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Hamtaro Corporations United

Non che a nessuno possa importare qualcosa, ma vi volevo parlare della morte di un roditore: Hamtaro.
Non lo dico solo per la gioia dei bambini italiani, che in fondo amavano Hamtaro solo perché Cristina D’Avena cantava la sigla, ma anche per tutti gli aspiranti futuri padroni di criceti.

In fondo, Hamtaro ha fatto la stessa fine dell’Uomo Ragno. In un certo momento nessuno ne parla più e i criceti neanche sono più di moda. Tra l’altro, penso, i criceti si siano anche stufati di stare a correre in quella stupida ruota tutto il giorno. In fondo è pur giusto che Hamtaro si sia suicidato. Era tremendamente ossessionato dal fatto di essere preso ad esempio dagli umani.

In realtà ho scherzato finora.

Hamtaro non è morto, ma come tutte le altre cose è stato predetto dai Maya. Forse anche i Maya avevano particolari rapporti con i roditori, ma sicuramente non avevano gli stessi problemi psichici di chi dà alla propria sposa il nomignolo Hamtaro.

C’è invece chi immediatamente ha tirato fuori la storia di “Fa’ uscire il tuo criceto interiore. Lo Spirito Criceto è immortale”.

A dirla tutta l’ultima stagione di Hamtaro si chiude con “Matrimonio” e, se la memoria non mi inganna, “matrimonio” era anche il titolo dell’ultima puntata della prima stagione di Goku.
Insomma sembra che il matrimonio ponga fine alle speranze della vita selvaggia dei criceti.

“Hamtaro: piccoli criceti, grandi avventure”: poi si sposano e fine dell’avventura. Insomma, perché non venite a raccontarci cosa succede dopo il matrimonio? Cosa c’è dopo il “si sposarono e vissero per sempre felici e contenti?” Immagino Hamtaro stravaccato sul divano, con una birra in mano che ha appena tradito la sua donna-criceto con un suo amico.

Un Hamtaro gay, impegnato per di più nella lotta per il riconoscimento del matrimonio dei gay. Il Pontefice però si è dimostrato contrario, se infatti i criceti maschi si sposassero con i maschi e le femmine con le femmine, chi di loro girerebbe più nella Sacra Romana Rota?

In cricetum, veritas.

Miracolo all’italiana

Chissà se quando Gesù moltiplicò i pani e i pesci si preoccupò anche del contenuto calorico delgi alimenti moltiplicati! Scelse di moltiplicare i panini all’olio o solo quelli di farina e grano? E i pesci? Servì una impepata di cozze, una frittura di calamari, o una più semplice sogliola con aglio e prezzemolo? Di sicuro al tempo non c’erano i dietologi né i fissati con le diete. E poi ve lo immaginate Giuseppe che, chiusa la bottega di falegname, si metteva a fare jogging, magari al parco degli olivi?

O l’arcangelo Gabriele che per l’annunciazione avrebbe mandato un sms o un tweet? E i re Magi? Sarebbero arrivati sicuramente prima di tutti, con tre limousine, e con tanto di tomtom “Per Betlemme svoltare a destra, dopo cinquecento metri siete arrivati.”
A Giuda invece avrebbero mandato tanto di avviso di garanzia per essersi comprato le partite del Campionato. Avrebbe dovuto scommettere sul vincente invece! Lo avevano dato tutti per morto, e invece lui che fa? Ecco che ti risorge e si proclama nuovamente e definitivamente il Messia, fondando un nuovo partito…Ah, no scusate questa è tutta un’altra storia!

Evolution! Evolution!

Non dobbiamo fare nessuna Rivoluzione.

Noi dobbiamo fare l’ Evoluzione.

E stavolta facciamo in modo che Darwin non finisca sulle magliette.

Ssssh!!! Evolution is coming!

 

Tu vivi

TU VIVI!!!

Tranquillo, era solo un merluzzo, d’aprile.

Neoateismo

Devo dire che non c’è poi molto gusto nell’affrontare oggi un dibattito con un ateo avente come fulcro della questione l’esistenza di Dio. Questo non perché l’argomento sia passato di moda: non è proprio uno di quei temi che “vanno di moda”: è piuttosto di quelle domande ultime sulle quali la filosofia si è a lungo interrogata.

Ma questa ultima generazione di atei (neoatei li chiameremo) è spesso priva degli strumenti filosofici, teologici, culturali, di valore, con i quali affrontare un tema così delicato, thema dalla portata vasta, giacché si scontra con le radici antropologiche di ciascuno, nonché in grado di toccare diversi gradi di sensibilità.

Quando si affrontano “domande ultime”, quando si entra nell’ambito escatologico, lo si deve sempre fare in punta di piedi, con umiltà, ma anche con curiosità ed apertura mentale.

Questo senso della curiosità viene però meno se dall’altra parte del tavolo c’è un interlocutore che ha eretto feudi mentali ai quali non è possibile accedere con gli strumenti della logica e del dialogo.

Dal momento che il dialogo presuppone uno scambio di opinioni, un confronto tra misure (ed anche una misura del confronto che sia la più ampia possibile), i protagonisti della comunicazione devono essere leali prima che tra loro con se stessi.

Se il fine dello scambio di idee non è un incontro, ma uno scontro, allora è inevitabile che ad uscirne perdenti saranno tutti i punti di vista in gioco.

Per entrare nel merito della questione, il neo ateo è, per me, abbastanza rude e rozzo nella trattazione di una tematica così forte, così complessa, con i suoi annessi e connessi.

Insomma non si può contrapporre un muro basato su prove scientifiche, anzi su non-prove. Mentre nel processo il fatto non sussiste per mancanza di prove, qui per assurdo sussiste l’inesistenza di dio per lo stesso motivo.

