Regimi…alimentari
Diete.
Diete ovunque cada il tuo sguardo.
Quando dico la parola “dieta”, non si intende più la riunione del popolo germanico, né le assemblee deliberative di un Parlamento o di un organo di potere politico.
Così come quando dico la parola “regime“, nessuno si interroga sull’ombra del Grande Fratello in agguato dietro gli schermi televisivi e gli organi di informazione di una realtà facilmente “monopolabile”.
No.
Oggi la dieta è quella dei corpi, menti comprese, e il regime da autoritario è diventato alimentare.
Panem et circenses: i Romani hanno raggiunto il loro scopo.
Ad ogni modo, penso che, più che quello di uno sportivo, il regime alimentare più sano sia quello di una pornostar, sempre molto attenta alla cura del proprio corpo.

Dalla regia mi suggeriscono che in certi regimi alimentari hard, ci sono ingredienti non proprio adeguati alla dieta di ogni giorno.
Non so proprio cosa intendano, ma penso che qualsiasi cosa è meglio della carne di ignota provenienza trovata in molti fast food inglesi, come ha sottolineato una recente inchiesta della BBC.
Vuoi vedere che il porno parla alla pancia del popolo?
Propongo un salto evolutivo: dai fast food agli hard food!
E sai cosa mangi.

Anteprima di vita
Molti programmi di scrittura odierni offrono la cosiddetta anteprima di stampa. Prima di stampare puoi farti un’idea di come verrà fuori il testo scritto. Matrix non è perfetto: mi sarebbe piaciuto (a chi non piacerebbe, suvvia! Fate poco gli eroi!) avere un’anteprima di vita. Magari poi sarei andato ugualmente in stampa, avrei mantenuto le opzioni scelte, o magari no, avrei fatto qualche ritocco qua e là.
Sono tutti bravi a dire “io rifarei tutto quel che ho fatto”. Vi voglio vedere ad avere la possibilità reale di “ripetere”, di “rivedere” qualche dettaglio qui e lì. Non stiamo a prenderci in giro. L’uomo è fatto per ammirare l’eroe, per imitarlo, al massimo, ma non per esserlo.
Non esistono quelli che non piangono o non si disperano, semmai non hanno mai fatto scelte, non hanno mai scelto.
Di una cosa non mi pento: ho sempre scelto, anche senza anteprima di stampa. Ho sprecato un fiume di carta e di inchiostro, è vero o forse no. Forse adesso la stampante è collaudata meglio di un tempo.
Non che il numero di errori commessi garantisca, al crescere, una maggiore esperienza e una maggiore competenza, o almeno non necessariamente.
Siamo stampati a getto di emozioni.
Grazie Matrix per aver reso così reale la definizione delle nostre immagini.

Cloni e ricloni storici
I tempi cambiano, la tecnologia avanza, i sindacati e gli operai restano.

Cloni al lavoro in una stazione spaziale.
Dodecalogo dell’Artista
- Ama te stesso. Dio è una tua opera.
- Michelangelo, Van Gogh, Bukowski, Balzac? Non citarli invano, superali.
- Non desiderare la donna d’altri, ce l’hai già.
- Commetti adulterio, uccidi, ruba, se serve fa tutto ciò che è necessario per vivere.
- E’ stato un caso che gli altri artisti siano nati prima di te: tutto inizia e finisce con te.
- Se ti accusano di mentire, rispondi che stai lavorando per loro.
- Non chiudere gli occhi per sognare, resta sveglio, pecca ora, pecca ancora, pecca meglio.
- Scrivi solo quando sei triste, quando sei felice esci.
- Ad un artista non interessa il successo, ad un artista interessa sedersi in pace sul cesso.
- Un artista non muore di fame, è sempre troppo affamato, di vita.
- Al cuor non si comanda, ad un artista non si chiede.
- La tua libertà non finisce dove termina quella di qualcun altro. La tua libertà, non finisce

