Questo maledetto “vivere” (scusa, Kerouac)

Questo non sarà un articolo nato da una ricerca accademica, e neanche qualcosa di ironico. Quindi per chi cercasse queste due categorie di lettura, può anche chiudere qui questo post. Gli altri che non hanno di meglio da fare, possono pure proseguire.

Tutto ha avuto inizio con Kerouac. C’è sempre un capro espiatorio. Una data zero nella quale fissare l’inizio dell’Universo, o almeno un calendario, più o meno gregoriano. Avrebbe potuto trattarsi, forse, anche di un libretto di spiegazione (li fanno ancora i libretti d’istruzione? C’è ancora qualcuno che ha voglia d’istruirsi?) sul funzionamento dell’ultimo modello di lavatrice.

Il punto è come si guarda il mondo. Poi saremo anche liberi di fare la nostra caccia mentale alle streghe mentre ce ne stiamo sdraiati sul lettino dello psicanalista, o sul letto di un anonimo motel in terra straniera, chiedendoci, in entrambi i casi:

Come sono arrivato a questo punto?

Ma, dicevamo, Kerouac. A mio modo di vedere posso dire che oggi ho travisato la sua lettura, la lettura, certamente insufficiente all’epoca, di “On the road”. E, aggiungo, con l’occhio clinico e distaccato di un medico legale davanti alla lettiga di un cadavere:

Si è trattato di un mix.

Mix: parola dall’aria vagamente anglosassone e minacciosa. Sarà stata l’età, le domande irrisolte che uno si portava dentro, la voglia di avere tutto e subito come Al Pacino:

Io voglio il mondo, chico, e tutto quello che c’è dentro

Legittima pretesa, è vero. Forse.

Ma in tutto questo è capitato Kerouac: mito che si è costruito e con il tempo si è allungato come un’ombra sulle nostre esistenze. Ma siamo noi a costruire i miti, siamo noi i responsabili dei totem. E le ombre si allungano, quando il sole tramonta.

Ignaro del tramonto del sole, mi sono fidato dell’ombra (non di Kerouac, che non ha nessuna colpa).

La parola “vivere” ha iniziato a inseguirmi, ad inseguirci (ero in buona compagnia), cercando da sè una risposta impossibile.

Ogni volta che dicevo “Sono vivo”, la voce giungeva dalle profondità dell’oltretomba. Ogni volta che dicevo “Ecco, sono arrivato!”, di nuovo tutto sfuggiva. Eppure avevo letto Siddharta ben prima di “Sulla strada”. Ma, nello stesso modo in cui c’è un tempo per ogni lettura, c’è un tempo per ogni prospettiva.

La verità è che non c’è nessuna verità da affermare o declamare. Vivere? Tanto semplice quanto banale. Oggi forse so. E non voglio né togliere il “forse”, né provare a spiegare. Perché se ne andrebbe via tutta la meraviglia.

E poi il dolore, e la retorica, e le parole, e la gioia…dobbiamo chiudere questa partita. E la si chiude solo in un modo: continuando a giocare.

Fotografia di Matt Bower

Istruzioni per non morire (di domenica)

  1. Fate l’amore, in ogni modo possibile, in ogni minuto
  2. Spaiate i calzini, il caso li ricondurrà sulla stessa strada
  3. Mettete su un disco e ballate: ballate come se non ci fosse un domani
  4. Abbiate nostalgia di ciò che verrà
  5. Correte, con le nuvole alle calcagna
  6. Suonate a un citofono a caso e annunciate: “Io sono il tuo Destino”
  7. Frantumatevi, ricomponetevi, frantumatevi di nuovo
  8. Siate grati anche se non sapete ancora esattamente per cosa
  9. Lasciate i capelli al Vento: lui conosce la direzione
  10. Dimenticate le istruzioni e ricominciate tutto da capo

Informativa sulla Privacy

Informativa Privacy
In ottemperanza al D. Lgs 30 giugno 2003 n. 196 (Codice in materia di protezione dei dati personali) e successive modifiche, il presente sito rispetta e tutela la riservatezza dei visitatori e degli utenti.