Ma dall’assenza non si può dedurre un’altra assenza, da una negazione non può necessariamente derivare un’altra negazione. Quando gli strumenti della ragione diventano le corte spade di un combattimento senza vincitori né vinti, allora non è con la ragione che stiamo supponendo teorie, ma con l’assurdo, con l’assenza di ragione. E come può (di nuovo) l’assenza portare a un ragionamento? Dal vuoto non può derivare il pieno. Mi si dirà che se riempio un bicchiere vuoto, allora esso diventa pieno. In verità non è quel vuoto che ha generato il pieno. Il pieno, l’esistente, deriva da altro esistente oppure si può ammettere che derivi da sé, che esista da sempre e per sempre. Il vuoto è vuoto, è horror vacui, è…mancanza di pieno, è teoria della relatività pronta a cedere.

Vecchio assioma logico quello per il quale chiaramente l’ateo non sarebbe altro che un dipendente dall’idea di dio. Per negare l’esistenza di un qualcosa se ne deve in qualche modo comprovare l’esistenza, inquadrare il soggetto in un ragionamento logico che gli dia un nome. E da quando assegniamo nomi a caso?

Se si ammette che il nome è la cosa, e la cosa è il nome, allora è inscindibile il rapporto tra esistente ed idea dell’esistente. Ma qui ci stiamo incamminando su altre strade. Abbiamo già aperto la breccia a un dibattito. Un neoateo si sarebbe tappato le orecchie e avrebbe urlato che due più due fa quattro, ignaro (volutamente?) che nessuno parlava di addizioni, ma di un’equazione, di un’incognita (mi si consenta di giocare con qualche termine matematico) più complessa.

Non da ultimo l’atteggiamento è sempre criticabile e non approvabile quando è segno di una clausura mentale che non vede al di là della siepe che il guardo esclude.

L’infinito è per tutti, ma pochi osano avventurarvisi.

Il mio pesce rosso si chiama Orazio

“Vi chiedo di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di plasmare la vostra vita, non alla mainera del Dalai Lama o di Gesù – per quanto ritenga che sarebbero senz’altro di aiuto- ma come qualcosa di un po’ più terra terra: come il Carassius auratus auratus, volgarmente noto come pesce rosso comune”.

Questo titolo forse non significa assolutamente nulla e nel gioco metafisico delle cose non cambierà nulla (magari mi direte che Orazio sia un nome da filosofo e non sia degno dell’abitante silenzioso di casa). Continuerete a dimenticare le chiavi dove le avete appena lasciate, chiamerete il vostro cellulare perché l’avete buttato sotto decine di libri, dato che non lo riuscite a ritrovare. Ritornerete nello stesso modo indietro per controllare se l’auto è aperta o chiusa. E, come sciagurati, dimenticherete di cambiare l’acqua al vostro pesce rosso.

Il vostro pesce rosso lo state in realtà allenando alla sfida che avete perso: quella di godere il presente. Ecco perché se fossimo pesci rossi riusciremmo a raggiungere la piena realizzazione di noi stessi. La vaschetta non ci basterebbe più.

“Se vivrete come i pesci rossi potrete sopravvivere alle situazioni più sfavorevoli e negative. Potrete superare avversità che manderanno i vostri compagni – il guppy, il pesce neon – pancia all’aria alle prime avvisaglie. Una rivista pubblicata dall’Associazione Americana Pesci Rossi segnala un episodio davvero increscioso: una sadica bambina di cinque anni aveva scagliato il suo pesce rosso sul suo tappeto e lo aveva calpestato, non una volta ma due volte: per fortuna si trattava di un tappeto a pelo lungo e così il tacco non aveva schiacciato completamente il povero esserino. Dopo trenta  strazianti secondi lo aveva ributtato nell’acquario. Il pesce sopravvisse per altri quarantasette anni”

Senza parole, solo sopportazione: e grandezza celata. Il pesce rosso è dotato di uno spirito di adattamento illimitato che si manifesta subito, nell’immediato. Vasca grande? Pesce grande. Acquario piccolo? Pesce piccolo. Si fanno vendere e prendere dai bambini piccoli, si fanno mettere dentro i sacchetti trasparenti di plastica dopo aver beccato l’obiettivo alle giostre almeno 3 volte. Subiscono, ma rimangono se stessi. Sono dei soldati. Hanno compreso il male del mondo e per questo sono senza parola. La sprecherebbero, se parlassero, ad un mondo che non ha mai voluto ascoltarli.

Il mio pesce rosso ha capito che è un pesce grosso

“La cosa più incredibile dei pesci rossi, tuttavia, è la loro memoria. Tutti li compiangono per la caratteristica di ricordare solo gli ultimi tre secondi ma, in effetti, essere così saldamente legati al presente è un dono. Sono liberi.”

Si fanno barba dei nostri acquari, del nostro mondo. I pesci rossi sono dei puri edonisti. Distruggono continuamente il passato per rifare il loro presente. 3 secondi la volta.

“Che meraviglia sapere che la tua Età dell’oro non era quarant’anni fa, quando avevi ancora tutti i capelli, ma appena tre secondi fa e , dunque, con ogni probabilità , ancora in corso, in questo preciso istante”.

“E anche in questo istante” Altri tre secondi “E anche in questo istante”

Il pesce rosso ci ricorda che non abbiamo il controllo sulle creature. È un solitario, non ama  i ghirigori. Va all’essenza diretta della vita. Niente fronzoli, niente pensieri. Dategli 3 secondi. S’affaccia direttamente dall’oblò della sua vaschetta al centro della vita.

PS: Tutte le citazioni derivano dal libro “Teoria e pratica di ogni cosa” di Marisha Pessl.

Parola di prostituta.

Siamo lieti di inaugurare, o forse è meglio dire “sono lieto” di inaugurare, visto l’estremo pudore che contraddistingue il resto della ciurma che io considero degli ottimi marinai, seppur da vasca da bagno, lontani dall’essere, come me, degli autentici pirati d’acqua salata;  certo, loro a differenza di me ben sanno cosa vuol dire tracciare e seguire una rotta, si divertono a sturare pensieri tirando via il tappo della prevenzione “intellettuale”, ma ognuno è chiamato al mondo per una ragione ben precisa, e la mia è alquanto incerta; in ogni modo, credo che questa nuova sezione farà contenti loro e molti fan del blog. Me compreso.