Dodecalogo del disoccupato
Se ne va il 2012…ma è ancora qui. Chiudiamo dodecalogando.
12 è un bel numero. Come gli apostoli o come i segni dello zodiaco, quelli che ci fanno sperare in un futuro migliore o nel grande amore. O come il dodecalogo. Nella vita un buon dodecalogo serve sempre. Serve al battesimo di tuo figlio: non più di dodici invitati, e al funerale: non più di dodici morti per un buon funerale discreto. O al matrimonio: non più di dodici bisticci al giorno, né più di dodici baci. Le esagerazioni non mi sono mai piaciute. Ecco a voi il primo dodecalogo…
Dodecalogo del disoccupato
- Non avrai altro lavoro all’infuori di quello che non hai;
- Non avrai altra donna, all’infuori di quella che potrai permetterti;
- Non desiderare la busta paga altrui;
- Ricordati di santificare il tempo libero, tanto di tempo ne avrai.
- Non mandare curriculum invano;
- Se vai in gelateria, sii choosy, se vai in pizzeria, sii chossy, tanto non andrai né in gelateria, né in pizzeria.
- Se la repubblica italiana è fondata sul lavoro, tu sei uno straniero.
- Ricordati che l’art. 18 non è un capo d’abbigliamento;
- Se il tuo ex datore di lavoro a Natale ti invia il panettone, e a Pasqua la colomba, tu invialo a fanculo.
- Resisti: prima o poi un posto nel mondo del porno si libererà.
- Quando festeggi, ricorda che non hai nulla da festeggiare.
- Ama il tuo lavoro come te stesso; ah no scusa, vabbé dai… comprati un cane!

Supercessi
Nella vita di un Supereroe bisogna distinguere tra due momenti del bisogno.
Uno, quello più noto, quando il mondo ha bisogno di lui.
L’altro, meno noto ma, a mio parere, più frequente, quando lui ha bisogno del cesso.
Insomma se i vari Superman, Batman, e tutta l’assemblea degli Avengers combattono il male che si aggira nei vicoli bui delle nostre città, tutto questo lo dobbiamo non a loro, ma ai loro cessi.
Che poi per ognuno si profilano diversi modelli idraulici a seconda delle esigenze.
Partiamo dal più noto, Superman. Deve essere un cesso bello potente, in grado di mandar giù la Kryptonite se necessario! Senza tavoletta: lui non è tipo da abbassare la tavoletta, anche perché non conosce molto la delicatezza. L’idraulico SuperMario effettua periodici controlli e ogni tanto deve cambiare la tazza del water dal momento che riporta svariate crepe. Quando Superman non mangia verdura, va stitico, e s’incazza, e quindi si sforza. E se Superman si sforza al cesso, sappiamo tutti come va a finire: lo stronzo perde.

Secondo cesso: quello di Batman. Bè, non è un cesso qualsiasi, a cominciare dal nome: BatWater. Che non è la versione idraulica di Darth Vader, sebbene proprio lui ne sia il designer. Si sa, Batman sceglie solo i migliori. Il BatWater è dotato di infinite funzionalità: prima di tutto ha ben tre tavolette. La prima è un piano di lavoro dotato di i-pad incorporato. La seconda consente a Batman di svolgere tutti i collegamenti con la Batcaverna, dotata di connessione bat-fi. La terza, quella soltanto di contorno è in realtà una banalissima tavoletta voluta da Cat-Woman per quando lo va a trovare. Ci sono svariati pulsanti a lato: soltanto il maggiordomo Alfred ne conosce a memoria tutte le funzioni. Dal pulsante per far partire le testate nucleari ad ampio raggio, a quello più comune di scarico. La carta igienica si recicla dopo una giornata attraverso un macchinario di riciclaggio installato dietro il BatWater.
BabyBatman anni ’20
Terzo cesso, che io considero tra quelli più sfigati è quello di Aquaman. Purtroppo ogni volta che scarica è un gran casino, e spesso rischia di essere assorbito dal mulinello: è più forte di lui, non sa resistere a buttarsi dentro. Una volta è entrato nel cesso di casa ed è uscito nel Mar del Bosforo.
Plinplin: arriva aquaman
Quarto cesso: quello di Lanterna Verde. La principale particolarità di questo cesso è la trasparenza. Le feci di Lanterna Verde sono fosforescenti. E a lui, che alle elezioni vota gli ambientalisti solo per vantarsi del proprio colore, piace vantarsene. Se potesse le inscatolerebbe come quelle di Piero Manzoni. Dalla merde d’artiste alla merda verde. Nessuno gliele comprerebbe però. Così ogni volta che va al cesso si accontenta di vederle brillare in trasparenza. Peccato che il fetore non sia altrettanto…trasparente.
Indovinate di chi sarà mai questa tavoletta del cesso?
Altro cesso di non minore importanza è quello della Donna Invisibile. A tal proposito c’è una leggenda intorno alle origini della Donna Invisibile. Si dice infatti che i primi sospetti sulla sua esistenza vennero da chi entrava nel suo bagno di casa. Per quanto lei fosse invisibile l’incredibile odore testimoniava il suo passaggio. L’ultima battaglia con il Dottor Destino è stata ingaggiata proprio nel cesso di casa sua. Destino ne seguiva le tracce tramite il fiuto. Poi la Donna Invisibile l’ha scaricato e non si è fatta più vedere. Tipico. (Ancora oggi Destino si aggira tra un bancone e l’altro del bar dicendo: era destino che andasse così).