Informativa Privacy e termini di servizio
Il presente sito è un’applicazione web gestita a livello tecnico direttamente dai servizi di WORDPRESS (Automattic): https://it.wordpress.com/about/

La gestione tecnica dell’applicazione è esclusivamente demandata al personale di WordPress, per cui gli autori del BLOG Vongole & Merluzzi non hanno alcuna possibilità di intervento se non esclusivamente stilistiche e nei limiti del contratto di servizio stipulato con Automattic. Automattic consente all’autore del BLOG il solo accesso a dati per fini di sicurezza e tutela del sito, dati comunque assolutamente inidonei di per sé all’identificazione dell’utente.

Di conseguenza ogni decisione in materia di tutela dei dati personali è demandata al personale di WordPress, unico in grado di gestire i dati conferiti dagli utenti navigando nel BLOG. Per le informazioni in merito alle modalità di gestione da parte di WordPress (Automattic) si raccomanda di leggere le relative informative alle seguenti pagine:

– termini di servizio: https://it.wordpress.com/tos/

– informativa privacy e cookie: http://automattic.com/privacy/

Con l’uso e la consultazione del presente sito i visitatori e gli utenti approvano esplicitamente la presente privacy policy e le informative di Automattic, e acconsentono all’uso dei loro dati personali in relazione alle modalità e alle finalità descritte nei link sopra indicati.

Cookies
Wordpress fa uso, come per tutti i siti web, di tecnologie di tracciamento degli utenti, denominate cookie, pixel o in altri modi, che servono per migliorare la navigazione del sito, verificare il corretto funzionamento del servizio, e proteggere il servizio da malintenzionati. In alcuni casi i cookie possono essere utilizzati per analizzare le scelte degli utenti al fine di inviargli pubblicità personalizzata.

La prosecuzione nella navigazione del sito comporta l’accettazione della presente policy e di quelle di Automattic, come da link sopra riportati.

Gli autori del BLOG non hanno alcuna possibilità di modificare il funzionamento dei cookie nè di bloccarli preventivamente e/o selettivamente.


Disabilitazione cookie

I cookies sono collegati al browser utilizzato e
POSSONO ESSERE DISABILITATI DIRETTAMENTE DAL BROWSER, così rifiutando/revocando il consenso all’uso dei cookies. Tenete presente che la disabilitazione dei cookies potrebbe impedire il corretto utilizzo di alcune funzioni del sito stesso.

Istruzioni per la disabilitazione:

Mozilla Firefox http://support.mozilla.org/it/kb/Attivare%20e%20disattivare%20i%20cookie

Windows Internet Explorer http://windows.microsoft.com/it-IT/windows7/Block-enable-or-allow-cookies

Google Chrome http://support.google.com/chrome/bin/answer.py?hl=it&answer=95647

Opera http://help.opera.com/Windows/10.00/it/cookies.html

Apple Safari https://support.apple.com/it-it/HT201265

È possibile trovare ulteriori informazioni sui cookie e su come gestirli consultando il sito www.aboutcookies.org.

Titolare e responsabile del trattamento

Il titolare e responsabile del trattamento è il personale di Automattic, contattabile ai link indicati nell’informativa privacy di Automattic.


Privacy policy

La presente privacy policy si applica esclusivamente alle attività online del presente sito ed è valida per i visitatori/utenti del sito. Non si applica alle informazioni raccolte tramite canali diversi dal presente sito web. In ottemperanza degli obblighi derivanti dalla normativa nazionale e comunitaria in materia di tutela dei dati personali, il presente sito rispetta e tutela la riservatezza dei visitatori e degli utenti.

Ei fu, siccome immobile… (dato il mutuo a tasso fisso).

5 Maggio…primavera…Dannata allergia…

5 Maggio…C’è sciopero quest’anno….che sciopero? Boh… Però stiamo a casa…

5 Maggio…Ma ha riaperto la panineria all’aperto? Si? Fico!

5 Maggio… Che fanno stasera in tv?

5 Maggio…Non ci bastano i soldi sto mese…

5 Maggio…Ma come aumentano la rata del mutuo? Ma non era in recessione la crisi?

5 Maggio…E’ quel periodo dell’anno in cui non sai come vestirti no? Fa caldo, poi rinfresca, poi piove boh…

5 Maggio…Ha chiuso un altro storico cinema della mia infanzia! Sti ladri al governo…ora scarico quel film che parla proprio di questo…L’hai visto te?

