbe essere il gran finale, ma io ti dico: sii il tuo inizio. E non finire.

 

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