State scherzando, vero?
SIETE PRONTI? SIETE CALDI? SIETE AFFAMATI?
Vi presentiamo la nostra Antologia Poetica in quanto autori del blog Vongole & Merluzzi.
La raccolta si intitola “State scherzando, vero?” e si propone l’ambizioso scopo di riportare l’Uomo al centro della Storia.
Dopo l’I-pad, l’I-pod, l’I-phone , occorre stabilire “I Poetry”: cambiare il mondo e risvegliare la propria coscienza tramite l’azione poetica.
Non è una striscia defilata della solita rivoluzione pseudo sessantottina, né l’urlo patinato dei soliti poetucoli che riempiono librerie e strade. Siamo piuttosto poet-astri.
E questo è un libro di poesie per chi odia la poesia, per chi ama ed odia la vita, questo è rock.
Autori: Macale, Appetito, De Cave (alias Lordbad, Franklinguamozza, Fishcanfly su questa nave).
Edizioni Ensemble.
Il libro è ordinabile presso qualsiasi libreria italiana, o presso il sito dell’editore o anche contattandoci personalmente.
Link Edizioni Ensemble:
Attenzione:
è severamente vietato leggere questo libro prima e dopo i pasti
e durante le ore diurne;
si consiglia vivamente di non sostare in posti pubblici con il presente,
onde evitare di suscitare reazioni di eccitamento improvviso
da parte di sconosciuti; usare con cautela.
In caso di eccessiva lettura consultare direttamente i poeti;
tenere lontano dalla portata degli adulti, dei disillusi, e dei sani;
il contenuto è altamente infiammabile.
Le statistiche riportano stime di milioni di anime bruciate;
è infine assolutamente sconsigliato cambiare dopo la chiusura del libro.
Ogni abuso verrà punito con un sogno.
La rosa nel cortile
Splendido niente di un uomo che cammina
G. Grignani
Alice si chiedeva che diavolo stesse facendo quel ragazzo lì nel cortile. Girava in tondo e probabilmente pensava. Lo aveva visto poche volte, malgrado abitassero nello stesso condominio, e in quelle rare occasioni c’era sempre stato del formale imbarazzo tra loro, quasi che ad entrambi non interessasse salutare l’altro, tuttavia ogni tanto ricordavano di farlo, in onore delle formalità.
A un certo punto stava prendendo a calci qualcosa, forse un sasso. Poi Alice si concentrò meglio e capì che quello doveva essere un bocciolo di rosa. Il cortile in quella stagione ne era pieno considerato il roseto poco distante.
Prendeva a calci il bocciolo, quello si spostava, lui lo raggiungeva, tirava un altro calcio con la punta della scarpa. Mano a mano che il bocciolo era preso a calci si andava rompendo, perdendo ora una fogliolina verde, ora un petalo.
Alice scosse la testa. “Perché doveva essere così pensieroso?” Guardò un libro di poesie poggiato sul letto e si ricordò di alcuni versi.
“Osate calpestare le aiuole”- aveva declamato il poeta. Così decise di scendere in cortile.

Abitava al primo piano, quindi le occorse soltanto un minuto per trovarsi giù, arrivò appena in tempo per guardare il ragazzo mettere fine a quel gioco bizzarro. Dopo un ultimo calcio, lui raggiunse il bocciolo e lo calpestò, insistendo con la pianta del piede, quasi come se dovesse schiacciare un qualcosa di ben solido e quindi gli occorresse molta forza. Alice credette di intuire sul volto del ragazzo che guardava in terra un’espressione rancorosa.
“Perché lo fai?”
Lui si voltò, evidentemente sorpreso dalla presenza di Alice che non aveva notato.
“Faccio cosa?” – replicò con aria interrogativa, quasi colto sul fatto, con l’espressione innocente di chi sostiene “Non sono stato io, non so di cosa stai parlando”
“Perché schiacci la rosa?”
Il ragazzo sospirò, guardò il bocciolo, del quale non era rimasto che un piatto groviglio di petali e una macchia umidiccia intorno, poi disse:
“Non dovrei?”
“Le rose sono belle, non dovrebbero essere schiacciate.”
“E chi l’ha detto?”
Alice fece spallucce, allargò le braccia e alzò gli occhi al cielo.
“La natura.”
“La natura? Dovresti sapere invece che la natura è crudele, forse bella sì, ma crudele e pericolosa. Le rose potrebbero schiacciare te.”