La  sezione di cui parliamo si chiama “Sottocoperta”, e conterrà post che parleranno di erotismo e pornografia.

Voglio dare il via a questa sezione con un’intervista fatta ad una prostituta, o meglio una chiacchierata, che prima di essere definita tale, è una cara amica. E soprattutto, una donna.

 

Non perdiamo tempo, tiriamo un cazzotto allo sterno di chi ci leggerà: ti piace scopare?

Sì. Mi è sempre piaciuto. Come piace a tutti, del resto. Non facciamo gli ipocriti. Si ucciderebbe, per il piacere.

E c’è una differenza tra scopare e prostituirsi, secondo te?

La differenza è palese. Il sesso è il comune denominatore. Se lo fai per “beneficenza” stai scopando. E sei anche contenta, il più delle volte. O almeno dovresti. Altrimenti sei un/una fuori di testa. Se lo fai con altri scopi, qualunque essi siano, allora ti sta prostituendo.

C’è una linea sottile che separa le due sfere, tutto sta nell’intenzione, è possibile?

Certamente. E’ tutta lì, la vita è sempre un’intenzione sbagliata. E poi sai cosa penso?

Cosa?

Penso che la gente giudica soltanto. Non sai quante si prostituiscono senza stare sulla strada. Senza farsi pagare. Ma la maggior parte non vede quelle persone. Ognuno di noi si prostituisce a modo proprio.

C’è, secondo te, un malessere, o meglio una solitudine di fondo in tutto ciò?

Sta tutto nella solitudine. E’ tutta colpa della solitudine che ci portiamo dentro, anche quando stiamo insieme.

Da quanto tempo fai questo lavoro, se così lo si può chiamare?

Chiamalo come desideri, tesoro. Il nocciolo è sempre quello. Scopare. Poi se mi arricchisco facendolo è un’altra questione. Ormai sono tre anni. Ma sto per smettere.

Cosa vuoi dire? Ti sei stufata?

Sì. C’è una parte di me che si è stufata. All’inizio per me era una trasgressione. Poi, ci si abitua anche a quel limite che si vuole superare. L’emozione è un cane in catena, ma senza la catena. Non so se mi hai capita. Mi divertivo. Volevo provare qualcosa di nuovo. Quando ho capito che potevo andare oltre, ho cominciato a farlo diventare un lavoro a tempo pieno. Poi ci si abitua a fare anche la prostituta. Tutto diventa uguale, quella che prima vivevi come una trasgressione, ripeto, oggi lo vivo come se stessi facendo un lavoro qualsiasi.

Ti permette di vivere bene?

Tesoro, eppure dovresti saperlo… al mese guadagno più di tuo padre in un anno.

Adesso non dire così, che altrimenti pensano…

Che abbiamo scopato? Ahah! State tranquilli, con lui è sempre stato gratis.

Sì! Ma le ripetizioni sono sempre state gratis, precisiamo.

Certo! Perché, pensi che qualcuno aveva capito qualcos’altro? (sorride). Sì. Ti ho dato ripetizioni di latino per quanto, due anni?

Più o meno.

Chi leggerà, penserà che sia tutta una messa in scena, ed invece…  la vita è così. E’ strana. Sono laureata in Filosofia. Una mignotta laureata in filosofia, non se ne trovano molte in giro. E crea delle alchimie bizzarre, sai? Anche con i miei clienti, ne capita qualcuno un po’ più curioso, e quando gli dico che sono laureata spalanca la bocca. Ne ricordo uno, un po’ perverso devo dire, che mi chiese di leggergli qualche passo di un filosofo, a caso, mentre mi penetrava da dietro.

E tu?

Gli ripetevo “panta rei”. Lui non capiva. Solo mentre se ne veniva su una chiappa ha voluto sapere cosa significasse.

Se non ti conoscessi direi che sia la tua filosofia di vita: tutto scorre.

Ogni notte, quando torno a casa, me lo ripeto. E me lo ripeto più forte quando faccio sesso con i miei clienti. Per quanto mi piaccia, è bene ricordarselo.

Cos’è che in fondo ti piace?

Dire che mi piace godere lo trovo banale. Mi piace vedere il volto degli uomini che mi faccio cambiare d’espressione. Mi piace osservare come delle apparenti persone perbene diventino durante l’orgasmo dei veri porci indomabili.

Che gente fa parte dei tuoi clienti?

Tutti i tipi. Imprenditori. Politici. Padri di famiglia. Vedovi. Gay. Trans. Lesbo. Operai. Muratori.

Quanto ti prendi?

Due, trecento euro per una manciata di ore. Oppure vado ad orgasmi. Ogni orgasmo cinquanta euro.

Ti hanno mai chiesto cose assurde? Posizioni strane?

Un ragazzo di una trentina d’anni. Era un habitué, voleva possedere ed essere posseduto. Si portava con se tutti gli oggetti più strani del mondo. Perfino un pezzo di legno intagliato. Se l’è fatto mettere dietro. L’aveva creato lui stesso. Un giorno dopo aver fatto sesso su una spiaggia, col pene ancora dritto mi ha chiesto di sposarlo. Mi ha dato un anello. Era dell’ex moglie. Io non ho risposto. L’ho guardato, gli ho fatto un pompino e lui se n’è dimenticato.

Si è dimenticato di sposarti?

Sì. Ha fatto cadere l’anello che aveva in mano tra la sabbia, tanta era la voglia possedere. Se l’è dimenticato lì.

Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?

E’ semplice. Non c’è lavoro. Devo pur campare. Ormai non lo si riesce più a fare. Ma soprattutto, come ti ho detto, la solitudine. Il bisogno d’amore. Non c’è stato mai nessuno che mi ha amato seriamente. Così, mentre faccio sesso con degli sconosciuti, penso che almeno per un attimo qualcuno è disposto ad amare qualcosa di me, pure se si tratta semplicemente del mio corpo.

E’ duro ciò che dici.

Ma è la verità. Da soli non si vive. Non si può vivere. Chiunque sarà portato a farlo o finisce matto, o va a puttane.

C’è pur sempre la masturbazione.

Non è la stessa cosa. C’è bisogno dell’odore della pelle dell’altro. La mastrurbazione, per come la vedo io, ad una certa età è da sfigati.

Prima dicevi che vuoi smettere. Non ho capito bene il motivo.

Voglio smettere perché sono incinta. Perché ho guadagnato tanto, e posso permettermi di smettere. Ho incontrato un uomo. Un mio cliente. Ci siamo innamorati. La cosa è andata troppo oltre, a lui non gli interessa se continuo a fare questo mestiere o no. Abbiamo deciso di tenere questo bambino. Smetto per lui.

Quindi da oggi, smetti di essere Gaia Amor proprio, come ti fai chiamare.

Sì. Da oggi torno ad essere Vanessa. Quella Vanessa che hai conosciuto, e che tutti si sono dimenticati chi è sempre stata.

Lettera ad Dio

Ciao Dio,

ti scrivo questa lettera sapendo che probabilmente tu conoscerai in anticipo il contenuto prima di aprire la busta o prima di connetterti.

Ma è vero che lì in Paradiso avete la fibra divina dove tutto è condivisibile in gioia e grazia? Perché qui si è scoperta l’adsl da poco e pare già una rivoluzione. Ma riconosco che lì state sempre avanti, d’altronde con il traffico quotidiano e ininterotto di chiamate da gestire è quantomeno d’obbligo una linea funzionante!

Ecco il punto è proprio questo. Chiamo sempre e trovo sempre occupato oppure non raggiungibile.

Qualcuno ha provato a rifilarmi la storiella del numero inesistente, ma non ci credo. In passato rispondevi sempre, qualche volta alzavi la cornetta prima che squillasse, qualche altra volta ti facevi un po’ desiderare (o magari ti beccavo proprio in quei momenti dove eri più indaffarato!), però alla fine della chiamata ero soddisfatto e rimborsato.

Ora invece…

Capisco che c’è la crisi un po’ ovunque, è un periodo nero per tutti e ce la passiamo male, ma male male, in generale. Ma non è che in tutto questo casino troveresti cinque minuti per il sottoscritto, in fondo hai tutta l’eternità davanti e io invece…se faccio due calcoli la vedo nera! Ma nera.

E non è l’Africa, che comunque bene non sta messa, specie di questi tempi, ti sarà arrivato sicuramente qualcosa. I ribelli avanzano, per fortuna.

Ecco a proposito di “ribellioni”, vorrei sapere se posso avere delle piccole anticipazioni sul mio “destino”. Insomma scommetto che sicuramente qualcosa in serbo ce l’hai. Sì, okay, il libero arbitrio, la facoltà di scelta, ma almeno sapere tra cosa devo scegliere, non sarebbe proprio male.

Tanto non è che starò lì a criticare eh, stai tranquillo.

Solo che ecco, una sbirciatina è possibile averla?

Così, magari, mi faccio qualche programma anch’io. Non ti preoccupare non ti ho confuso per l’oracolo di Delfi. E so bene che ho in mano tutte le carte, solo che l’asso ce l’hai te. E in questo gioco, avere le maniche conterà pure qualcosa.

Io mi sento di giocare in canottiera, così non so proprio dove potrei nasconderlo un asso, a patto di avercelo.

Ah, per quella faccenda lì, insomma ci siamo capiti, vedi di dare una sbozzata, indipendentemente dalla mia volontà. Hai carta bianca.

Aspetto una tua risposta,

Infedelmente tuo,

Lordbad

Progetto Eden/Matrix

 

P.s.: non costringermi a spammarti la casella di posta che poi dicono che è da maleducati!

Le cose non dette

A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia, mi guardo intorno. 2 giugno, e scopro che ad essere in crisi non è il patriottismo nè men che meno la Repubblica. Un’altra repubblica è in crisi, un’altra unità, ed è quella degli esseri umani. Perché prima che cittadini, prima che soldati, prima che elettori, noi siamo fratelli, siamo esseri umani.

Non è delle guerre che mi preoccupo. “Scendi – mi dirà qualcuno al citofono – è scoppiata la Rivoluzione!” “Aspetta, non so – risponderò – fammi fare colazione!”

Cosa succede se il più grande conflitto mondiale è già esploso ed è dentro di noi, nelle nostre teste, nei nostri cuori?

Noi siamo alieni a noi stessi: alla fine tutto è perduto. La terra desolata di Eliot non promette più lillà nel mese di aprile e le ore si fanno crudeli. Gli uomini giocano partite a scacchi, normalmente intorno al sesso, o ai soldi, o al potere.

Se c’è una cosa che ho sempre odiato sono le cose che le persone non dicono. Sono quelle le granate che esplodono più vicine ai nostri orecchi, che rischiano di farci diventare sordi, insensibili a nuovi suoni.

Con la speranza ci si fa poco, sostiene Monicelli e qualche altro ateo, ma se la speranza muore, cosa diventa la nuda azione? Un mero susseguirsi di calcoli che conduce a due tipi di risposta: vittoria o fallimento. Un sistema binario che ci tiene in scacco e ci impedisce di fare mosse non previste dal sistema, fuori dalle regole del gioco.

Per calpestare le aiuole ogni tanto, occorre tornare a riporre fiducia nella speranza. Speranza non vuole dire “inerte attesa”, ma fervida preparazione di un senso. Di qui a … Dio, il passo è breve. Non abbiamo paura. Perché dovremmo avere paura?

Una volta per tutte, c’è una linea di demarcazione. Ed è questa la scelta più grave che siamo chiamati a fare. Chi non è con me, è contro di me, disse un tale…

Attraverso la spada che recide, noi troviamo la ferita che è possibile ricucire. In una visione chiara che compendia l’armonia degli opposti e le analogie strutturali dell’universo, le porte della conoscenza si dischiudono e percepiamo ciò che non è vero e non è falso, poiché non è soggetto a dimostrazione. Ma mostra il sè in un’asettica ragione dell’essere. Proprio come i romani: si vis pacem, para bellum. Cercavamo la coerenza, ma dovevamo notare le incronguenze che ci rendono vivi.

Oggi è facile essere atei. La maggior parte di noi non si cura neanche della differenza tra agnostici e atei. Non ce ne frega proprio niente. Questa è la buona notizia. La cattiva notizia è che non ce ne frega niente di noi stessi.

Tutto ciò va ben al di là di una scelta di fede o non fede: questa è questione puerile che lascio in superficie. Nell’abisso c’è altro: abbiate occhi per vedere.

Non è solo un richiamo alla sincerità, ma un imperativo a ESSERE.

avanza dalle tenebre perché attratto dalla luce

I sentimenti non sono un gioco a scacchi. Assomigliano piuttosto alla lotta libera e senza regole. Chi gioca a scacchi con i sentimenti è il primo a perdere.

E chi lotta? Vince?

L’importante non è vincere. L’importante è “provare un sentimento, sentirsi vivi”.

- Dispersioni , Anonimo del XX sec.

Hitler…ce l’aveva piccolo!

Tempo di erezioni in Italia e le misure, si sa, contano.

Interi rami dello scibile umano sono dedicati a queste fatidiche “misure”. Basti pensare all’architettura o all’ingegneria. Non possiamo costruire un ponte o un grattacielo senza tenere bene a mente, con la massima precisione, la misura.

Sulla lunghezza del pene è stato detto di tutto. Sostenitori e detrattori si sono schierati da una parte e dall’altra. Chi dice “la lunghezza non significa nulla in un rapporto sessuale, il piacere si misura in base al coinvolgimento”, altri replicano “si, ma anche gli organi sessuali, guarda caso, sono coinvolti!” e altri ancora “a ciascuna vagina il suo pene, a ciascun pene la sua vagina” con buona pace del mito di Platone che, almeno, si era fermato alla metà della mela, pur sempre un frutto proibito…secondo una certa dottrina!

Ma la cosa della quale sono abbastanza convinto è che, con tutta probabilità, la lunghezza del pene ha determinato la storia del mondo. Purtroppo non abbiamo molti dati a disposizione, ma sarebbe interessante uno studio sulla lunghezza dei peni dei dittatori o di altri leader mondiali, rapportando queste misure al giudizio della storia.

Randy Marsh, lo scienziato, spiega come misurare un pene (South Park)

Forse molte guerre potrebbero essere evitate con l’intervento di un sessuologo (o anche molte grandi opere pubbliche che con il tempo sono destinate ad usurpare il paesaggio chissà!) Dio non voglia che certi rigidi parametri costituiscano un requisito per l’assunzione delle cariche pubbliche, più che altro perché le campagne elettorali diventerebbero eccessivamente esibizioniste “Votantonio! Per una visione lunga!” “Vota Peppino: un duro intervento contro i criminali” e anche…maschiliste, a differenza di oggi… (uhm, ora che ci penso le quote rosa sono ancora in voga! Come dire: i ghetti sono duri a morire!) “Ma io ci metto la faccia!” “Mettici le palle, se ce l’hai!” (scambio di battute tra un candidato sindaco e un potenziale erettore)

Olimpiadi Invernali di Palle di Neve

Sono anche convinto che posizioni ideologiche estremistiche nascondano ansie da prestazioni o abnormi complessi di inferiorità. Il nonno di un mio amico diceva spesso “chi tanto si scalda, è freddo a letto”. La saggezza popolare coglie spesso nel segno.

Non possiamo tuttavia sottovalutare l’opinione degli Scienzzzziati!! in proposito.

Dopo anni di approfondite ricerche, un team di coraggiosi esploratori è stato in grado di redigere una mappa della misure medie dei peni mondiali.

Opinioni degli esploratori della missione scienti(poca)fica.

“è stata una bella avventura! Girare il mondo permette davvero di conoscere nuove lingue, nuovi costumi, e anche cosa c’è sotto i costumi!” – Ornitorinco52

“Siamo stati davvero bene! Tutto adesso è chiaro!” – fratelli di Rocco

“Ora posso davvero dire di essere il migliore! Garantisco che tutti i dati sono stati trattati con imparzialità e senza discriminazioni razziali!” – Rocco, finanziatore della missione

“Faceva freddo!” – Comitato Esquimese di Protesta in favore della revisione delle misurazioni

“è un complotto contro di me!” – Napoleone

“Il giro del mondo in 80 centimentri!” – la Nasa, sulla presentazione della missione

Di seguito il link della mappa:

http://0.tqn.com/d/weirdnews/1/0/V/k/-/-/world-penis-size-map.jpg

Ora, quello che salta fuori a colpo d’occhio è che, in generale, al sud del mondo, c’è una certa tendenza ad averlo più lungo rispetto al resto del pianeta (vedi zone in verde chiaro e in verde scuro).

Le zone in giallo-arancio si collocano a metà del percorso. Di quelle in rosso non mi preoccuperei eccessivamente, coincidendo con paesi in via di sviluppo ed economie crescenti.

Fatto sta che questo quadro mondiale resta una bella gatta da pelare per il Fondo Monetario Internazionale…!

Speriamo solo che i dati non siano stati truccati, magari con la scusa di un nuovo esporto di democrazia…

Oro-scopo. Ci siamo capiti, no?

“Tu sei atea?”
“No, non credo in Dio”.
Donna mentre legge l’oroscopo.
       
                (Frank lingua mozza)

Ariete:   grazie all’ottimo posizionamento di Giove in collisione con Marte posto a trenta metri di distanza dal cornicione di Saturno che balla un Tip Tap con Venere che intanto se la fa con Pluto(ne) che scodinzola alla vista di Topolino che nel frattempo conversa comodamente su un’amaca insieme al suo amico intimo  Dragon Ball mentre Federico Moccia con taccuino in mano si ispira contemplando Loredana Lecciso, e grazie soprattutto ai Testimoni di Geova che citofonano sempre nel momento esatto in cui sta uscendo il caffè o ti trovi in bagno a rilassarti sganciando bombe su pezzi di carta arrotolati per non far schizzare l’acqua del water che faresti bere a quei rompipalle degli operatori telefonici con cui meno vuoi parlare e più sei costretto a conversare, oggi non ti succederà un bel niente. Rilassati.


Toro:   Pasqua è passata. Pasquetta è passata. Le feste sono finite. Il Primo maggio è domenica. Il due giugno è ancora troppo lontano. E le ferie rimaste sono minime. Vi starete domandando come mai Dio abbia pensato alla domenica come unico giorno di riposo. Poteva concepire la settimana pensando alla domenica come unico giorno di lavoro, ma non allarmatevi, le cose sono due:

1.      Io sono un genio, perché ho pensato una cosa che nemmeno Dio ha pensato;

2.      Io sono un genio, a prescindere. Detto ciò mi candido come prossimo Dio alle imminenti elezioni paradisiache.

Tuttavia ce n’è una terza:

3.      Dio non esiste.  

Ma questa è seria.

 

Gemelli:   in questa giornata potreste decidere di risolvere tutti i problemi delle persone che vi sono intorno e questo comporterà molto lavoro, molta pazienza, molto tempo e soprattutto un coinvolgimento emotivo, intellettivo, spirituale, antropologico, sociologico, filologico, filosofico non indifferente.

Vi hanno già scambiati per Dio. In bocca al lupo.

 

Cancro:   il medico si è suicidato. A sostituirlo c’è una delicatissima tettona con calze a rete e labbra airbag in grado di inghiottire un cono gelato intero. Bisex.

Oggi, di sicuro non vi sentirete molto bene.


 

Leone:   siete nati lo stesso giorno di Raul Bova. Peccato che vostra moglie vi ripeta continuamente che secondo lei, c’è una profonda somiglianza tra voi e Magalli.

 

Vergine: … a questa età? Non vi vergognate?


Bilancia:   quest’oggi potrete farlo. Potrete andare di là, in cucina, mentre vostra madre sta preparando la cena e vostro padre sta tentando di azzeccare la parola giusta della ghigliottina, voi potrete piazzarvi nel mezzo della stanza e urlare quello che più desiderate: “Sono gay”, “Ho vinto centomila euro”, “Basta, ho deciso, scappo via”, “Ho investito una vecchia oggi pomeriggio, mi dispiace per la macchina, papà”. Niente.

Le stelle nella loro composizione notturna inietteranno uno strato di calma immobile nei lori cuori.

Ma attenzione: le costellazioni mi hanno suggerito di dirvi che c’è solo una cosa che non deve essere detta, onde evitare che al vostro “Mamma, Papà, sono stata/o a letto con Berlusconi” vostra madre esulti con il mestolo in mano e vostro padre esordisca urlando “Sii laudato Cavaliere, mia figlia è sistemata”. 

 

Scorpione:   se continuerete nella giornata ad insistere sagacemente sottolineando i difetti del vostro uomo o della vostra donna, accusandolo/a di non capire nulla, di essere una persona distratta e insensibile, egoista e addirittura ritardata(ria), e se tutto l’impegno che avete profuso nell’annullare la stima del partner non vi è ancora bastato, e avete insistito perseguendo il detto “meglio soli, che male accompagnati” o addirittura avete sbiascicato sottovoce il pensiero “chi me lo ha fatto fare”, giudicando eccessiva una piccola e innocente pennichella di due minuti al margine di un discorso apparentemente importante, oggi, un vaffanculo non ve lo leva nessuno.

 

Sagittario:   stasera va in onda l’ultima puntata dell’isola dei famosi: mai come questa volta proverete un senso di innata e inusuale Felicità.

 

Capricorno:   non vi sorprendete troppo se le persone che vi sono intorno non avranno la decenza di prestare attenzione alle vostre questioni,di solito non fate che sparare stronzate.

Acquario:   l’astrologia detta una legge; in realtà è mia nonna che l’ha dettata: “le méglio mele, sse le magnano ì pòrci”.

Traduzione: “le migliori mele, se le mangiano i porci”. Le donne sicuramente non avranno problemi a capire questo concetto essenziale, ma agli uomini va spiegato:

mela = bella donna (per non dire un pezzo di..);

porci = uomo brutto e panciuto, di solito sistemato.

Ora, per tutti gli acquario “maschi” il problema per questo mese sarà il seguente:

Se le migliori mele se le mangiano i porci, ed io sono un porco, poiché brutto, dovrei mangiarmi una delle migliori mele in circolazione, e quindi, avere al mio fianco una donna bellissima, che in realtà non ho. Il che significa dunque che non sono un porco; se non sono brutto sono automaticamente bello e da uomo bello dovrei avere una donna altrettanto bella al mio fianco, che non ho. Vorrà dire che non sono né porco, né tantomeno mela, poiché né bello né brutto.

Sono una via di mezzo, e da che mondo e mondo, le vie di mezzo restano inculate.

 

Pesci:   questo mese per voi sarà indimenticabile, infatti sarà l’ultimo.

Bukowski e il nucleare.

La locanda del bucaniere continua a prestare i suoi servigi ai diversi viandanti che si arenano lungo la costiera del drago d’oro, rifocillando quest’ultimi più del dovuto. A chiunque decidesse di passare da queste parti, non si escluda dall’ inzuppare i propri baffi nella schiumosa birra del vichingo piangente.

di Alessio Belli

Quando nel 1967 Henry Charles Bukowski pubblica Storie di ordinaria follia, dall’esplicito sottotitolo Erezioni Eiaculazioni Esibizioni, anticipa di 44 anni l’inferno geo-nucleare abbattutosi sul Giappone e altre limitrofi catastrofi. In quell’orgia letteraria fatta di sesso estremo e logoranze alcooliche c’è il racconto più allucinato, disturbato, malato e sconcertante dell’autore; Animali in libertà, il capolavoro dell’opera a pari merito con Macchina da fottere (altrettanto indimenticabile, ma sicuramente meno inquietante). Il brano s’apre con l’ennesimo traumatico risveglio  in strada del protagonista – ovviamente il nostro Mister B.  –  alle prese con i postumi di una clamorosa sbornia.  Arrivato al limite della sopportazione, tra colazioni a base di scadente vino rosso e un sole impertinente, l’idea che s’imprime nella testa del debosciato personaggio è quella di farla finita, di trovare un bell’angolo illuminato dove lasciarsi morire  di fame. Senza troppi problemi. Come i vetri d’una bottiglia negli occhi le parole delle primissime righe si conficcano nella testa del lettore con una drammatica ed esplicita brutalità, riuscendo a far capire quanto non ci sia nulla nella vita per cui vale la pene vivere; il tutto espresso nello stile Bukowski, senza troppi pianti o patemi, nella pura, scarna e terribile realtà dei fatti:

“Non provavo alcun rancore verso la società, poiché non ne facevo parte. A ciò mi ero da tempo adattato.”


Il vagabondare lo porta all’estrema periferia della città, tra vecchie case contro cui bussare per chiedere un bicchiere d’acqua. Ma le case non sono tutte uguali. Gordon, così si chiama il nostro protagonista, scegli nel nome di chissà quale arbitrio una casetta accogliente da cui proviene però un forte odore di sangue, carne cruda e merda. Apre Carol, una bella ragazza dai capelli rossi, che gentilmente accoglie e disseta il derelitto. E ben presto Gordon scopre che Carol è matta, che è stata ricoverata più volte e che quell’odore di carne ed escrementi deriva dal fatto che questa ragazza ospita nella sua dimora un intero zoo: scimmie, tigri, serpenti e compagnia bella. Dice di amare e di trovare molto più degni di rispetto gli animali che gli  essere umani. I due continuano a parlare e Gordon supera l’iniziale shock fermandosi a dormire da lei, anche perché non ha altri posti dove stare. Scopre così che Carol ama così tanto gli animali da scoparseli anche, uno a notte: prima il biscione, poi la tigre e poi l’ultimo degli animali; Gordon. La convivenza continua e la bizzarra padrona di casa resta in cinta. Poco prima di partorire i vicini di casa, stufi dei rumori e degli odori gli sterminano lo zoo casalingo e da quel momento la fanciulla inizia a fare sogni inquietanti sulla fine delle cose. Finché non arriva il giorno del parto ed ecco la corsa all’ospedale. Il dottor Jennings tranquillizza Gordon; tutto apposto, è un maschio, quattro chili e duecento. Il nostro eccitato neo papà corre a vedere il bambino, dice il nome all’infermiera che glielo va a prendere e sorridendo lo porge al padre. Poi il destabilizzante e traumatico finale; il bambino è il sunto di tutte le bestie delle zoo accoppiatesi con Carol (alce, coyote, lince, alce, orso, tigre, orango) più Gordon. Neanche il tempo di realizzare che l’edificio inizia a tremare e l’infermiere a strillare; la prima bomba all’idrogeno è caduta su Los Angeles.

Qualcuno di voi adesso si starà domandando cosa possa passare nella testa bacata della persona – ebbene si, proprio il sottoscritto – che ha scritto questa breve sinossi in cui si accomuna l’inferno giapponese alle vicende del più famoso degli alcoolizzati letterari. Poiché la persona che scrive non è ancora bacata del tutto, ci tengo a giustificare queste righe partendo un passo alla volta.

Iniziamo da Mister Bukowski. Nel suo racconto viene fuori nella maniera più originale e spiazzante il profondo pessimismo nutrito dall’autore nei confronti dell’umanità e della società. Lui, l’emarginato volontario per eccellenza, sempre più fuori dal giro dei normali, arriva alla periferia del mondo, un mondo in cui altri folli ed esclusi arrivano addirittura a sostituire le persone con gli animali, visto che ormai di differenza ce ne è molta poca. Carol nel suo ruolo di benefattrice spassionata e madre di una nuova umanità ibrida rappresenta gli ultimi scampoli di onestà. E perché far cadere sul L.A la prima bomba all’idrogeno? Perché farla cadere proprio sull’ospedale dove il il sfigurata incrocio bambino-cucciolo di svariati animali è appena finito tra le braccia di uno dei suoi tanti padri?

Perché la vera fine, la fine del mondo, l’apocalisse autentica, scatta non si riesce più a distinguere tra l’uomo e la bestia, tra i folli costruttori di una nuova Arca e i sani sterminatori di genti. Ben calato nel contesto dalla Guerra fredda Bukowski aveva visto giusto, in anticipo; prima di preoccuparci se le bombe esplodono, preoccupiamoci per cosa siamo diventati. Prima di preoccuparci della loro esplosione, vediamo prima che cosa distruggono – sempre ammesso che sia ancora qualcosa che vale la pena salvare. Da quell’originale parto ad oggi le cose non sembrano essere cambiate; quanto ancora dobbiamo distruggere prima di accorgerci che stiamo succhiando via la linfa dalla nostra Terra? Quanti pseudo-complotti dobbiamo sentire per non realizzare la lunghezza della lista delle persone pronte e speculare sugli ultimi olocausti?

I governi e chi ci dovrebbe rappresentare non mi fanno stare tranquillo, anche perché in contemporanea un’altra ideale bomba ad idrogeno è cascata anche sulla Libia. Ma non voglio farla lunga ed annoiarvi, volo solo dirvi che per me  quel vecchio beone a cui sono molto affezionato l’aveva vista lunga; la fine del mondo siamo noi, i nostri atteggiamenti, le nostre scelte, il nostro mischiarci tra gli animali, il nostro diventare animali. Conviene conservare il cordoglio per le vittime ed accettare la lezione dello scrittore made in U.S.A  e sperare che il disastro nucleare posso diventare un avvertimento ed un monito, evitando di finire anche noi nella stessa sala parto di Bukowski.

Concludo dicendo che scorgo molti e cupi parallelismi tra il finale del racconto e la tragedia Giapponese, sopratutto perché – anche un ottimista cronico come me – constata che le circostanze non sono molto lontane. Anche senza l’utero gravido di Carol e i suoi Animali in libertà.

Marea

 Lo so cos’è la marea…Io lo so com’è sentirsi a terra… – Vasco Rossi

Certi giorni sarebbe meglio non svegliarsi. E non per la crisi di governo, per i rimorsi di coscienza confezionati in una scatoletta di condom o per il maltempo appena fuori dalla finestra della propria stanza.

Certi giorni sarebbe meglio non svegliarsi affatto, e non per lei, non c’è nessuna lei, nessuna metafora sanguinerà banalità melense fuori da queste parole.

Certi giorni sarebbe meglio non svegliarsi per niente per il semplice motivo che non si riesce a trovare un senso all’esistenza.

E per quanto tu possa accusare gli altri (perché è vero: l’inferno sono gli altri), alla fine è colpa tua, ma senza giudice, né giurati, senza accusatori e senza processo, assumersi una colpa non ha nessun significato. Una volta in piedi però devi guardare in faccia certe giornate con un ghigno alla Jhon Wayne e vedere se riesci a cavarne qualcosa di buono di cui andare fiero alla fine della giornata.

Sai anche che tutte le dita di tutte le mani che hai stretto nel corso della tua vita (e sono tante, così tante che non ricordi!) non ti bastano per contare quanti giorni “vuoti” hai lasciato trascorrere. Non che sia necessariamente la “sera” o il “tramonto” come momento definito della giornata per raccogliere quanto hai seminato, ma la verità è che hai sempre avvertito in te la chiara esigenza di una disciplina, e non c’è nulla di così naturalmente disciplinato come l’arco del sole che sorge e cala. Perché sei così egoista da non poter avvertire proprio questa terra che gira, e tutto ti gira comunque intorno, avranno voglia a parlarne Copernico e Galilei.

Fossi stato almeno un sasso, il massimo che ti poteva capitare è che qualcuno ti prendesse a calci o ti facesse rotolare giù da una scogliera per vedere se davvero fosse tanto difficile raggiungere la profondità del mare.

Invece ti tocca essere quello che sei e che sai di non poter sapere. L’unica, indefinibile sostanza che si racchiude nella tua pelle che invecchia. Allora ci hai provato (dio solo sa quante volte, quante!) ad affidare il tutto alle emozioni…Ma diamine, sarebbe preferibile essere un sasso che non prova nulla piuttosto che essere in balia di simili ferite. Perché nel momento in cui si accetta la gioia, si accetta anche il dolore, quando si accetta la fiducia si accetta il tradimento, quando si accetta la vita, si accetta la morte. Nessuno ci venderà mai una parte senza l’altra, anzi credo che perderebbe tutto il suo valore.

Hai provato anche a credere, e a non credere, e alla fine in quel pugno di dita raccolte intorno pendeva solo un rosario, e hai pianto quando le tue preghiere giungevano inascoltate, e hai pensato a quegli irrimediabili versi di Tolstoj, tratti da Le Confessioni

Aveva ormai circa ventisei anni quando, trovandosi a caccia, accampato per la notte, secondo la vecchia abitudine presa fin dall’infanzia, la sera si inginocchiò per la preghiera. Il fratello maggiore che si trovava a caccia con lui se ne stava sdraiato sul fieno e lo guardava. Quando S. ebbe finito e si accinse a coricarsi suo fratello gli disse: “Ma tu lo fai ancora?”. Ed essi non si dissero nient’altro. S. da quel giorno smise di genuflettersi a pregare e di andare in chiesa. E sono ormai trent’anni che non prega, non si comunica e non va in chiesa. E ciò non perché egli conoscesse quali fossero le convinzioni di suo fratello e fosse d’accordo con lui, non perché egli avesse deciso qualcosa in cuor suo, ma soltanto perché la parola detta dal fratello era stata come la spinta data con un dito a un muro che era già pronto a crollare per il suo stesso peso

E sotto il peso dell’esistenza il tuo corpo deve compiere ogni mattina uno sforzo per restituire non al mondo, ma a te stesso l’immagine che ti aspetti, e l’unica cosa di cui sei certo è che non è facile.

Dio, non sarà mai facile.

Senza sorridere e senza lacrimare, inizierai i tuoi riti quotidiani, sacerdote del caffelatte e del cornetto, servo dell’oroscopo o del meteo.

Cosa accadrà oggi?

Cosa vuoi che ti accada?

Vivrai?

Ite, missa est

La fine della fede cattolica è l’inizio di un nuovo Medioevo? In sé, tale fatto (per altro evidente dai dati) può essere definito preoccupante?

In ogni modo non si può parlare di una fine, quanto di un immenso crepuscolo duro a morire, eppure straordinariamente vulnerabile e imprevedibile. L’identità fede-chiesa ha subìto un duro colpo con i numerosi (e nascosti) casi di pedofilia: essi sono stati una sorta di specchio. Quello della decadenza.

Vorrei ritornare alla domanda iniziale, anzi puntualizzarla. Parlare di cattolicesimo è forse poco corretto poiché ciascuna interpretazione (ricezione) dipende piuttosto dal contesto antropologico generale. Cosicchè ci sono diverse evoluzioni (involuzioni?) che hanno come linea conduttrice quella dell’insofferenza verso l’obbedienza imposta.

Di fatto l’abbandono di una obbedienza impone il seguire altre vie di obbedienza. Per questo credo che la storia sia costellata di ‘Medioevi’. Certo: per ‘Medioevo’ non si intende puro sfaldamento di un tessuto, ma l’interconnettersi di diverse idee dominanti che producono un certo paradigma generalmente accettato/imposto. Assolutizzato, ecco il termine corretto.

L’illuminismo ha prodotto un Medioevo. Il romanticismo, l’industria. Il consumismo.

Si espone non una fine assoluta della fede, quanto il suo traslarsi in altre forme. Irrazionalmente accettate. Preoccupante non è la morte lenta (o presumibile) del cattolicesimo europeo, quanto piuttosto la sua successiva eredità.

Come disse Qualcuno a suo tempo ‘ai posteri l’ardua sentenza’.

Alla quale qualcuno obbedirà.

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