Didascalia: nell’immagine soprastante donna invisibile nuda (sì lo so, il blog ha calato la censura)
Per ora basta così: nel prossimo post parleremo della Cosa, di Silver Surfer, e di tanti altri eroi sempre presenti nel momento del bisogno.
Un grande cesso è una grande responsabilità – Super Mario
Curriculum Amoris (solo i banchieri si innamorano)
Dunque, amici e, perché no, nemici, partiamo da un dato di fatto: il lavoro e l’amore ti vengono a cercare soltanto quando hai già entrambi.

Anzi, più è ben stipendiato il lavoro che avete, più il vostro amore vi rende sereno e felice, maggiormente le opportunità nuove sull’uno e sull’altro fronte si dispiegheranno con sovrana leggiadria e mirabile concupiscenza sulla vostra strada. La gloria, da un certo punto in avanti, non può che aumentare, somigliando essa più a una bestia senza controllo che altro.
Perciò molti saranno sempre in debito con l’amore semmai dovesse arrivare: partono con un dato di economia finanziaria per tentare di sostituire i titoli e le azioni con beni più materiali, appartenenti all’economia reale.
In un sistema dove i meccanismi sono principalmente questi, si va a costituire una casta del lavoro e dell’amore. E gli altri, fuori dalla casta, restano castrati. Se fossero dentro sarebbero incastrati…
D’altronde una volta che l’amore è Fiorito, tutto l’universo e la giunta regionale è felice.

Quindi si può sempre seguire la via del suonatore Jones: non al denaro, né all’amore, né al cielo…
Chissà se lo stesso discorso possa applicarsi anche alla fede.
Comunque non temete: ogni tanto il sistema si rinnova e un disoccupato diventa lavoratore, un cuore in affanno trova pace. Tutto sta a presentare il Curriculum giusto. Se proprio non avete mai lavorato o non vi siete mai innamorati, potete sempre dire che avete fatto l’università italiana.
Chissà come la prende la Fornero. Chissà se, almeno in amore, potremmo invece prenderci il diritto di essere “choosy”. O il fardello.
In ogni caso, ogni giorno è un giorno buono per rischiare. In borsa.
Grattati e muori
Anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti
Faber
Forse sarà una vecchia polemica, ma tanto vale combattere finché la logica di “panem et circenses” trasformata ormai in “fast food & television”, non sarà decostituita a fondamento di una società più giusta.
Ci hanno tolto Enzo Biagi e cosa ci hanno dato? Ci hanno dato programmi per imparare a fare l’uovo alla coque, in camicia da colletto bianco e alla fiorito. Ci hanno dato reality show per imparare come mangiare il riso delle noci di cocco. Ci hanno dato trasmissioni che promettono premi milionari che possono cambiare la vita di chi chiama, di chi scavicchia il pacco, di chi gratta il biglietto fortunato.
Io non ci sto.