5 Maggio…Oh, ma è lunga sta poesia però…

5 Maggio….Era meglio se andavamo in affitto…almeno se non riesci a pagarlo non paghi e basta…

5 Maggio….Non ti servono poesie se non hai di che mangiare…

5 Maggio…Non ti servono parole se non hai di che pensare…

5 Maggio…Quest’estate devo lavorare…

5 Maggio…Si trovano già le ciliegie?

5 Maggio…Chi l’ha scritta sta poesia?

5 Maggio…Com’era il concerto quest’anno?…

5 Maggio…Ma sti barconi che affondano?

5 Maggio…Il popolo non ha pane? Che gli vengano date delle baguette…

5 Maggio…

Fu vera gloria? Ai posteri

L’ardua sentenza: nui

Chiniam la fronte al Massimo

Fattor, che volle in lui

Del creator suo spirito

Più vasta orma stampar.

 Laetitia

Essere Pacman.

Non importa chi sei, importa solo una cosa: sei quello che mangia o quello che viene mangiato?

Questa è la domanda, caro Amleto. Ed essa mi martella incessantemente la testa, da quando sono nato. Non so chi è il Giocatore che mi comanda, ma so perché sono qui, in questo labirinto. L’universo è unidimensionale, non puoi decidere quale sarà il tuo destino tra le sue pareti blu, ma puoi decidere quale fine farai.

Se mangiare o essere mangiato. Che il tuo ambiente si chiami savana o circolo polare artico, che tu sia un leone o una gazzella o un pinguino, sei comunque, amico mio, nel grande gioco della vita. Aprire e chiudere la bocca. Una volta tocca a te, una volta tocca a loro.

Ogni giorno il sole nasce e tramonta tra queste pareti, ogni giorno io percorro i corridoi disseminati di frutta, fragole, arance, mele, acini d’uva, campane, chiavi…la mitica chiave. Ma non farti ingannare, fratello. Prendi pure la chiave, pensi di aver capito tutto, pensi che adesso aprirai la porta, l’ultima porta dell’albergo, nell’ultimo piano, nell’ultimo livello, la stanza 256.

La leggenda narra che nessuno è mai riuscito ad aprire la 256. Il Giocatore non lo consente. Queste sono le regole del Gioco. Ed il Gioco crea il Giocatore, non il contrario.

Ma io ce l’ho fatta…

Io ho visto. Io ho ucciso milioni di fantasmi, ingurgitato miliardi di pillole nel loro fottuto labirinto, ho deglutito chili di fruttosio e sono arrivato fino in fondo, sì.

E dietro la porta, dietro la porta 256…

Funzione…terminata…

Bug…Errore…

Mangiare o essere mangiato.

Non farti altre domande.

Non aprire altre porte.

Sei nato per essere Pacman.

Autocombustione del Genio

« Oggi, spero che sia tu a morire, venga il tuo destino oscuro, sotto la mia lancia.Tu da questa mischia non sfuggirai vivo! Sciocco, perché hai sterminato crudelmente i Troiani, dichiarandoti il più potente degli uomini?Poiché ti vanti di essere l’immortale figlio di una Nereide? »

(Commento di Memnone ad Achille Quinto Smirneo, Posthomerica, libro II, versi 516-521.)

Il Genio in questa umanità è condannato a una rapida autocombustione, in quanto il suo apocalittico incendio interiore segnerebbe la fine del mondo per come lo conosciamo.

Assumiamo come punto di riferimento Van Gogh, ma potrei nominarne altri. Un solo nome in più corpi e storie diverse.

