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Curriculum Amoris (solo i banchieri si innamorano)

Dunque, amici e, perché no, nemici, partiamo da un dato di fatto: il lavoro e l’amore ti vengono a cercare soltanto quando hai già entrambi.

Anzi, più è ben stipendiato il lavoro che avete, più il vostro amore vi rende sereno e felice, maggiormente le opportunità nuove sull’uno e sull’altro fronte si dispiegheranno con sovrana leggiadria e mirabile concupiscenza sulla vostra strada. La gloria, da un certo punto in avanti, non può che aumentare, somigliando essa più a una bestia senza controllo che altro.

Perciò molti saranno sempre in debito con l’amore semmai dovesse arrivare: partono con un dato di economia finanziaria per tentare di sostituire i titoli e le azioni con beni più materiali, appartenenti all’economia reale.

In un sistema dove i meccanismi sono principalmente questi, si va a costituire una casta del lavoro e dell’amore. E gli altri, fuori dalla casta, restano castrati. Se fossero dentro sarebbero incastrati…

D’altronde una volta che l’amore è Fiorito, tutto l’universo e la giunta regionale è felice.

Quindi si può sempre seguire la via del suonatore Jones: non al denaro, né all’amore, né al cielo…

Chissà se lo stesso discorso possa applicarsi anche alla fede.

Comunque non temete: ogni tanto il sistema si rinnova e un disoccupato diventa lavoratore, un cuore in affanno trova pace. Tutto sta a presentare il Curriculum giusto. Se proprio non avete mai lavorato o non vi siete mai innamorati, potete sempre dire che avete fatto l’università italiana.

Chissà come la prende la Fornero. Chissà se, almeno in amore, potremmo invece prenderci il diritto di essere “choosy”. O il fardello.

In ogni caso, ogni giorno è un giorno buono per rischiare. In borsa.

I colori della libertà

 

Quell’angolo di quartiere mai era stato intaccato da alcun desiderio di bizzarria estetica, ma erano chiari i segnali di stanco convivere tra i membri della famiglia Raminghi. Un caldo pomeriggio, con l’afa ben delineata tra i piccoli anfratti del centro storico, la nonna della famiglia, la Signora Berta, affermò che il colore della casa era fuori moda e che doveva essere rinnovato. Il colore doveva essere palesemente il rosa.

Lo annunciò mentre si svolgeva il solito pranzo domenicale, consumato quasi in silenzio dai commensali famigliari, venuti lì per il solito calcolo delle eredità che per sincera passione per la cucina della vecchia arpia. Sebastiano , il genero, sorpreso nel sorseggiare un Cacchione di qualche anno prima, quasi sputò il contenuto in faccia a Roberto, fratello della moglie.

Che cosa stai dicendo? Farfugliò , quasi. Questa casa è orrenda, ma così lo diventerà ancor di più. Il colore dovrà essere un marrone cotto che si intonerà perfettamente con le altre case dei vicini. Interruppe la discussione Claudia, moglie di Sebastiano. Questa casa non si tocca e se si tocca si farà sentendo il parere dei vicini e delle autorità e del potestà, se necessario. Anzi, oggi pomeriggio sentirò anche il prete, forse dio potrà illuminarci di più. Sebastiano ruotò vistosamente gli occhi in segno di disappunto. Si sa che i panni sporchi è meglio lavarli in casa.

Lo stesso pomeriggio l’argomento divenne di pubblico dominio all’interno della cittadina. Si risvegliò il buon gusto di ciascuno, ma si sa che l’arte nasce dalle opinioni e che le opinioni sono mutevoli. L’imbarazzo sull’opinione della vecchia fu totale, le pressioni sui capimastri dell’edilizia divennero troppe. Il prete disse che dio in queste faccende non avrebbe messo piede, però un colore sul mattone spento non sarebbe stato male.

Parole sacre, disse la moglie. Si sa però che gli uomini sono destinati a disobbedire alle autorità, soprattutto a dio. Ecco i nuovi Adamo che si susseguirono, un partito fu finalmente preso. La maggioranza era d’accordo con un cotto, annacquato si disse, che poi non si sapeva bene che fosse, ma era per far dispetto a dio, alla vecchia arpia e lo stesso podestà che aveva accennato ad un rosso spento.

Viva la libertà, si sentì gridare per le vie. La situazione stava sfuggendo di mano, il capomastro dei futuri lavori della casa dei Raminghi era momentaneamente l’autorità riconosciuta. Demiurgo della nuova primavera di quel paesotto.

Il podestà gridò alla pubblica piazza nella domenica della Pasqua di quell’anno Voi siete dei pazzi! Ve l’avevo detto che era meglio rosso spento!

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