Alice andò a sedersi su una panchina.
“Non ti facevo filosofo.”
Lui le si sedette accanto.
“Non ti facevo impicciona.”
Alice si alzò e affrettò il passo verso il portone, sbuffando. Lui la rincorse.
“Scusami…scusami, non intendevo offenderti. Non sto tanto della quale oggi!”
Lei si voltò.
“Tu schiacci rose, ecco cosa fai.” , poi riprese il passo.
Lui la bloccò trattenendola per un braccio.
“Io non schiaccio rose, mi difendo. Mi difendo prima che loro schiaccino me.”
“E io non intendevo schiacciarti. Volevo essere d’aiuto!” – Alice aveva alzato la voce.
“Vuoi essere d’aiuto? Allora diamo fuoco al roseto. Diamo fuoco a tutte le rose. Ecco come puoi essermi d’aiuto.” – anche il ragazzo aveva alzato la voce.
Poi si fece silenzio nel cortile. Lui aveva lasciato il suo braccio, entrambi guardavano in terra.
“Forse non dovresti dare fuoco al roseto. Forse lì in mezzo c’è una rosa buona!” – mormorò Alice a voce bassa.
“Forse…”
“Se vuoi ti aiuto a cercarla.”
“Come si fa a riconoscere la rosa buona da quella non buona?”
“Bè, anche la rosa buona ti farà male…ma ti sarà impossibile schiacciarla.”
Il ragazzo annuì. Alice gli tese la mano:
“Io comunque mi chiamo Alice.”
“Mario. – disse lui rispondendo alla stretta – Mi insegnerai?”
Alice sorrise e rispose:
“Sì.”
Lettera aperta a LordBad.
Porthos è il mio cane. Porthos è vivo. Oggi è stato investito. E’ uscito fuori dal suo territorio. Dalla sua casa. Si è spinto oltre, come un Ulisse al di là delle colonne. Una macchina in velocità. L’ha colpito. Lui è balzato.
Ho capito che la morte è fantasiosa. Questo non vuol dire che la morte non è uguale per tutti.
La morte è morte.
Anche quando scherza.
Anche quando fa finta di prenderti e poi ti molla di colpo.
Provo invidia per chi ama la vita. Ignaro. Per inconsapevolezza; per troppo ardore; per ignoranza.
Ignaro che la vita è esattamente come la morte. Ti coglie alla sprovvista. Un giudice che sbatte forsennato il martelletto e decreta se tu devi vivere o devi morire.
Basta un tanto. Una parola. Una parola e tutto diventa Storia.
Il verbo si è fatto carne ecc… , ecc…
Non tutti sanno quanto le parole sono inutili. Non tutti gli scrittori se ne accorgono. Pochi sono quelli che lo dimostrano.
Vedete, siamo degli abusatori. Di parole e quindi di promesse. E il coraggio è la rogna dell’anima. Nessun antibiotico lo combatterà.
Viviamo impauriti. Viviamo miseri.
Siamo plasmati con la miseria. I “plasmon” dell’emozione.
Ed il tempo non è fermo come l’orologio della mia stanza. Il tempo va. Su un purosangue e non un ronzino, come spesso si crede.
Per quanto la vita non si presta alla vita, e quindi ad essere vissuta nella sua interezza, noi abbiamo il diritto e il dovere di sacrificarci, o quantomeno di sforzarci, di andare oltre le nostre potenzialità. I nostri limiti.
Potremmo essere e diventare tutto ciò che vogliamo, se solo lo volessimo.
Cosa ci ferma? Cosa ci blocca? Perché abbiamo tanto timore? Cos’è questo timore che ci impedisce di…?
E’ il non voler perdere quello che si ha. Perché siamo persone comode, fondamentalmente. Comodi comodini accomodati.
Stiamo buttando un sacco di tempo in attesa di un tempo.
Migliore.
E se quel tempo non arriverà mai?
Cosa conta maggiormente: l’attesa del tempo o il tempo dell’attesa?
Qualunque sia la domanda, noi ci stiamo accontentando.
Comunque ci accontenteremo. Ecco perché credo fermamente che bisogna fare almeno il possibile per cambiare le carte in tavola e stravolgere la partita.
Stravolgerci. Sì. Vi rendete conto che la materia, il tatto sarà una delle primissime cose che non ci saranno concesse, domani?