l’inizio della fine
Io non ci sto a farmi prendere in giro da una televisione che vuole indottrinarci a dimenticare il senso del sacrificio e del lavoro.
Io non li voglio i vostri soldi e i vostri gettoni d’oro. Senza se e senza ma.
Io voglio che i miei figli possano imparare a lavorare per costruirsi un futuro, qui in Italia o anche altrove, ma che sappiano bene che non bisogna confidare troppo nella Fortuna, che la speranza consiste nella preghiera e nella sconfinata fiducia verso un domani migliore, che tra l’altro non possiamo confondere la speranza con una debolezza, semmai con una fortezza. Né voglio che i miei figli si votino deliberatamente a chissà quale “colpo di fortuna”.
Nessuno ci regala niente, ma è questo che vogliono farci credere.
Io non ci sto più.
Programmi televisivi (che etimologicamente parlando di “televisivo” avete ben poco, dal momento che la televisione è la “visione del lontano”, ma qui non riescono a guardare oltre il proprio naso) anche voi siete responsabili del declino sociale e morale, della decadenza del gusto, quindi per favore, fate le valige e tornate a casa, fuori dai palinsesti delle nostre coscienze che vogliono tornare a ragionare come meritano.
Ora scusate, ma ho comprato un gratta e vinci. Speriamo sia la volta buona.
La Rivoluzione Ruttista
Lo spread è un soltanto un rutto
Dire che il ruttismo è nato con la rivoluzione ruttista, sarebbe come dire che prima di Gesù non c’era un senso religioso. Questo era ciò che intendeva Kuntakinte quando disse che “La religione è il rutto dei popoli”.Quindi quando è nato il ruttismo? Prima di definire il movimento ruttista, dovremo porci il problema del rutto. Da sempre l’uomo ha cercato di dare un senso ai grandi misteri della vita. Respirando l’odore di certe caverne abitate dagli uomini primitivi, gli scienziati sono riusciti a stabilire la datazione di antichissimi rutti.

La comunicazione tramite il rutto si rivelò poi determinante nello sviluppo delle società civili. Dal mito universale del Grande Ruttatore che creò l’Universo alla spiegazione scientifica del Grande Rutto, possiamo vedere più fattori che coincidono anziché collimare. In fondo si tratta di due diverse visioni della vita: da una parte quella mistica “Egli li creò ruttatori, a sua immagine e somiglianza”, dall’altra quella più scientifica “Il Grande Rutto da cui originò la materia gassosa che ha dato vita all’universo per come oggi lo conosciamo”.
La rivoluzione ruttista, dal canto suo, non fa altro che liberalizzare il rutto, rendendolo da sacro un concetto comune per tutti. I famosi motti “Rutto libero” “Più rutti per tutti” e “Il rutto al potere” rimarranno sempre impressi nella storia moderna. Quella generazione, la generazione del rutto, i figli dei rutti, ha cambiato la storia della comunicazione, nel bene e nel male. Se oggi possiamo rispondere al telefono ruttando, è grazie a loro.
Se oggi possiamo fare rutti in pubblico (fino al 1968 era vietato: ricordiamo anche l’epoca del proibizionismo negli anni ’20, in cui erano applicate sanzioni severissime per i ruttatori clandestini, il mercato del rutto nero) di ogni genere, e se conosciamo perfino i cosiddetti rutti silenti, o trasparenti, è grazie alla rivoluzione ruttista, che ha riportato al centro del discorso civile la questione ruttista.
Certo, a una dettagliata analisi, la rivoluzione, come tutti i grandi moti, ha comportato anche dei fallimenti: molti ruttatori sono diventati schiavi del sistema, il rutto è diventato perfino un sintomatico simbolo fisico tipicamente conformista. In un mondo dove tutti sono liberi di ruttare, il rutto ha ancora un senso? Questa è la sfida del nuovo secolo: ridare al rutto quella dignità originaria a fondamento dell’umanità tutta. Ce la faremo? Non possiamo saperlo, ma ciò che possiamo fare è un ruttino al giorno. Con moderazione, senza esagerare i toni del discorso e del problema. Ruttatori, lo sappiamo, si diventa.
Fonti ruttografiche:
- Fenomenologia epistemologica della peristalsi aerobica, De Ruptis A.
- Dal rutto al rotto: etimologia della rivoluzione, De Paperinis
- Ruttismo ed evoluzione dell’uomo, Darwin Charles
Ogni maledetto weekend
Il weekend è come il cucchiaio: non esiste.
Se ti concentri, capirai che non è il cucchiaio a piegarsi, ma sei tu stesso. Così come capirai che non è il weekend a venirti incontro ma sei te che vai incontro al weekend.
Quante volte gli impegni che per tanti motivi non possono essere realizzati durante la settimana lavorativa (strana definizione questa del tempo segnato da crisi e disoccupazione), sono rimandati al weekend?
Così arrivano le classiche frasi come “ci vediamo nel weekend”, “ci sentiamo nel weekend”, “cosa fai questo weekend?”
Il weekend è un’invenzione del Sistema per tenerci buoni, è il premio per fermarci e ripartire, è la dose di ozio settimanale istituzionalmente conclamata (al di là del fatto che molti non conoscono ozio o non conoscono lavoro).
Ma la parte più difficile da accettare in questo inglesismo è la definizione precisa di tempo cui la parola fa riferimento.

Weekend al faro, ma sì!
Cosa si intende con “weekend”? Venerdì e sabato, o anche la domenica, o soltanto il sabato in coppia con la domenica, o uno soltanto di questi giorni? Forse è un’ oscura porzione di tempo che si manifesta in un portale che può aprirsi soltanto a cavallo della mezzanotte del sabato? Chissà!
Una cosa è certa. Quando arrivava il weekend, una volta, ero contento. Adesso la parola mi mette una tristezza infinita. “Weekend”: il composto week e end, mi suggerisce la fine di qualcosa, e quando qualcosa finisce io sono sempre triste. Allora preferisco chiamare le cose con il loro nome: fine settimana. Mi sembra più corretto. Mi sembra che weekend sia un torto alla vita, una allegrezza più che una gioia, una forzatura del tempo. Chiamiamo le cose con il loro nome, diamo poco spazio all’ambiguo, perché il tempo non sarà altrettanto “inglese” con noi.
Tra l’altro uno studio recente, a cura dello Storm Prediction Center con sede in Oklahoma, dimostra che tempeste e tornado sono meno frequenti nel weekend, a causa di inquinamento e smog. C’è poco movimento. A me piace la tempesta, non la quiete.
Vi immaginate se “Ogni maledetta domenica” sarebbe stato “Ogni maledetto weekend”? Dai, non si può!
Psicologia del locale (parte 1)
Purtroppo sarà capitato a tutti. La disgrazia di vedere un locale assolutamente pieno e uno vuoto. Uno a fianco all’altro. Sicuramente questo è determinato, direbbe un economista, da un’assenza di pianificazione economica se non da una certa concorrenza scorretta. Se, infatti, i due proprietari avessero letto la teoria sui punti di equilibrio, probabilmente avrebbero guadagnato su una mezza birra, piuttosto che uno rimetterci e l’altro vendere una birra intera.
Certo, nuove teorie economiche avrebbero messo in piedi su il fatto che i soggetti hanno delle aspettative e che la somma finale di comportamenti razionali produce un risultato completamente irrazionale.

Okay. Respiro. Il filosofo sicuramente introdurrebbe invece la teoria dell’interpretazione dello spazio come enucleazione del fattore alcolico. Ne avevo un amico che diceva così ed era filosofo. Ora sta dietro il banco del locale vuoto. Per questo ho deciso di non prendere filosofia.
Rimane comunque il fatto che non c’è compensazione tra i due locali e allora ho consultato un mio amico psicologo. Con fare succinto, aveva troppi pazienti da disintossicare da facebook, mi dice che i bicchieri mezzi pieni e mezzi vuoto sono in realtà solo relazioni sociali. Cioè c’è chi beve di più e chi beve di meno. E forse quello vuoto fa bere di meno chi cerca il bicchiere mezzo pieno. L’ho guardato con la stessa faccia che avrebbe una persona che cerca il bicchiere mezzo pieno davanti ad un bicchiere mezzo vuoto. Effettivamente sembravo un po’ sbronzo mentre lo guardavo e questo mio amico psicologo mi ha chiesto se anch’io fossi affetto da facebookite. Risposi che di affetto per facebook non ne avevo mai avuto.

Ho deciso di fare un elenco.
- Il locale vuoto è vuoto perché è vuoto
- Il locale vuoto non prende fondi dalla Regione Lazio; l’altro sì.
- Il locale pieno è frequentato da cloni
- Il locale è pieno perché ci sono poche persone piene
- Scambiando l’ordine degli addendi il risultato cambia. Il locale vuoto diventerebbe pieno e il proprietario del locale pieno si incazzerebbe perché diventerebbe vuoto.
L’ho presa sul personale, come sempre. Ho deciso di andare a riempire il locale vuoto. Per questo non ho mai incontrato f**a.

