Bicchieri di carta che però sono di plastica
-Caro, per caso, hai rotto un bicchiere?-
-Ehm….no tesoro….figurati…perché?-

-No, chiedevo, mi sembrava di aver sentito il crash! tipico del bicchiere che si infrange, seguito anche dal crock! del bicchiere calpestato da una scarpa-
-Ma no, tesoro, figurati!-
-Ne sei sicuro? fammi vedere i bicchieri nella credenza…1,2,3,4…..vedi? sono quattro, sono sicura che fossero cinque….hai rotto un bicchiere!-
-E va bene si, ho rotto un bicchiere, scusa, non l’ho fatto apposta! contenta?-
-E l’hai pure calpestato!-
-Si, l’ho pure calpestato, amore, dov’è il problema? È un bicchiere!-
-Ecco! Lo vedi dov’è il problema? Non è un bicchiere, è il MIO bicchiere!-
-Il tuo bicchiere, il bicchiere, ma che differenza fa?-
-Certo che fa differenza, se te non hai rispetto per le mie cose, non hai rispetto per me! Ed il fatto che te non colga queste sfumature, beh, mi fa riflettere e neanche poco!-
-Tesoro, adesso stai esagerando, era un bicchiere, non ho ucciso tua madre. Ho, semplicemente, rotto un fottutissimo bicchiere!-
-Non dirmi che esagero, trattandomi come una pazza psicopatica perché peggiori la situazione, sto cercando di farti capire l’importanza del rispetto reciproco, non sono pazza!-
-Ma sempre di un bicchiere stiamo parlando! Te lo ricompro ok?-
-Ah! Adesso mi tratti pure da pezzente! Certo te sei l’uomo, quello con la stabilità lavorativa, quello che guadagna bene, a cui non frega nulla del bicchiere di questa povera pezzente che, in quanto donna, sarà sempre un gradino più in basso, vero?-
-Sai bene che ho molta considerazione del tuo lavoro e della tua carriera!-
-Certo, fin quando non ci sposiamo ed avremo dei bambini no? Poi diverrò come quel bicchiere per te, solo un fottutissimo bicchiere! Se si rompe, si può calpestare e ricomprare, che problema c’è? La verità è che forse dovremmo lasciarci!-
-Lasciarci per un bicchiere rotto? Ti senti male oggi?-
-Ancora mi tratti come una pazza? Vedi? Dobbiamo lasciarci, perché te non hai il minimo rispetto per me!-
-Ok tesoro, calmati, io ti amo, sto benissimo con te, ho rotto un bicchiere perché sono un imbranato che non sa lavare i piatti, e mentre cadeva stavo per inciampare, e per non farmi male ho pestato il bicchiere, ma solo perché sono un imbranato, e non te l’avrei detto solo perché non voglio fare la figura dell’imbranato davanti a te, perché ti stimo talmente tanto che, a volte, mi sento meno di te! Ora, non voglio lasciarci per un bicchiere! Adesso, metti la giacca ed usciamo!-
-E dov’è che andiamo?-
-A comprare bicchieri di carta!-
-Non son di carta, sono di plastica!-
-A comprare bicchieri di plastica! Però tutti li chiamano di carta! Mah!-
-Me lo sono sempre chiesta anche io…..mah….Colorati?-
-Coloratissimi, amore-
Laetitia
Grattati e muori
Anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti
Faber
Forse sarà una vecchia polemica, ma tanto vale combattere finché la logica di “panem et circenses” trasformata ormai in “fast food & television”, non sarà decostituita a fondamento di una società più giusta.
Ci hanno tolto Enzo Biagi e cosa ci hanno dato? Ci hanno dato programmi per imparare a fare l’uovo alla coque, in camicia da colletto bianco e alla fiorito. Ci hanno dato reality show per imparare come mangiare il riso delle noci di cocco. Ci hanno dato trasmissioni che promettono premi milionari che possono cambiare la vita di chi chiama, di chi scavicchia il pacco, di chi gratta il biglietto fortunato.
Io non ci sto.

l’inizio della fine
Io non ci sto a farmi prendere in giro da una televisione che vuole indottrinarci a dimenticare il senso del sacrificio e del lavoro.
Io non li voglio i vostri soldi e i vostri gettoni d’oro. Senza se e senza ma.
Io voglio che i miei figli possano imparare a lavorare per costruirsi un futuro, qui in Italia o anche altrove, ma che sappiano bene che non bisogna confidare troppo nella Fortuna, che la speranza consiste nella preghiera e nella sconfinata fiducia verso un domani migliore, che tra l’altro non possiamo confondere la speranza con una debolezza, semmai con una fortezza. Né voglio che i miei figli si votino deliberatamente a chissà quale “colpo di fortuna”.
Nessuno ci regala niente, ma è questo che vogliono farci credere.
Io non ci sto più.
Programmi televisivi (che etimologicamente parlando di “televisivo” avete ben poco, dal momento che la televisione è la “visione del lontano”, ma qui non riescono a guardare oltre il proprio naso) anche voi siete responsabili del declino sociale e morale, della decadenza del gusto, quindi per favore, fate le valige e tornate a casa, fuori dai palinsesti delle nostre coscienze che vogliono tornare a ragionare come meritano.
Ora scusate, ma ho comprato un gratta e vinci. Speriamo sia la volta buona.
Il Maschio Ribelle
Un grazie al Duca
per aver ispirato inconsapevolmente
questo post
È arrivato il momento di dire “basta” alla ferocia di questa società matriarcale sempre più onnipresente ed espansiva.
Finalmente anche noi uomini possiamo far sentire la nostra voce e guardare le donne da pari a pari!
Ribadiamo il nostro diritto ad indossare reggiseni e gonnelle. Non capiamo infatti perché il femminismo abbia conquistato il diritto a vestirsi con i pantaloni, mentre invece il genere maschile è stato costretto a restare indietro di mille anni rispetto alla donna.

Rivoltosi durante una manifestazione maschilista.
Uomini!!! Ribelliamoci ai corpetti troppo stetti nei quali tengono incatenati i nostri diritti e conquistiamo la nostra libertà!
Chiediamo quote azzurre in un parlamento dove di uomini finora se ne sono visti ben pochi!
Chiediamo che la scienza ci venga in soccorso, e sia finalmente riconosciuta la legge in base alla quale anche noi possiamo avere il nostro bramato mestruo anale, privo però delle relative paturnie!
Giù le mani dal pene, donne!
Mai più violenze sugli uomini costretti a ore e ore di shopping natalizio, pasquale e pre-ferragostano!
Riprendiamoci la nostra libertà! E seguiamo l’esempio di Schwarzenegger, pioniere del nuovo maschilismo!
Evolution! Evolution!
Non dobbiamo fare nessuna Rivoluzione.
Noi dobbiamo fare l’ Evoluzione.
E stavolta facciamo in modo che Darwin non finisca sulle magliette.

Ssssh!!! Evolution is coming!
Manifesto dell’Uomo Nuovo

Noi non sopportiamo più la “retorica del sacrificio”.
Ne abbiamo piene le scatole. Lo abbiamo capito che chi ci ha preceduto era meglio di noi, va bene. Ma forse (ve lo siete chiesto?), noi non abbiamo nessuna intenzione di prendere la generazione precedente come esempio.
Forse noi vogliamo commettere errori persino peggiori. Non ci sentiamo liberi di “fallire” neanche storicamente. Quali errori potranno mai ricadere sui nostri figli, quali infiniti rimpianti lasceremo loro, se ciò che stiamo costruendo è soltanto un deserto di utopie senza ragione?
Non possiamo rifiutare il concetto di yin e yang nelle nostre vite. Una visione manichea delle cose non può che portarci a stabilire un ordine, e quando si stabilisce un ordine, lo sappiamo dove va a parare, ahimè, il corso della Storia.
La lezione di Beckett è stata dimenticata: fallisci ancora, fallisci meglio.
Questo è il ruolo di ogni generazione successiva: costruire nuovi errori. Se volete essere perfetti, dovete accettare l’imperfezione, se volete un nuovo mondo, dovete cominciare dal vecchio, se volete rinascere, occorre prima morire.
Una lezione che dobbiamo apprendere come cittadini del mondo, quindi inevitabilmente in quanto “homo sapiens sapiens”.
Quindi non venitemi a dire non ci sono più le mezze stagioni, lasciateci fare, per forza, perché adesso tutto il Mondo è nelle nostre mani.
Ma quale logica?
Dai, ancora? Il solito post sui social network? E basta, vai al mare!
I social network, specialmente in determinate giornate uggiose (sì ci possono essere giornate uggiose anche se apparentemente assolate), sono il terreno fertile per la circolazione di tanti link e citazioni riassuntive della situazione mondiale/nazionale/personale.
Nondimeno sono spesso il primo a buttare qui e lì qualche citazione.
Sapete che ho notato? Una cosa non tanto curiosa alla fine dei conti. Se condivido nel mio Facetrix (Facebook + Matrix) un determinato link, posso dire con abbondante sicurezza quali persone lo approveranno, e quali invece ne dissentiranno chiaramente.
Non sono il tipo al quale piace la musica metal. In realtà non mi piacciono molte cose in questo mondo, a parte le patatine fritte e la coca cola. Però, mettiamo che io pubblichi un link di musica metal. Ho potuto verificare che in questo caso i “mi piace” provenivano da persone al quale piaceva il metal.
E così via con altri tipi di link.
Ora mi rendo conto di non aver scoperto il vapore acqueo: è chiaro che ci troviamo di fronte al meccanismo della domanda e dell’offerta, più semplificato.
Ma il punto è che è diventato tutto così…prevedibile. La vita perde rapidamente sapore. Niente ci sorprenderà più. La rivoluzione inizia dal cambiamento, non dal raro verificarsi del previsto, ma dalla totale imprevedibilità.
Sorprendi te stesso.
Ora, fra i vari link che ho trovato in giro oggi ho raccolto questo:

Per me queste sono 7 stupide follie in quanto:
1: intendi davvero far pace con il tuo passato? Il passato è ciò che siamo ed è un tutt’uno con il presente. E poi come faccio a far pace con il passato se, per dirla con Leopardi, è funesto a chi nasce il dì natale? Non sarà con consigli new-age e bignami della vita che risolverete i vostri problemi.
2: quello che gli altri pensano di me mi riguarda eccome, con determinate conseguenze sociali, politiche e giuridiche.
3: il tempo non guarisce nulla. Qualsiasi male tu abbia, farà male per sempre. C’è soltanto una cosa che guarisce e no, fratello, non si chiama “amore”.
4: se tu sei la ragione della tua felicità, potresti fare a meno di vivere in società.
5: i paragoni aiutano a crescere.
6: pensa. Trova le risposte.
7: sorridi soltanto se possiedi tutti i problemi del mondo.
Spaghetti & Manichei
In Italia ci piace essere un po’ manichei, ci piace individuare dei partiti presi, stabilire dei confini, anche se poi al vaglio di verifiche più approfondite quei confini non hanno senso, o sono piuttosto labili, soggetti a contingenze di sorta.
Così sui banchi di scuola abbiamo appreso la differenza tra destra e sinistra, poi quando siamo andati a votare abbiamo appreso che tutta questa differenza non c’era proprio, o magari i libri di storia dovevano essere aggiornati.
Poi ci hanno assillato con gli exit poll e con i sondaggi: così veniva fuori che al 49% degli italiani piace trascorrere le vacanze al mare, al restante 51% piace invece la montagna, salvo poi non dire che una più vasta percentuale non può permettersi di andare in vacanza viste le condizioni economiche in cui versa o visto che non ha un lavoro dignitoso e non in nero che consenta di definire una pausa, una vacanza.
Ci piace nutrirci ancora di quel “panem et circenses” che ci viene concesso ogni domenica puntuale come l’eucaristia: questo benedetto calcio che altro non è diventato che una vera e propria guerra. Pesano in tal proposito le considerazioni non più tanto fantascientifiche dell’ultimo J. G. Ballard, questi grandi assalti ai centri commerciali, una società del consumo ormai consumata, esasperata ed alienata per la quale stimo non esserci più salvezza.

Un genocidio di massa non sussiste necessariamente in torture fisiche e montagne di cadaveri. Come lo chiamiamo il genocidio delle menti? Come la chiamiamo la frustrazione dei plurilaureati senza lavoro? Come la chiamiamo la perdita della dignità e l’ispessirsi delle differenze tra i ceti sociali nonché di un’ipocrisia sempre più solida, sempre più serpeggiante al punto da farci rimpiangere i “Vinti” di Giovanni Verga o la fermata di Cristo a Eboli?
E come lo chiamiamo l’aumento esponenziale dei suicidi per “motivi economici”?
Tutte queste vittime che respirano, che camminano, che godono di piaceri effimeri non sono forse altrettante comparse di un revival zombie di George Romero?
Non è forse questa l’alba dei morti viventi?
A voi che resistete, barricati nel libero arbitrio delle vostre coscienze, a voi va il mio pensiero, la mia audacia, il mio appoggio incondizionato.
La Resistenza oggi si fa tramite il Pensiero Libero.

Come un Re
Non importa quanto nella vita abbiate davvero chiaro dove volete arrivare. Non ve ne preoccupate, perché un giorno lo saprete. Voi siete destinati a capire perché siete qui. Ma questo destino dovete, per certi versi, volerlo, propinarvelo, bramarlo.
Non sono mai stato uno che si è posto grandi domande riguardo il futuro. Lasciavo piuttosto che il futuro se ne restasse rincantucciato nel suo buio angolino di non-esistenza. Guardavo al Futuro con superiore distacco, con superba e fiera indifferenza.
Io sono sempre stato l’Aquila del Presente, dispiegavo fiero le mie ali e nulla poteva toccarmi, né occhio d’avvoltoio desiderare la mia carogna, né il ghigno delle iene seppellirla.
Ero sicuro di non morire. Le aquile non muoiono: ad un certo punto della loro vita si ritrovano semplicemente a volare in un’immensa distesa di luce, non più cielo, ma pura luce…
Poi un giorno, non ricordo bene come accadde, una corrente o un vuoto d’aria mi fece precipitare come un peso morto sulla terra. Il tonfo, a differenza di come l’avevo immaginato, fu morbido, quasi piacevole, l’impatto si rivelava quasi una perversa necessità.
La necessità di chi mette alla prova se stesso, misurandosi con i propri limiti di fallibilità, ma prima che appresi questo, a lungo vissi sulla morbida terra, ne mangiai i frutti amari, ne capii il secco ripetersi delle stagioni, la precaria armonia di una danza di vita e di morte.
Del tempo è stato necessario per riprendere a volare. Anche solo guardare un punto nel cielo mi spaventava. Poi ci si ricorda di avere un’apertura alare degna di un Re.
E si vola.
…Anche se non è così semplice come sembra. Affatto.

Penso troppo quindi…non sono più
Penso troppo quindi non sono più niente.
La saggezza corre il rischio di convertirsi in stagnante prudenza.
Bisognerebbe cadere nell’estremo opposto non per ristabilire una misura o un equilibrio, ma per pura follia, perché soltanto la pura follia ci farà diventare ciò che siamo.

Se dio fosse stat* donna
Ad un certo punto della mia vita, sono arrivato a chiedermi se dio, nell’immaginazione delle persone, sia da considerare maschio o femmina. Confessiamolo. Dio è sempre stato considerato maschio. Anch’io, quand’ero piccolo, lo disegnavo come maschio. D’altronde, chi altro poteva essere?
Lui poteva. Lui poteva tutto e per questo era maschio. D’altronde il padre, il figlio e lo spirito santo. Non c’era nessuna traccia della parte femminile. Dio era maschio, ma era tutto nello stesso tempo. Ci sono arrivato solo poco tempo fa. Bella scoperta, mi direte. Adesso mi darete anche la pacca sulla spalla.

A un certo punto ho pensato si trattasse di punti di vista, un po’ come le lampadine, se le sviti nell’emisfero boreale devi seguire un verso, viceversa se le sviti nell’emisfero australe. Ecco, dio era diventato la lampadina del mio sesso. Da che parte andava svitato?
Ma se dio fosse stato donna. Che sarebbe successo. Cioè è un quesito che credo non sia proprio corretto, ma mettiamo un attimo che davvero foste convinti che dio dopotutto potesse anche aspirare ad essere donna. I più, subito, mi avrebbero detto “dio non è uomo né donna”. Allora giustificatemi Michelangelo e potremo parlare.
Se dio fosse stato donna, ci sarebbe stata più giustizia. Ne sono estremamente convinto. Ci sarebbe stata più giustizia perché il mondo sarebbe stato alla rovescia. Il mondo è molto più maschilista di quello che pensiamo.

Più giustizia, più ricerca della bellezza, spirito di sacrificio, più giustizia per l’umanità. Più amore. Il dio d’amore è sicuramente donna. Provare l’esistenza di dio sarebbe stata sicuramente più interessante. Almeno ci si fermava per un tè mentre si cercava dio. Si spezzava il pane, certo, in onore di dio, ma poi si sarebbe anche spazzato per terra.
Inoltre ci sarebbero stati i diritti per tutti, non solo dell’uomo.
Limite
Ho come la sensazione che non esista nessun Grande Fratello o Sistema al di fuori di ciò che siamo o vogliamo essere.
L’unico vero limite è dentro di noi.
E il motto non è: “diventa ciò che sei”.
Piuttosto, diventa ciò che vuoi essere.
Oggi mi sento un dio, domani non sto in piedi
Ci sono mattine in cui ho idee rivoluzionarie che, arrivata la sera, non sembrano più così “rivoluzionarie”, anzi sbiadiscono nella nebbia della noia e della routine.
Un attimo prima mi sento imperatore del mondo, l’attimo dopo l’ultimo fra gli ultimi, con la considerazione che probabilmente non sono né l’uno né l’altro, e quindi nessuno.

Alla costante ricerca di un equilibrio sopra la follia.
Canto di Natale
“Devi imparare a star solo.” – così mi ha detto un amico, in un momento di difficoltà. Strana lezione quella che riceviamo dalla solitudine. Impreziosisce ogni attimo della nostra vita, ci ricorda ciò che realmente siamo al di là dei ruoli o delle etichette che ci vengono assegnati di volta in volta.
Ho attraversato infinite solitudini, le ho sfiorate con uno sguardo, le ho percepite in un silenzio troppo disteso fra due comuni parole “Come stai? Bene..grazie.”, le ho trascurate quando sono stato troppo preso dal mio egoismo, le ho amate fino a sentirle mie, fino a riempirle con la mia, di solitudine, nel tentativo supremo, quasi eroico, profondamente umano, di farne una felicità.
Quando a una solitudine se ne aggiunge un’altra, quella solitudine diventa una cara compagna di viaggio, un’amicizia, un patto indelebile. Non è più solitudine, ma solidarietà.
Non essere più soli è l’unico senso di tutta una vita di solitudine.
Le solitudini sono molteplici: c’è la solitudine del secchione così come c’è quella del somaro, la solitudine del timido così come quella del socievole, la solitudine di chi combatte la solitudine e quella di chi invece l’accetta passivamente. Tutte hanno un identico valore: tutte sono un grido immane di dolore.
Ma bisogna imparare e di nuovo imparare ancora, in un continuo apprendimento instancabile, la Solitudine che non ci abbandonerà mai. Bisogna rispettarla, considerarla, conoscerla, assaporarla.
Un giorno ricorderò di non essere stato poi “tanto solo”, quando quel grido sarà un bellissimo canto.