Troppo spesso si ha il timore di accorgersi che si può essere felici anche non essendo se stessi, non essendo uguale a ieri.
Spesso si ha paura di accorgersi che si può perfino non essere felici. Perché fa parte della vita. Del gioco.
Sono franlinguamozza. E come i sette venti sanno, ho il vizio di parlare e dire ciò che penso.
Ora tu, Lordbad, puoi fare orecchie da mercante. Riderci su o perfino commentare con la tua forbita dialettica.
La verità sarà sempre una: potrai guidare questa barcaccia su qualsiasi oceano tu voglia, ma non sarai in grado di guidare il veliero della tua vita se continuerai ad usare la bussola.
Tuo, frank.
L’ape Maya (non è una favola per bambini)
Così è questa la fine.
Me la immaginavo diversa, a dire il vero.
Grandi catastrofi, incendi, alluvioni, terremoti, fanatici ed estremisti in libera uscita.
E invece no: finisce tutto in un grande silenzio. Mai come prima di questo momento mi sono resa conto di cosa fosse il rumore del mondo. Più che un rumore, era musica. Sì, ogni tanto qualche nota stonata, ma nel suo complesso non era poi così male. Solo che bisogna essere predisposti ad ascoltare se si vuol sentire. Sentire la vita, intendo. No, non voglio essere retorica. Quelle sviolinate di discorsi da giorno della laurea e cerimoniali istituzionali mi hanno sempre fatto volar via lontana!
Ma è proprio questo il punto. Io la vita l’ho sempre capita, sono sempre stata al mio posto, ho sempre lavorato per l’alveare, ho sempre fatto quello che mi dicevano di fare. Ogni tanto qualche ribelle si ostinava a non seguire le regole, veniva trascinato dalla Regina che emetteva il prevedibile verdetto.

Fine del livello
Ho sempre creduto nel destino. Di fuco in fuco la predizione della fine del mondo è arrivata fino a oggi. Le riserve di miele sarebbero terminate nel 2012, ed eccomi qui, agli sgoccioli, a raschiare il fondo dell’arnia. Sono un’operaia, ho portato a casa il miele per la famiglia, anche quando i tempi erano diventati molto duri e di lavoro ce n’era sempre di meno. Ho fatto anche qualche sciopero, con buona pace dei sindacalisti e dei miei diritti.
Nel complesso non posso lamentarmi. Mi dispiace però che i miei figli non vedranno mai quanto fosse meravigliosamente pieno di bellezza e di pericoli, questo vecchio mondo. Non lo conosceranno mai per quello che era un tempo, quando dagli alveari colava miele in gran quantità, e persino gli dei accorrevano a bere il loro idromele.
Ora però che il miele è terminato gli dei hanno scagliato l’ultima maledizione, la più semplice. Il sovrano silenzio.
Ma io, ape maya, che sono l’ultima sopravvissuta, declamo qui un canto. Non se ne andrà in silenzio questo mondo, ma per quel che mi resta da vivere ronzerò ancora.
Ronzando ricorderò di essere viva.
Zzzz…Zzzzz….Zzzzz…
L’altra metà del cielo
L’altra metà del cielo
è un bianco veliero
che infrange l’orizzonte
ne spezza i limiti
li distribuisce all’infinito
moltiplica gli attimi
per ogni occasione presa
o perduta
L’altra metà del cielo
è stata occupata
da un movimento di protesta
contro il silenzio del cosmo
con armi di amore di massa
hanno bombardato
il suolo delle anime perse
L’altra metà del cielo
sono i suoi occhi
la sua voce
le sue attese
tutto ciò che è
lei in me e fuori di me
L’altra metà del cielo
è un tuo concerto,
Komandante,
sotto la stessa luna
per sempre.
Si vive insieme, si muore soli
I maggiori beni ci sono elargiti per mezzo d’una follia che è un dono divino (Platone)
Una scrittrice americana mi ha detto una volta Nasciamo da soli e moriamo da soli. You can’t do anything with that, man. È stata una delle poche volte in cui mi sono sentito essenzialmente un verme. Io pensavo, in realtà che nasciamo insieme e moriamo da soli. È l’unico appiglio che dava un certo senso alla vita come esternazione di un qualcosa di nuovo che, effettivamente, appare, al momento della nascita, come solo destinato alle sofferenze.