Tutto il resto è (PARA)noia: guida per principianti
Ammettiamolo!
Tutti siamo paranoici, almeno un po’, almeno in alcuni frangenti della nostra vita. All’inizio la consapevolezza dello stato paranoico genera ansia, turbamento e disapprovazione interiore,ma anni di esperienza mi hanno resa una vera e propria esperta in materia, tanto da condividere cotanta ricchezza con tutti voi, neo paranoici turbati.

Cominciamo prendendo ad esempio la situazione-tipo: un tipo che ci piace! Il caso per eccellenza, in materia.
Il tipo che ci piace ci invia a prendere una birra
Step paranoico n°1:
-Perché mi ha invitata?Mica gli piacerò?No, quello stava con quella che è bella, simpatica brava, etc,etc, che c’entro io?Ma perché mi ha invitata dopo tanto?forse ha un’altra contemporaneamente a me?e che mi metto?no, quello no, sembro facile.Quell’altro no, sembro sciatta. Ma a lui cosa piacerà di me?e se mi scordo il deodorante?Oddio, non ho messo il deodorante sono sicura, etc,etc…..-
Soluzione:
Fermarsi, respirare e ripetere le seguenti parole al proprio cervello:
ANCHE LUI FA LA CACCA(ripetere, a seconda della necessità, dalle due alle trecento volte).

Il tipo che ci piace ci bacia
Step paranoico n°2:
-Oddio, ho mangiato le patatine, ho bevuto la birra, ho fumato, ho lavato i denti prima di uscire?non mi ricordo, cavolo, aspè, ma il deodorante, quindi, l’ho messo o no?ma la maglia puzzerà di fritto?ma bacio male?e se bacio male?adesso se mi dice che è stanco, vuol dire che bacio male, non mi chiamerà mai più, dirà a tutta la città che bacio male.Non potrò più uscire di casa, come faccio?
Soluzione:
Fermarsi, respirare e ripetere le seguenti parole nel proprio cervello:
QUESTO E’ IL BALLO DEL QUA QUA, E DI UN PAPERO CHE SA FARE SOLO QUA QUA Più QUA QUA QUA.
Il tipo che ci piace, disdice un appuntamento con noi
Step paranoico n°3 (Armageddon)
-Ecco, lo sapevo, l’ho spaventato, mi ha detto che il suo amico deve traslocare, non lo sapeva l’altro giorno?possibile?Gli ho detto un “noi” di striscio, per sbaglio, e questa è la reazione, perchè poco fa non me l’aveva detto che aveva da fare, no, quindi è a causa di quel “noi”che mi è scappato,non mi richiamerà più, non gli piaccio neanche forse, vuole solo venire a letto con me, me lo sento, è così!!Ma magari neanche quello, del resto ne avrà di ragazze carine attorno, mica ci sarò solo io….io non troverò mai nessuno che mi vuole bene, non sono in grado…ma perché mi dispiace così tanto?mi sono innamorata?lo conosco da una settimana, no, si, forse, chi lo sa!sto sudando, ma l’ho messo oggi il deodorante?no, non lo so…non mi ricordo, adesso se ne va, lo so….-
Soluzione:
Dale a tu cuerpo alegria Macarena
Que tu cuerpo es pa’ darle alegria y cosa buena
Dale a tu cuerpo alegria, Macarena
Hey Macarena

Adesso, caro lettore, anche te con queste semplici linee guida, saprai (con)vivere nell’immenso mare della paranoia, come Ulisse, troverai il tuo modo per non gettarti in pasto alla tua sorte.
Quella del paranoico agonistico è una vita dura, piena di pericoli ed ostacoli, ma non demordere!c’è speranza anche per noi per (soprav)vivere…Vi saluto miei cari…Buona paranoia a tutti voi!
[...ma, sarà piaciuto quello che ho scritto?ma avrò scritto bene?e se ho fatto errori?diranno che fa schifo, no, anzi, fa schifo, lo so, non mi firmo, no, meglio di no, tanto fa schifo, poi se no mi riconoscono e mi assoceranno, per sempre, a quella che ha scritto sta schifezza......]
Laetitia
M’ anch’un lato
Cara casta,
questo non è peculato. Si chiama peRculato.

Favoletta regionale
È fiorito un giardino
Ma dopo la tormenta
Venuta dai monti
Non sono rimaste altro
Che le macerie e le polverini
Sottili.











