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Colpevole

Ma che colpa abbiamo noi? – si chiedeva Carlo Verdone.

La verità, invece, è che è soltanto colpa nostra.

Assumersi la colpa, colpevolizzarsi, provare un senso di colpa, non nei confronti di qualcuno, ma nei confronti di noi stessi. Non un senso di vergogna, ma un senso di colpa. Di assunzione matura delle proprie responsabilità.

Ammettere di aver fallito, ammettere che ci eravamo confusi, che eravamo caduti, per colpa nostra.

Non è colpa di nessun altro all’infuori di me.

E so quanto possa essere bruciante la sconfitta, quanto possa essere profondamente deludente perdere tutto perché avevi scommesso tutto, e poi dovere anche ammettere l’errore.

Ma è necessario continuare a cercare un senso alla vita e non darla vinta a quella terribile percezione di sentirsi morti dentro.

Sì, lo ammetto, Vostro Onore, Signori della Corte, io sono colpevole.

Colpevole di aver vissuto, colpevole di essermi illuso contro ogni probabilità di vittoria, colpevole di essere ricascato per l’ennesima volta nel Sogno, colpevole per non essermi mai arreso.

Chiedo l’aggravante della recidiva, e, mi sia testimone l’universo, ho intenzione di continuare ad essere colpevole, fino all’ultimo istante di vita.

Non buttatevi giù

Il suicidio è un atto di egoismo secondo te?

Sì, sei talmente assorto nel tuo dolore che non pensi al dolore che potresti provocare agli altri.

Secondo me non è così. Chi si suicida è tutt’altro che egoista.

Perchè?

Perché è talmente assorto nel proprio dolore che non pensa all’amore che potrebbe ricevere. Rinuncia ad essere al centro della propria vita per sempre. 

Beh, è la stessa cosa, forse.

Non penso, è sempre così difficile giudicare. 

In questo caso penso sia impossibile.

Egoista o no, chi si suicida o chi muore merita rispetto, fosse anche il più malvagio fra i malvagi.

Sì, ma sai…Forse non è questo il punto. Il punto è: vale la pena?

Dimmelo te. Vale la pena?

Secondo me no. Secondo me non ne vale la pena. La vita è così bella, così piena di cose meravigliose e di possibilità…

Perché menti?

Non sto mentendo. Ti sto dicendo che…

Dovresti dirmi che la vita fa schifo. Che magari è degna di essere vissuta, con tutta la sua merda. Ma non venirmi a dire menzogne sul fatto che la vita sia bella.

Ma…

Ma niente. La verità è che nessuno può decidere al posto di qualcun altro quanto sia sopportabile il male di vivere.

La versione di Lordbad (in tutta sincerità)

A te che fra cent’anni leggerai non capisco in che modo questa testimonianza possa rivelarsi preziosa, ma mi piace immaginare che magari anche tu fai parte della mia vita, malgrado non abbia fatto in tempo a vederti per causa dello spazio-tempo e del deterioramento biologico che avrà condotto il mio corpo alla morte.

Tanto per cominciare non sono un ambientalista nel senso che non ho bisogno di un’ideologia ufficializzata per proteggere l’ambiente. Ma mi incazzo se penso che il mio amico getta con indifferenza un fazzoletto dal finestrino. Questa cosa mi manda in bestia.

Non sono molte delle cose che hanno attraversato la generazione precedente: qualunquisti, rivoluzionari e reazionari. Se ho bisogno di pregare, prego, ma non mi accanirò in qualche discorso tra atei e bigotti. Se ho bisogno di ammettere che non c’è nessun dio, lo ammetto senza problemi.

Non mi precipiterò a manifestare o ad indignarmi, è come se qualcuno mi avesse detto a distanza di secoli che non serve a niente. Ma mi precipiterò a dare il mio voto e a fare il mio dovere di cittadino.

Non giustificherò tutti questi fans dello spinello e della droga. Da questo punto di vista sono sempre stato molto rigido, anche rischiando l’emarginazione, perché in fondo ero quello normale, quello che non avvertiva il disagio generazionale al punto da doversi fumare chili d’erba.

Ho sempre seguito la retta via, e a quelli che mi chiamavano “secchione”, rispondo che non è stato facile. Non è mai stato facile per nessuno, certamente.

La scrittura è solo un espediente momentaneo per dare un senso a molte cose che non hanno nessun senso. Vivere un sogno m’interessa poco, ma farlo vivere a molti, questo sì, m’interessa. Ho visto la bellezza della luce su volti in ombra che uscivano dalla caverna, assetati di luce e di verità.

Il perdono non esiste perché possiamo perdonare gli altri, esiste in quanto possiamo essere capaci di perdonare noi stessi dell’incapacità di amare gli altri.

Non ho molte altre conclusioni per il momento. Le considero parziali, ma se dovessi morire, diventerebbero, amara ironia della sorte, straordinariamente definitive.

Scegliere.

Scegliere sempre e comunque: in questo consiste la vita.

Io ho sempre scelto e continuerò a scegliere profondamente convinto delle mie scelte.

Scegli quel che più consideri giusto, scegli le persone alle quali voler bene, scegli il lavoro che ti piace, scegli il sogno da inseguire.

Ti aspetto in spiaggia, sconosciuto lettore. Una grande spiaggia bianca. Sarò il tipo con gli occhiali da sole che sorriderà scegliendo conchiglie. E avrò con me un sogno da regalarti.

Metti su qualcosa, Joe

Joe, amico mio, metti su qualcosa.

Un disco, uno vecchio.

Uno di quelli dove la polvere si è posata.

Uno che può portarmi via, per qualche momento.

Che mi aiuti a dimenticare.

A dimenticare cosa?

Non lo so Joe. Penso che sia una ferita, o più ferite insieme, non lo so più. Che importanza ha ormai? Metti su qualcosa, Joe.

Ragion di Stato (d’animo)

Magari fra duecento o trecento anni apriremo gli archivi di Stato d’animo e tu saprai.

Ma se vuoi, puoi sempre ribellarti, fare una Rivoluzione, scoprirlo adesso.

L’unica rivolta che conta è quella del cuore.

L’unica che converte i morti in vivi.

L’unica rivolta che io farei, per te.

La leggenda della lacrima velenosa

Me lo ricordo quasi come fosse un sogno, ma in quel “quasi” c’è tutto un distacco che riporta alla realtà.
Quando ero piccolo, in un’occasione, per farmi smettere di piangere, qualcuno mi raccontò che la lacrima era velenosa.
Che avrebbe potuto cadere nel bicchiere, e avvelenarmi.
Quindi bisognava stare attenti quando si piangeva. Occorreva piangere con discrezione: è la dose che fa il veleno.
Dopo molto tempo penso di aver sviluppato una certa immunità naturale al veleno della lacrima.
Solo che quando ne cade una, qualcosa dentro si spezza per sempre.
Resta ad un passo perchè mi fa paura quel tuo sorriso, quel tuo paradiso che non è per me. 

E se…fossi una malattia

E se da qualche parte dovessi un giorno incontrarti,

non voglio essere la patologia del tuo passato,

l’armadio delle tue insicurezze,

ti curerò soltanto se sarai sana.

Non con tutte quelle strane ranocchie per la testa che molte hanno,

le loro stupide incertezze nel non buttarsi.

Sono il re del mondo.

Se tu fossi una malattia,

vattelo a cercare da qualche parte il principe azzurro

che ti farà da medico.

A me occorre un’aquila

non ossessionata

dalle ferite del passato come se fosse Matusalemme,

e invece sono solo quattro cretini che l’hanno lasciata

niente di più niente di più niente di più.

Sii sana.

Sì sì, il male di vivere okay.

Ma altre banalità non le tollero.

Vado a comprare le sigarette.

Torno subito, cara.

Niente di che

Niente di importante, niente di urgente.

Niente di che.

Nascere.

Conseguire una serie di funzioni fisiologiche.

Sbagliarsi, indovinare, piccole soddisfazioni.

Conoscere la morte da vicino: un freddo cadavere, una veglia infinita.

Cercare il sole con tutte le proprie forze.

Ciò che conta, dicono, è il percorso.

Incontrare la donna che decidi di amare.

Amarla.

Amarla.

Amarla.

Come uno stupidoscioccoostinatocretino.

Amare ogni centimetro della sua pelle.

Sentirsi come in certe canzoni che prima dicevi che erano banali.

E perdere tutto.

E dover ricominciare.

Per poter raccontare qualche altra cosa.

Ma dentro resta una malattia, una morte, un graffio.

Sentimenti dai quali non ci si redime.

Amarla,amarla,amarla.

Quando il mondo sarà finito, e non ci sarà più nessuno, non ci sarà più nemmeno lei

Tu sarai ancora lì.

In un grande cosmico caos di Nulla

Tu Ami Lei.

E come un dio

la crei, e le crei un mondo,

è la genesi e l’apocalisse

di ogni tuo respiro.

Amarla, oltre l’eternità.

Fino al punto estremo:

tentare di non amarla più.

Da un altro mondo

A Lei

che forse un giorno capirà

Amor Banale

Sai di cosa ho voglia?

Ho voglia di una di quelle storie d’amore banali.

Ma una storia d’amore non è mai banale.

Dai, lasciami libero di giudicare.

Ok,ok. Scusami.

Perché rovini sempre tutto? Perché devi analizzare con il tuo pseudoidealismo presuntuoso?

No, veramente io…

Tu devi stare zitto.

Io sostenevo che una storia d’amore è unica.

Certo, proprio come tutte le altre storie.

Ma…

Ma niente! Sai cosa rovina l’unicità di una storia d’amore? La teoria dell’unicità! Riflettere sulle cose rovina le cose! Scrivere equivale a non vivere.

Non ti seguo più.

Non ti ho detto di seguirmi.

Quindi cosa dicevi…?

Dicevo che ho voglia di una storia d’amore banale.

Banale come?

Banale. Di quelle che una ti rompe i coglioni, e ti chiama, e tu chiami lei. E tutte quelle cose lì, i cioccolatini, le coccole, i litigi, qualche lacrimuccia, andare a letto insieme, e anche da soli.

Ah tutto qui?

Sì, tutto qui. Ma non devi spenderci troppe energie. Devi annoiarti. Annoiarti così tanto che non provi nemmeno gusto a tradirla. Una fottuta storia d’amore senza complicazioni. Una che ti annulla il cervello, alla Grande Fratello. 

Ma io credevo che l’amore…

Credevi male. Vammi a prendere una coca cola.

Ghiaccio e limone?

Senza ghiaccio. Solo limone.

Comunque tu non sei così. Non avrai mai una storia d’amore scontata, lo sai.

Sì, lo so. Fantasticavo. 

Ruba cuori, ruba bandiera, ruba vita

Solo una mi ha rubato il cuore: si chiama Libertà. 

Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, come diceva il protagonista del monologo finale in American Beauty.

Ma non lo sono. Non riesco ad incazzarmi con la Libertà.

C’è sempre qualcosa che desideriamo ci venga rubato per sempre, per essere custodito in mani preziose.

Quando capirai l’esigenza di questo desiderio, allora sarai in grado di amarmi.

Deve far male

Sembra facile, 
invece non lo è quasi mai 
chiudi gli occhi se ami davvero 
non ti dirò segui il sentiero 
sarò, io sarò, luce nel cielo 
quando penserai: “io non ci vedo” 
non lo perderai l’amore vero. 

Hello, Cremonini

Deve far male.

Deve far male quando hai la gamba addormentata e vorresti che restasse così, ma hai anche l’esigenza di alzarti e quindi devi scuoterla, svegliarla.

Deve far male quando hai contratto una malattia e l’unico modo per abbatterla e tornare sani è quella di iniettare antibiotici per via endovenosa, usando le siringhe.

Deve far male quando tiri via i punti che ti hanno tenuto chiusa la ferita ma che hanno permesso che tornasse a rimarginarsi con più facilità, riducendo il rischio di infezioni.

Deve far male quando sei in mezzo alla folla, una folla di conoscenti, di parenti, di amici e nessuno ti ascolta davvero e non vedi altro che deserto intorno a te.

Deve far male quando scagli l’atto d’accusa più prepotente che possa esserci “Quando io ho chiesto aiuto, tu dov’eri?” e misuri un dato di fatto, cioé che il tradimento consiste nell’oblio.

In piedi!

Deve far male quando ti riscatti, quando ti rialzi, quando dici “Non è finita qui”, quando urli che non sei finito, e hai intenzione di fargliela pagare, di fargliela vedere chi sei, anche se non ti reggi in piedi, perché stavolta le hai prese brutte, anche se hai contusioni e lacerazioni, anche se il medico ti ha prescritto un lungo periodo di convalescenza, ma tu sei già lì sul ring, i guantoni li indossi di notte e quando sogni sei sveglio, e combatti.

Deve far male, ma è necessario.

Si vis pacem, para bellum. 

Un miliardo di cose che odio di te

Questo è un modello di lettera base compilabile e modificabile a piacimento da indirizzare al tuo partner che sia un lui o una lei, quando la storia è finita e quella/o stronza/o ha osato prendersi gioco di te che, lo sappiamo entrambi, sei invece adorabile e ineguagliabile, ma non infallibile visto che sei incappata/o in quella cosa o coso che hai tutto il diritto di mandare a ramazzare altri pavimenti. Non cercare la pace interiore. Fai male, colpisci duro, sfogati.

Le cose che odio di te sono così tante che per elencarle tutte Steve Jobs dovrebbe tornare in vita ed inventarsi un dispositivo dalla memoria praticamente infinita, ben oltre il terabyte!

Ma non penso valga la pena disturbare un genio esclusivamente per te.

E non penso nemmeno valga la pena provare ad elencare anche solo le prime dieci cose, così, per selettività. Per amor di classifica.

Sono così tante le cose che odio di te che la lotta per il primo posto sarebbe impari.

E questa non è una favola che come nel film “10 cose che odio di te” poi va tutto bene e liscio, e c’è il lieto fine.

No.

Non voglio nessun lieto fine.

Ti auguro che per ogni cosa che io ho sopportato per causa tua, tu possa un giorno sopportarne il triplo a causa di un altro/a.

Ti auguro di strisciare per terra e di rovinarti l’esistenza per un lui/lei che nemmeno considera la tua esistenza nel mondo.

Ti auguro ogni male possibile.

Bitch*

Con affetto eterno,

……………………………………………(firma, se il mittente del messaggio ne è degna/o)

* per un lui potete usare “pappone”. Ad ogni modo, questa è una lettera per voi, non per lei o lui. Non vi aspettate che produca effetti al di fuori del vostro animo. Però, negli auguri, credeteci. 

L’amore non esiste: andate a farvi fottere

Affermare l’esistenza di dio, malgrado l’inconsistenza ontologica dell’oggetto di studio, non è stato un problema per secoli. Intere religioni e culture non hanno potuto fare a meno dell’idea di dio. L’intero ateismo si basa su “dio”.

Discorso analogo per quel “modo di essere”, “sentimento”, “comelochiamatevoi” che ha influenzato, specialmente nell’ultimo secolo, la costruzione delle “coppie”, e cioè l’amore.

Dell’amore ci parlano i poeti fin dall’antichità, ci cantano i cantanti e ci marciano i blogger, persino quelli di infima categoria (vedi il sottoscritto).

Tutti sapete di cosa parlo. O credete, come me, di saperlo.

Quando una persona è innamorata vive su un altro mondo, i colori diventano sfumature di un monocromo rosa che aleggia su ogni cosa, le parole che escono dalle labbra sembrano uscite direttamente dall’alveare, gli sbalzi d’umore  sono un modello di costruzione per le montagne russe, l’innamorato è sopra la montagna russa, e non si rende conto che il giro prima o poi finirà e che ha pagato il biglietto per farlo: perché è stato appena fregato alla grande dal parco giochi della vita.

Quando prendete il pacchetto “rapporti umani” in omaggio danno la “sofferenza“: e l’omaggio mica potete rifiutarlo. Anzi di solito è la parte che resta, quando avete “consumato” il pacchetto. Così alla fine vi ritrovate con una caterva di omaggi. Bella fregatura.

Soffrire è l’unica cosa gratuita di questa vita: fatevene una ragione. Anzi no, meglio non ragionarci troppo sopra, giacché ragionare o pensare troppo è una sofferenza (e lo dice la Bibbia che la conoscenza aumenta il dolore!)

Ora io non so chi sia il proprietario di questo parcogiochi: se dovessi incontrarlo lo prenderei a pedate nel culo talmente tante volte che per lui la famosa espressione “avere culo” diventerebbe indice di sofferenze medievali e tribali tribolazioni.

Però so chi ci lavora in questa enorme sala degli specchi: illusionisti ed illusioniste pronti ad illudervi, perché voi siete pronti a farvi illudere.

È tutto inutile. Non innamoratevi, non cadete nella trappola. Direte: malgrado tutto ne vale la pena. Se avete in qualche modo apportato un miglioramento/incremento intellettivo o materiale alla qualità della vostra vita, allora ne sarà valsa la pena. Ma la maggior parte delle volte (tutte le volte) non va così.

Finirete per rimetterci tempo ed energie.

Se poi addirittura pensate che l’altro o l’altra sia innamorato di voi per chissà quale freccia del destino scagliata da Cupido vi sbagliate.

Eh sì, perché questo non è solo un modo per dire che l’amore non esiste, ma esiste un gran fraintendimento fra uomini e donne.

Noi da una parte pensiamo che la donna vada conquistata con l’amore, loro da una parte pensano che l’uomo vada conquistato con l’amore.

Non è vero. Ciò che l’uomo pensa veramente è questo: vuoi conquistarmi? Fammi vedere quanto sei brava a letto. Ciò che la donna pensa veramente: vuoi conquistarmi? Scordatelo, ma comunque fammi vedere quanto sei bravo. In un miliardo di cose.

C’è una selezione di base. Aggiungo, con un certo orgoglioso maschilismo empirico: gli uomini si innamorano, le donne selezionano.

Selezionano: bellezza, soldi, intelligenza. Di solito quest’ultima è un accessorio. C’è una tabella di valori complicatissima che consente loro di effettuare calcoli matematici degni della NASA, e noi siamo solo povere cavie da laboratorio. Il topo vincente non sa ancora a cosa sta andando incontro.

Io, Julian Assange e Michael Jackson siamo gli unici in possesso di questa tabella, ma per ragioni di vita o di morte, non possiamo rivelarla al mondo.

Se credete ancora nell’amore siete degli idioti.

Se ci credo? Io…non ve lo dico.

Fate il vostro gioco.

Legal Reality

La droga va legalizzata – maggio 2011, la Commissione ONU pronta a passare al vaglio una nuova politica non più repressiva, ma di legalizzazione della droga (?)

Chi legalizza il Sistema?

Penso che ci sia un limite, un confine sottile, invisibile, che cambia per ognuno di noi. Superato quel limite gli altri cessano di esistere, perché noi cessiamo di esistere per gli altri. Perché abbiamo catturato la solitudine e la stiamo uccidendo a dosi di consapevolezza. Più sappiamo che siamo soli, più la solitudine muore, non ha più importanza. Perché è l’importanza che si dà alla realtà a determinare la realtà. Gli altri sono il frutto della nostra mente.

Chocolate Addicted!

Se l’inferno sono gli altri (cit. Sartre) allora noi abbiamo il dovere umano di difenderci. Non si tratta di un diritto, ma di un dovere che pertanto non può ma deve essere esercitato, più corretto dire “adempiuto” nei confronti di noi stessi. Questa difesa si eleva al di sopra di qualsiasi altra ragione al mondo, al di sopra di ogni crimine e al di sopra di ogni merito, in quanto essa debilita la giustificazione dell’essere giudicato e pone l’uomo di fronte a sé stesso. Se l’uomo è solo ed è giudice di sé stesso, il giudizio perde valore. Quell’uomo si sanzionerebbe? Si assolverebbe? Quell’uomo, in verità, non avrà nemmeno bisogno di un processo a proprio carico. Il giudizio sarebbe la sintesi del ripercuotersi delle proprie azioni entro i limiti della propria solitudine.
Ma questo genere di equazione rischia di fermarsi al primo grado, consegnandoci una sola incognita. Il dubbio che il discorso sia più complesso sottende un numero potenzialmente infinito di incognite ci spinge a fare altre domande. O meglio la domanda: quali sarebbero gli effetti pratici di questa fuga dal reale?

Tutto questo l’ho scritto qualche giorno fa, sull’onda di uno stato spleen. Calava la sera sull’anima, il corpo lasciato a nudo rivelava ferite inesplorate. Non ci curiamo del tempo che passa, malgrado passi. Le domande percuotono ogni respiro. Risposte non se ne trovano, se non a prezzi stracciati. Paghi due domande, prendi tre risposte. Ma non ti saranno sufficienti, e alla fine del mese sarai di nuovo davanti al negozio delle grandi verità, in cerca dell’ultima rivelazione.

Come farò ad ammettere a me stesso e al mondo che ho paura? Quale Cristo redentore scenderà per me dalla croce della Storia?

Con tutto il sangue andato a male
E poi di colpo questo andare bene – Liga

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