Ha aggiunto Lottiamo, qui, non importa come, ma cerchiamo di sopravvivere. Siamo persone diverse, uniche. Non ho avuto modo di dirle nulla. Mi ha riempito del suo discorso autobiografico e del suo credere nel proprio io, nella capacità di formarsi da sé. Mi sono sentito di nuovo un verme. Pensavo di formarmi insieme alle persone, di trovare dei punti di incontro, di approdo, di partenza e di arrivo comuni. Forse non ci ho mai capito nulla.

Entusiasmo, ragazzo. Ecco cos’è di cui abbiamo bisogno. Mi pareva una vita di non sentire quella parole e di avere fede in qualcosa, a parte dio, la fede più facile perché non si vede direttamente, ma gli si darà conto solo quando saremo di nuovo soli e non ci sarà nessuno a testimoniare che la nostra fede per la vita è stata minore o più forte di quella verso esso. Mi pareva secoli che non facevo queste riflessioni.
Alla fine del discorso non ho parlato, ha parlato solo lei. Ma non direi che sia stato un monologo, è stata più una rivelazione, un po’ come quando vai dal barbiere e parla solo lui. Il barbiere e l’oracolo mi parlano attraverso.
Cash d’anima
Capita di trovarsi la sera, nell’ora chiamata 22, a camminare lungo le strade della città. Ma ti rendi conto che sei un frammento, un pezzettino. Respiri insieme alla città, al camino, forse uno degli ultimi accesi in Italia, uno dei tanti qui a Varsavia.
Cammini e tiri dritto. Poco importa del passo degli altri: hai bisogno del tuo respiro. Del senso che ti cammina dentro e di un maledetto bancomat qualunque, ficcato negli angoli ovviamente più reconditi dell’anima umana.
Pensi che quello che accade di giorno non ha senso. Ritrova l’opportunità, il riscontro, il vivo solo nella notte. Che tutto perdona, tranne il tuo conto in rosso. Ma poco importa, ci penserà il giorno a regolare i conti.
Manca poco. Sono quasi arrivato a compiere la missione notturna. All’angolo, c’è il bancomat.

Limite
Ho come la sensazione che non esista nessun Grande Fratello o Sistema al di fuori di ciò che siamo o vogliamo essere.
L’unico vero limite è dentro di noi.
E il motto non è: “diventa ciò che sei”.
Piuttosto, diventa ciò che vuoi essere.
Cosa farò da piccolo
Vogliono saperlo tutti.
Cosa farai da piccolo?
Ho preso molto tempo per pensarci, ma alla fine ho deciso.
Farò il Sognatore.
Certo, non sarà facile, la strada è molto ardua, mi hanno detto che selezionano i migliori e gli studi sono molto lunghi.
Ma già mi vedo: interi pomeriggi a sognare un mondo migliore, a curare la realtà di ogni paziente regalandogli un sogno in cui credere o facendogli riscoprire il proprio, che credeva perduto.

Professione nobile, certamente tra le più ambite.
Ma ormai è deciso.
Sogno di diventare un sognatore.
Vongole & Merluzzi @ Radio Libera Tutti, questa sera
Abbiamo atteso il giorno stesso per dirvelo nel più rigoroso stile di chi poco capisce di promozione eventi: questa sera il team di Vongole & Merluzzi sarà intervistato per un’ora e trenta minuti primi da Lara Cianfanelli ai microfoni di Radio Libera Tutti.
Ma la vera novità non è questa.
Odiate anche voi la parola novità, a proposito? A me non piace: è una parola che sa di vecchio e di stantio, figlia della moda.
Mi sono distratto un attimo, dov’ero?
Ah, sì: c’è di bello che non siamo coinvolti esclusivamente come team di questo blog, ma come appartenenti al World Poetry Movement.

Riporto da Internet perché oggi mi sento pigro:
Si tratta di un organismo internazionale che nasce con questo obiettivo: attraverso la bellezza della poesia, riuscire a fare luce sulle problematiche più rilevanti dei nostri tempi sul tema politico, sociale, ambientale. Da una comunicazione efficace e diretta, quale quella permessa dai versi letti in pubblico, il passo successivo sarà quello dell’azione, così da riuscire finalmente a contraddire un pessimo luogo comune: quello che connette l’arte poetica esclusivamente alla dimensione estetica.
Tra i principali sostenitori di questo movimento spiccano quello di Lawrence Ferlinghetti, nonché quello di Jack Hirschman, storici protagonistaidella Beat Generation.
Nel 2014 il WORLD POETRY MOVEVEMENT sarà riconosciuto Ente Mondiale per la Pace dall’UNESCO.
L’azione ritorna al centro della poesia. E lo farà ripartendo da Roma il 29 febbraio al Pub Le Mura, dove siete tutti invitati, in via di Porta Labicana, 24.

Questa sera parleremo più ampiamente del movimento e di tanti progetti, nonché anticiperemo un’altra importante cosa avvenire.
Previsto un intervento di Olga Campofreda, direttamente dal blog La Gallina Bianca.
Questo è il link di Radio Libera Tutti: si tratta di una radio on line, quindi facilmente accessibile da tutto il mondo, ovunque voi siate.
http://www.radioliberatutti.it/index.php
Cliccate all’interno della pagina nella sezione Ascoltaci.
DALLE 21:00 ALLE 22:30
Stay Tuned!
Stay Poetry!
Perché non vendere granite ad Honolulu
“Alzarsi presto la mattina come se la giornata dovesse avere un senso”
(da Lui sì che capisce le donne)
Voglio dirlo. Ci sono effettivamente giorni che non fanno proprio iniziare le settimane . Né ci sono ‘buongiorno’ che salvano in qualche modo la faccia alla giornata, nemmeno con il caffè portato a letto giustoperchèoggimisentobuon*. Né c’è persona dolce o bendisposta che tenga la nostra sbornia da avvelenamento esistenziale.
Quelle precise giornate direte, infatti, mollo-tutto. Effettivamente comincerete a progettare di – tecnicamente detto – fanculizzare tutto e tutt*, criceti compresi, e di iniziare una nuova attività di bibitar* ad Honolulu. Magari a vendere le granite. Presto detto: bastavadoavenderelegraniteahonolulu!
Primo errore della vostra vita: o forse secondo, dopo quello di mollare tutto. Controllate effettivamente com’è il mercato delle granite ad Honolulu. Magari avrete brutte sorprese. Innanzitutto penso alla concorrenza: prima di voi sicuramente anche altri avranno impostato questa via alternativa dopo il fallimento del darsi all’ippica. Dovrete quindi effettivamente creare un cartello o un mercato per ammorbidire la già scarsa concorrenza di bibitari.
Seconda tematica: come vendere ghiaccioli o, peggio, granite con il cambiamento climatico imperante? A questo punto pare più saggio vendere delle limonate, magari fanculizzerete nello stesso modo.
Il terzo quesito è: una volta arrivati ad Honolulu, qual è il concreto cambiamento nella vostra vita? Anche lì, in fondo, è presente altro genere umano che mostrerà i medesimi sintomi della piccola porzione con cui già avevate a che fare. La scommessa di vendere le granite con l’aumento delle temperature, sebbene possa essere avventata economicamente, è quello che vi riscatta dalla giornata, da quel buongiorno che non vi è mai appartenuto.
Altra soluzione saggia: rimanete sulla linea del cambio di data. Non si sa mai.

All’università si mangiano solo tramezzini
Scrivere poesie non è difficile; è difficile viverle.
Charles Bukowski
Stamattina l’università sembra un grande stomaco. Pronto a digerire. Tutto è teso alla masticazione, dalle barrette ipocaloriche kellogs ai piccoli kinder pinguì che costano ben 80 cent. Un vero furto. Le persone vanno e vengono, indaffarate dalla sapienza. Credo che conquistare la sapienza sia un affare difficile. Anche perché i muri e i pavimenti crollano. Ma nessuno se ne accorge. Da quando sono entrato dentro l’università ho capito che vestirsi bene dà la sapienza. Ecco perché io mi sento insipiente.
L’odore del caffè pare cannibale. Stacca tutto dalle narici. Dà il contentino. Ma almeno ti fa conoscere la gnocca che hai visto a lezione, se ti va bene. Deve farti riprendere dal caldo della biblioteca, togliere quel culo un po’ flaccido dalla sedia. La biblioteca dovrebbe essere fatta per leggere e stare in pace. Invece ti fa stare in guerra, a partire dal vicino.
Che mangia un panino al prosciutto. Un casino con le sue mascelle. Un casino con le briciole.
Ecco perché dentro l’università si mangiano solo tramezzini.
Allora mi siedo. Leggo Bukowski. Anche lì si mangia un sacco. Soprattutto polpette e spaghetti. Sugo che cade dalle labbra unte e sporgenti.
Ancora casino con le briciole di pane. La gente che guarda il tizio mentre mangia il panino al prosciutto. Mentre leggo, guardo con distacco chi mi gira intorno. Il tal esame è tosto, assicura un ragazzo con gli occhiali un po’ troppo sporgenti, sempre lì lì per scivolare definitivamente. Un altro annuisce con l’aria di chi ha studiato davvero tutto. Poi becco la sua prova: aveva un minuscolo rivolo di maionese sull’angolo sinistro della bocca. Ma noto che anche l’altro ha un rivolo di maionese.
Mi fissa una ragazza che va di fretta. Due occhi enormi. Anche lei un rivolo di maionese.
E un professore. E l’inserviente delle macchinette, dalla barba rossiccia della penombra delle scalette. Rivoli di maionese.
Abbasso gli occhi: ho un casino di briciole e di merde varie. Sono fottuto, ho pensato.

Parola di prostituta.
Siamo lieti di inaugurare, o forse è meglio dire “sono lieto” di inaugurare, visto l’estremo pudore che contraddistingue il resto della ciurma che io considero degli ottimi marinai, seppur da vasca da bagno, lontani dall’essere, come me, degli autentici pirati d’acqua salata; certo, loro a differenza di me ben sanno cosa vuol dire tracciare e seguire una rotta, si divertono a sturare pensieri tirando via il tappo della prevenzione “intellettuale”, ma ognuno è chiamato al mondo per una ragione ben precisa, e la mia è alquanto incerta; in ogni modo, credo che questa nuova sezione farà contenti loro e molti fan del blog. Me compreso.
La sezione di cui parliamo si chiama “Sottocoperta”, e conterrà post che parleranno di erotismo e pornografia.
Voglio dare il via a questa sezione con un’intervista fatta ad una prostituta, o meglio una chiacchierata, che prima di essere definita tale, è una cara amica. E soprattutto, una donna.

Non perdiamo tempo, tiriamo un cazzotto allo sterno di chi ci leggerà: ti piace scopare?
Sì. Mi è sempre piaciuto. Come piace a tutti, del resto. Non facciamo gli ipocriti. Si ucciderebbe, per il piacere.
E c’è una differenza tra scopare e prostituirsi, secondo te?
La differenza è palese. Il sesso è il comune denominatore. Se lo fai per “beneficenza” stai scopando. E sei anche contenta, il più delle volte. O almeno dovresti. Altrimenti sei un/una fuori di testa. Se lo fai con altri scopi, qualunque essi siano, allora ti sta prostituendo.
C’è una linea sottile che separa le due sfere, tutto sta nell’intenzione, è possibile?
Certamente. E’ tutta lì, la vita è sempre un’intenzione sbagliata. E poi sai cosa penso?
Cosa?
Penso che la gente giudica soltanto. Non sai quante si prostituiscono senza stare sulla strada. Senza farsi pagare. Ma la maggior parte non vede quelle persone. Ognuno di noi si prostituisce a modo proprio.
C’è, secondo te, un malessere, o meglio una solitudine di fondo in tutto ciò?
Sta tutto nella solitudine. E’ tutta colpa della solitudine che ci portiamo dentro, anche quando stiamo insieme.
Da quanto tempo fai questo lavoro, se così lo si può chiamare?
Chiamalo come desideri, tesoro. Il nocciolo è sempre quello. Scopare. Poi se mi arricchisco facendolo è un’altra questione. Ormai sono tre anni. Ma sto per smettere.
Cosa vuoi dire? Ti sei stufata?
Sì. C’è una parte di me che si è stufata. All’inizio per me era una trasgressione. Poi, ci si abitua anche a quel limite che si vuole superare. L’emozione è un cane in catena, ma senza la catena. Non so se mi hai capita. Mi divertivo. Volevo provare qualcosa di nuovo. Quando ho capito che potevo andare oltre, ho cominciato a farlo diventare un lavoro a tempo pieno. Poi ci si abitua a fare anche la prostituta. Tutto diventa uguale, quella che prima vivevi come una trasgressione, ripeto, oggi lo vivo come se stessi facendo un lavoro qualsiasi.
Ti permette di vivere bene?
Tesoro, eppure dovresti saperlo… al mese guadagno più di tuo padre in un anno.
Adesso non dire così, che altrimenti pensano…
Che abbiamo scopato? Ahah! State tranquilli, con lui è sempre stato gratis.

Sì! Ma le ripetizioni sono sempre state gratis, precisiamo.
Certo! Perché, pensi che qualcuno aveva capito qualcos’altro? (sorride). Sì. Ti ho dato ripetizioni di latino per quanto, due anni?
Più o meno.
Chi leggerà, penserà che sia tutta una messa in scena, ed invece… la vita è così. E’ strana. Sono laureata in Filosofia. Una mignotta laureata in filosofia, non se ne trovano molte in giro. E crea delle alchimie bizzarre, sai? Anche con i miei clienti, ne capita qualcuno un po’ più curioso, e quando gli dico che sono laureata spalanca la bocca. Ne ricordo uno, un po’ perverso devo dire, che mi chiese di leggergli qualche passo di un filosofo, a caso, mentre mi penetrava da dietro.
E tu?
Gli ripetevo “panta rei”. Lui non capiva. Solo mentre se ne veniva su una chiappa ha voluto sapere cosa significasse.
Se non ti conoscessi direi che sia la tua filosofia di vita: tutto scorre.
Ogni notte, quando torno a casa, me lo ripeto. E me lo ripeto più forte quando faccio sesso con i miei clienti. Per quanto mi piaccia, è bene ricordarselo.
Cos’è che in fondo ti piace?
Dire che mi piace godere lo trovo banale. Mi piace vedere il volto degli uomini che mi faccio cambiare d’espressione. Mi piace osservare come delle apparenti persone perbene diventino durante l’orgasmo dei veri porci indomabili.
Che gente fa parte dei tuoi clienti?
Tutti i tipi. Imprenditori. Politici. Padri di famiglia. Vedovi. Gay. Trans. Lesbo. Operai. Muratori.
Quanto ti prendi?
Due, trecento euro per una manciata di ore. Oppure vado ad orgasmi. Ogni orgasmo cinquanta euro.
Ti hanno mai chiesto cose assurde? Posizioni strane?
Un ragazzo di una trentina d’anni. Era un habitué, voleva possedere ed essere posseduto. Si portava con se tutti gli oggetti più strani del mondo. Perfino un pezzo di legno intagliato. Se l’è fatto mettere dietro. L’aveva creato lui stesso. Un giorno dopo aver fatto sesso su una spiaggia, col pene ancora dritto mi ha chiesto di sposarlo. Mi ha dato un anello. Era dell’ex moglie. Io non ho risposto. L’ho guardato, gli ho fatto un pompino e lui se n’è dimenticato.
Si è dimenticato di sposarti?
Sì. Ha fatto cadere l’anello che aveva in mano tra la sabbia, tanta era la voglia possedere. Se l’è dimenticato lì.
Cosa ti ha spinto a fare questa scelta?
E’ semplice. Non c’è lavoro. Devo pur campare. Ormai non lo si riesce più a fare. Ma soprattutto, come ti ho detto, la solitudine. Il bisogno d’amore. Non c’è stato mai nessuno che mi ha amato seriamente. Così, mentre faccio sesso con degli sconosciuti, penso che almeno per un attimo qualcuno è disposto ad amare qualcosa di me, pure se si tratta semplicemente del mio corpo.
E’ duro ciò che dici.
Ma è la verità. Da soli non si vive. Non si può vivere. Chiunque sarà portato a farlo o finisce matto, o va a puttane.
C’è pur sempre la masturbazione.
Non è la stessa cosa. C’è bisogno dell’odore della pelle dell’altro. La mastrurbazione, per come la vedo io, ad una certa età è da sfigati.
Prima dicevi che vuoi smettere. Non ho capito bene il motivo.
Voglio smettere perché sono incinta. Perché ho guadagnato tanto, e posso permettermi di smettere. Ho incontrato un uomo. Un mio cliente. Ci siamo innamorati. La cosa è andata troppo oltre, a lui non gli interessa se continuo a fare questo mestiere o no. Abbiamo deciso di tenere questo bambino. Smetto per lui.
Quindi da oggi, smetti di essere Gaia Amor proprio, come ti fai chiamare.
Sì. Da oggi torno ad essere Vanessa. Quella Vanessa che hai conosciuto, e che tutti si sono dimenticati chi è sempre stata.