Van Gogh è la demarcazione tra la luce e le tenebre, la dimostrazione che, pur non sussistendo una netta discrasia tra questi due valori ma anzi una caotica osmosi che consente all’uno e all’altro di sopravvivere, si può tuttavia scegliere. Ecco il genio è colui che, pur avendo scelto, non sceglie. Egli ha il compito di plasmare la Bellezza e di combattere nelle trincee assolute ed immanenti del quotidiano vivere, fosse fatte di telefoni che squillano, liti assurde su dettagli macroscopici, la fisiologia sfuggente dei corpi che si tramuta in aiuole di noia, di odio, di risentimento, ma anche di superflua felicità, di venti destinati a morire dietro il primo vicolo, strisce pedonali per zebre d’asfalto, luoghi comuni ma privatizzati dall’ansia dell’individualismo.

Ma quando diciamo che un genio è “incompreso”, ecco questo è il peggiore dei luoghi comuni. Nell’amore non c’è comprensione, ma compromesso. Non c’è lotta interiore, ma alternata sopraffazione, caccia e bottino. La preda penzola dissanguata dai denti del lupo. Non c’è bene o male in ciò, ma sofferenza. La sofferenza è il prodotto dell’incomprensione di una natura che non discerne tra bene e male, ma è autenticamente e originariamente amorale. L’amore è naturalmente amorale e qualsiasi rapporto nasce in questa amoralità.

Il Genio ha invece la pretesa di rompere questa crudezza e ricostruisce artificiosamente (dio è un artificio e il genio è un artificiere che si prepara a sminare l’anima degli uomini) la Bellezza.

Ma cos’è in fondo la Bellezza? La Bellezza non ha nulla a che vedere con le banali sfere dell’oggettività e della soggettività. Dimenticatele. Essa è καλὸς καὶ ἀγαθός (trasl. kalòs kai agathòs), cioè l’unione di “bello e buono”, non c’è estetica che non sia condizionata dall’etica. Ecco perché, citando un poeta moderno, “la guerra è bella anche se fa male”.

Ma il Genio, il depositario di questo detonatore, è condannato alla Solitudine. Egli siede su uno scranno di morti, di teschi, di ossari fradici e consumati dal tempo, e sogna la vita. Siamo qui per il sogno di qualcuno.

Volere o Essere?

Volere è Potere.

Se vuoi, puoi.

Non volevi veramente, perché se davvero avessi voluto…

Basta che tu lo voglia.

Balle. Va bene? Balle. La volontà è niente. L’uomo moderno vive nel delirio assoluto di un volere-potere che viene dispiegato nei confronti di se stesso e del mondo aderendo così a un “ego” in totale disarmonia con l’essere. La vera domanda, caro Fromm, non è tra “avere” o “essere”. Ma tra volere o essere.

In un film si citava una maledizione gitana: “Che tutti i tuoi desideri possano realizzarsi.” Questa frase veniva interpretata come una maledizione e non come un augurio. Insomma siamo veramente sicuri di “volere” ciò che “vogliamo”? O un giorno lontano, come nel film di Birdman, ci ritroveremo a dire “Come siamo arrivati a questo punto?”

Abbiamo inseguito tutti i nostri desideri, confondendoli con noi stessi. Desiderio dopo desiderio, progetto dopo progetto, fare dopo fare, ci siamo dimenticati chi eravamo. Chi potevamo essere senza bisogno di dimostrarlo. C’è una landa, una prateria sconfinata lì fuori dove un desiderio vale l’altro, dove non importa l’unicità, ma il sentire.

Il trait d’union o se preferite il filo di Arianna di tutto questo discorso, lo gnommero di gaddiana memoria, sta nel fatto che volere non basta. Per operare coscienziosamente, al di là della nostra apparente volontà, occorre un istinto non mediato da false costruzioni sociali e razionali, che peraltro con la “società” e con la “ragione” non hanno nulla a che vedere.

Non si ama perché si vuole, ma perché si è attratti. E se questa è la legge che regola il fondamento della vita, allora dobbiamo agire per agire, fare in quanto attratti, inspiegabilmente, da un percorso interiore.

Viaggiare per viaggiare e non per arrivare. 

Allora non ci chiederemo più “come siamo arrivati fin qui”, ma smetteremo semplicemente di farci domande, e torneremo, ancora e ancora.

Emma Stone in Birdman

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 304 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: