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Komandamenti a Kaso

 

Komandamento numero 3 (gli altri due possiamo saltarli, che tanto non li chiedono mai all’esame): Se ti trovi alle ultime file di un concerto, non pogare.

4: Facebook è una malattia, ammalarsi ogni tanto fa bene aiuta a sviluppare le difese immunitarie, ma ogni tanto!

5: la gente non si droga più come una volta perché è diventata choosy, allora tu scegli di dipendere soltanto da te stesso

6: se oggi ti girano i coglioni, approfittane: fatti un frullato

7: se sei napoletano ma lavori al nord, non lasciare che ti chiamino EXPOsito!

8: quando ti fai una doccia, guardati, sei un’opera d’arte e puoi ammirarti gratis. Digli questo a chi vuole riformare i Musei!

9: vai alle assemblee di condominio e dì che hai peccato, che nel tuo appartamento c’è un albero di mele per farci passare in mezzo la tav!

10: questo dovrebbe essere il gran finale, ma io ti dico: sii il tuo inizio. E non finire.

 

Metafisica dello squilletto

Se, per dirla con Stefano Benni, “la vita del puntuale è un inferno di solitudini immeritate“, allora è anche vero che la vita di chi telefona spesso è un inferno di chiamate effettuate e non corrisposte.

Ma alle volte anche queste chiamate lunghe un’eternità di squilli, finiscono per convertirsi dall’altra parte, sull’altro telefono cellulare, in un avviso di “chiamata non risposta”, quasi che sia una sorta di rimprovero.

Tentiamo però un’analisi metafisica dello “squilletto” che, prima delle offerte delle compagnie telefoniche riguardo la messaggistica breve (sms), è stato per tempo, e lo è ancora oggi, un simbolo dai mille significati.

D’altronde è la stessa scienza della comunicazione che ci insegna come il “silenzio”, a seconda dei contesti comunicativi, dei momenti, delle culture, può essere interpretato in svariati modi. Addentriamoci dunque nell’antropologia metafisica dello squilletto, facendone, proprio come richiede il metodo accademico, una classificazione per casi.

1. Lo squilletto del frustrato

Sotto questa prima categoria sono identificabili tutti quegli squilletti originati da una chiamata, spesso ripetuta più volte, all’indirizzo del destinatario. Di solito il destinatario della chiamata si trova in circostanze nelle quali gli è impedito di rispondere con immediatezza. Ciò provoca stati d’ansia e frustrazioni nel soggetto mittente, il quale impreca più volte nella varie lingue conosciute. Gli antropologi hanno spesso notato che questo tipo è rilevabile in percentuali maggiori nella fascia di destinatari che pur possedendo un telefono cellulare si comportano come se non l’avessero. Una curiosità: molti sostengono che il messaggio della Rousseau nel telefilm Lost non sia altro che un disperato tentativo di lasciare messaggi in segreteria, dopo gli squilli andati a vuoto.

2. Lo squilletto malizioso

Questo è un caso di squilletto tra i più frequenti. In questo caso il mittente è solito operare appositamente il cosiddetto “squilletto” all’indirizzo del ricevente per “controllare che l’altro telefono sia acceso”. Sembra che ciò sia più che sufficiente ad autorizzarlo a pensare maliziosamente che l’altro non voglia rispondere ai suoi messaggi o alle sue chiamate, di proposito, e non per cause di vis maior. Infatti, solitamente, questo tipo di squilletti sono effettuati, dopo uno o due sms ai quali non si è ricevuto risposta. La frase più comune del soggetto mittente è “Ah, lo/la stronzo/a ha il telefono acceso e neanche risponde.” Le statistiche rivelano che dall’altra parte c’è effettivamente, nel 75% dei casi, uno stronzo/a che non vi filerà di pezza.

3. Lo squilletto t.p./t.v.b., ossia “ti penso”

Questa terza categoria è l’esatto opposto della precedente, nelle finalità con le quali lo squilletto viene inoltrato. Di solito almeno uno dei due soggetti (mittente/ricevente, che è possibile anche definire squillatore/squillato) è innamorato (non necessariamente entrambi, e non necessariamente l’uno dell’altro). In questo caso lo squillo è interpretabile come un “ti penso”, “ti voglio bene”, “ti sto pensando in questo momento”. Molti si sono specializzati in “squillatori” professionisti che altrove (vedi il codice penale) sono definiti anche “stalker”. Questi soggetti scandiscono la propria giornata sulla tempistica prestabilita dello squillo o degli squilli da effettuare. Ma non sempre c’è da fidarsi: è il caso di Gustava Ilgelato, una signora che era solita effettuare squilli al proprio marito solo quando si trovava a letto con altri uomini. Insomma, non sono tutti squilli quelli che drillano.

Cosa c’è dietro uno squilletto

4. Lo squilletto anonimo

C’è una fascia anomala di squillatori che preferisce fare squilli all’indirizzo dello squillato, nascondendo l’identificazione del chiamante. Sotto questa categoria si raggruppano diverse tipologie di mittenti: dal fidanzato/a geloso/a al seriale killer professionista, ma anche amatoriale. Gli evasori fiscali ricevono squilletti anonimi dalla Guardia di Finanza: il tenente riattacca subito prima che l’altro risponda e ride insieme ai suoi colleghi.

5. Lo squilletto pattuito

C’è poi questa categoria che ha preso piede insieme alla crisi economica. Per risparmiare sui messaggi o sui costi delle chiamate, mittente e ricevente concordano prima il significato dello squillo. Questo va da “fammi uno squillo quando sei sotto casa mia” a “Fammi uno squillo appena fai partire i missili cruise”. Tuttavia, più frequentemente di quanto si pensi, i patti non sono rispettati, e così la storia è colma di squilli travisati i mai arrivati. La vera origine della seconda guerra mondiale sarebbe infatti da ricercare, secondo affermati storici, in uno squillo male interpretato di Hitler all’Ambasciata francese. L’ambasciatore francese aveva concordato soltanto “Adolf, fammi uno squillo quando le Sacher sono fuori dal forno.” Ma Adolf aveva in mente un altro tipo di forni.

6. Lo squilletto mai ricevuto

Così come la comunicazione oltre al detto studia il non-detto, è necessario annoverare nella tipologia dello squilletto, il caso di quello mai ricevuto, in quanto mai effettuato. Spesso lo pseudo-mittente dello squillo è solito dire “Ti ho fatto cinque squilli per avvisarti, possibile tu non li abbia ricevuti?” Lo pseudo-destinatario, che raramente mette in dubbio la parola dell’altro (cinque squilli, mica uno!), replica “Non li ho visti!”. E poi passa il resto della giornata a prendersela con gli operatori telefonici o con la casa produttrice del suo telefono. Conosco un tale che è arrivato a cambiare più telefoni prima di capire che non riceveva mai squilli. D’altronde questa categoria presenta un’altra faccia della medaglia: è il caso di tutti quei soggetti che aspettano da una vita lo squilletto che cambierà la loro esistenza. Molti fra questi sono stati ritrovati morti o in fin di vita con il telefono in mano.

7. Lo squilletto matriciano

Questa categoria è l’italica corrispondenza del celebre film “Matrix”. Da quando le squillo e gli squilletti si sono infiltrati nella politica italiana, è diventato sempre più difficile non cedere il passo a facili derive populistiche. Così, proprio come nel film, ci ritroviamo a immaginare questi palazzi del potere colmi di telefoni che squillano, un’interminabile filiera di squilli, mentre loro…sono in trattoria a mangiare l’amatriciana. Squilletto blu o squilletto rosso? Non ha importanza: la verità non sta in uno squilletto, ma nelle intercettazioni.

Gli antropologi stanno studiando molti altri tipi di squilletto, quindi l’elencazione non è del tutto terminata. Quando ci saranno aggiornamenti, non temete, vi faccio uno squilletto. 

Curriculum Amoris (solo i banchieri si innamorano)

Dunque, amici e, perché no, nemici, partiamo da un dato di fatto: il lavoro e l’amore ti vengono a cercare soltanto quando hai già entrambi.

Anzi, più è ben stipendiato il lavoro che avete, più il vostro amore vi rende sereno e felice, maggiormente le opportunità nuove sull’uno e sull’altro fronte si dispiegheranno con sovrana leggiadria e mirabile concupiscenza sulla vostra strada. La gloria, da un certo punto in avanti, non può che aumentare, somigliando essa più a una bestia senza controllo che altro.

Perciò molti saranno sempre in debito con l’amore semmai dovesse arrivare: partono con un dato di economia finanziaria per tentare di sostituire i titoli e le azioni con beni più materiali, appartenenti all’economia reale.

In un sistema dove i meccanismi sono principalmente questi, si va a costituire una casta del lavoro e dell’amore. E gli altri, fuori dalla casta, restano castrati. Se fossero dentro sarebbero incastrati…

D’altronde una volta che l’amore è Fiorito, tutto l’universo e la giunta regionale è felice.

Quindi si può sempre seguire la via del suonatore Jones: non al denaro, né all’amore, né al cielo…

Chissà se lo stesso discorso possa applicarsi anche alla fede.

Comunque non temete: ogni tanto il sistema si rinnova e un disoccupato diventa lavoratore, un cuore in affanno trova pace. Tutto sta a presentare il Curriculum giusto. Se proprio non avete mai lavorato o non vi siete mai innamorati, potete sempre dire che avete fatto l’università italiana.

Chissà come la prende la Fornero. Chissà se, almeno in amore, potremmo invece prenderci il diritto di essere “choosy”. O il fardello.

In ogni caso, ogni giorno è un giorno buono per rischiare. In borsa.

La Rivoluzione Ruttista

Lo spread è un soltanto un rutto

Dire che il ruttismo è nato con la rivoluzione ruttista, sarebbe come dire che prima di Gesù non c’era un senso religioso. Questo era ciò che intendeva Kuntakinte quando disse che “La religione è il rutto dei popoli”.Quindi quando è nato il ruttismo? Prima di definire il movimento ruttista, dovremo porci il problema del rutto. Da sempre l’uomo ha cercato di dare un senso ai grandi misteri della vita. Respirando l’odore di certe caverne abitate dagli uomini primitivi, gli scienziati sono riusciti a stabilire la datazione di antichissimi rutti.

La comunicazione tramite il rutto si rivelò poi determinante nello sviluppo delle società civili. Dal mito universale del Grande Ruttatore che creò l’Universo alla spiegazione scientifica del Grande Rutto, possiamo vedere più fattori che coincidono anziché collimare. In fondo si tratta di due diverse visioni della vita: da una parte quella mistica “Egli li creò ruttatori, a sua immagine e somiglianza”, dall’altra quella più scientifica “Il Grande Rutto da cui originò la materia gassosa che ha dato vita all’universo per come oggi lo conosciamo”.

La rivoluzione ruttista, dal canto suo, non fa altro che liberalizzare il rutto, rendendolo da sacro un concetto comune per tutti. I famosi motti “Rutto libero” “Più rutti per tutti” e “Il rutto al potere” rimarranno sempre impressi nella storia moderna. Quella generazione, la generazione del rutto, i figli dei rutti, ha cambiato la storia della comunicazione, nel bene e nel male. Se oggi possiamo rispondere al telefono ruttando, è grazie a loro.

Se oggi possiamo fare rutti in pubblico (fino al 1968 era vietato: ricordiamo anche l’epoca del proibizionismo negli anni ’20, in cui erano applicate sanzioni severissime per i ruttatori clandestini, il mercato del rutto nero) di ogni genere, e se conosciamo perfino i cosiddetti rutti silenti, o trasparenti, è grazie alla rivoluzione ruttista, che ha riportato al centro del discorso civile la questione ruttista.

Certo, a una dettagliata analisi, la rivoluzione, come tutti i grandi moti, ha comportato anche dei fallimenti: molti ruttatori sono diventati schiavi del sistema, il rutto è diventato perfino un sintomatico simbolo fisico tipicamente conformista. In un mondo dove tutti sono liberi di ruttare, il rutto ha ancora un senso? Questa è la sfida del nuovo secolo: ridare al rutto quella dignità originaria a fondamento dell’umanità tutta. Ce la faremo? Non possiamo saperlo, ma ciò che possiamo fare è un ruttino al giorno. Con moderazione, senza esagerare i toni del discorso e del problema. Ruttatori, lo sappiamo, si diventa.

Fonti ruttografiche:

- Fenomenologia epistemologica della peristalsi aerobica, De Ruptis A.

- Dal rutto al rotto: etimologia della rivoluzione, De Paperinis

- Ruttismo ed evoluzione dell’uomo, Darwin Charles

Favoletta regionale

È fiorito un giardino

Ma dopo la tormenta

Venuta dai monti

Non sono rimaste altro

Che le macerie e le polverini

Sottili.

Il Maschio Ribelle

Un grazie al Duca 

per aver ispirato inconsapevolmente

questo post

È arrivato il momento di dire “basta” alla ferocia di questa società matriarcale sempre più onnipresente ed espansiva.

Finalmente anche noi uomini possiamo far sentire la nostra voce e guardare le donne da pari a pari!

Ribadiamo il nostro diritto ad indossare reggiseni e gonnelle. Non capiamo infatti perché il femminismo abbia conquistato il diritto a vestirsi con i pantaloni, mentre invece il genere maschile è stato costretto a restare indietro di mille anni rispetto alla donna.

Rivoltosi durante una manifestazione maschilista.

Uomini!!! Ribelliamoci ai corpetti troppo stetti nei quali tengono incatenati i nostri diritti e conquistiamo la nostra libertà!

Chiediamo quote azzurre in un parlamento dove di uomini finora se ne sono visti ben pochi!

Chiediamo che la scienza ci venga in soccorso, e sia finalmente riconosciuta la legge in base alla quale anche noi possiamo avere il nostro bramato mestruo anale, privo però delle relative paturnie!

Giù le mani dal pene, donne!

Mai più violenze sugli uomini costretti a ore e ore di shopping natalizio, pasquale e pre-ferragostano!

Riprendiamoci la nostra libertà! E seguiamo l’esempio di Schwarzenegger, pioniere del nuovo maschilismo!

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