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Veglia al fiume

Stavano in macchina.  All’orizzonte si vedevano solo alcuni dettagli, che in fondo rimanevano ancora dettagli. Era buio, dopo la festa i tre della compagnia erano stanchi, ma parlavano. A bassa voce, senza dar troppo fastidio al rumore del motore lungo la strada.

Ettore è morto la settimana scorsa, disse improvvisamente il primo.

Il secondo disse che era stato un buon diavolo, dopo tutto. Niente da nascondere o da condannare. Uno dei tanti se n’era andato. Era morto. Questo lo turbava. Nel silenzio tutti stavano misurando quelle parole. Tutti erano turbati, non dalla morte in sé – dalla paura di scomparire – ma dalla paura di sparire per davvero, che è diverso.

Il primo, che guidava, prese la curva veloce e al che disse Nella vita seguiamo solo le strade già fatte, ecco qual è il punto. Le piazzole di sosta esistono, c’è chi si ferma prima o dopo. Ecco tutto. Voi la chiamate vita?

Il terzo, che non aveva parlato, ripensò ad Ettore buonanima. Cosa aveva fatto Ettore, dopo tutto? Non aveva accusato la sconfitta della vita? forse c’erano stati momenti in cui aveva colto l’attimo e momenti in cui gli attimi l’hanno colto di sorpresa. Ma se ne è andato in punta di piedi.

E se non fosse mai esistito, Ettore, disse il secondo, che sarebbe accaduto? Niente, disse rammaricato il primo che guidava concentrato. Questo è il guaio. I sogni l’aveva lasciati nel cassetto, cioè ne aveva lasciati da parte per le evenienze del futuro. Un futuro che non ha mai avuto, perché oramai è tutto passato.

Vita, disse sospirando il terzo, il più riflessivo dei tre. Ecco il nodo, pensò. Sognare non costa nulla, non si ricordava chi lo avesse detto, ma il problema era quanto costava ammettere di sognare. Seguire i propri sogni è prendere altre strade, non quelle già fatte. Il primo, quasi captando i pensieri del terzo, disse che quasi quasi cambiava strada e tagliava nelle campagne.

Il primo, ad un trattò sterzò. Il fuoristrada si diresse dritto in un sentiero sterrato di campagna. Non si vedeva quasi nulla, fuori c’era silenzio assoluto. Vide di sfuggita un segnale che indicava l’interruzione della strada. Bloccò di botto. Si ritrovarono di fronte al vuoto. Gli altri due guardarono il primo con aria interrogativa.

Eccolo, Ettore, indicando il vuoto di fronte a loro. Sotto si sentiva scorrere l’acqua quieta e lenta. Niente di nuovo, tutto in movimento. Ettore viveva nel fiume. Tutti loro lo sapevano. I dettagli erano nascosti alla luce dei fari. Capirono. Capirono e si spaventarono.  Ettore era davvero sparito. E loro erano gli unici a saperlo.

State scherzando, vero?

SIETE PRONTI? SIETE CALDI? SIETE AFFAMATI?

Vi presentiamo la nostra Antologia Poetica in quanto autori del blog Vongole & Merluzzi.

La raccolta si intitola “State scherzando, vero?” e si propone l’ambizioso scopo di riportare l’Uomo al centro della Storia.

Dopo l’I-pad, l’I-pod, l’I-phone , occorre stabilire “I Poetry”: cambiare il mondo e risvegliare la propria coscienza tramite l’azione poetica.

Non è una striscia defilata della solita rivoluzione pseudo sessantottina, né l’urlo patinato dei soliti poetucoli che riempiono librerie e strade. Siamo piuttosto poet-astri.

E questo è un libro di poesie per chi odia la poesia, per chi ama ed odia la vita, questo è rock.

Autori: Macale, Appetito, De Cave (alias Lordbad, Franklinguamozza, Fishcanfly su questa nave).

Edizioni Ensemble.

Il libro è ordinabile presso qualsiasi libreria italiana, o presso il sito dell’editore o anche contattandoci personalmente.

Link Edizioni Ensemble:

Attenzione: 
è severamente vietato leggere questo libro prima e dopo i pasti 
e durante le ore diurne; 
si consiglia vivamente di non sostare in posti pubblici con il presente, 
onde evitare di suscitare reazioni di eccitamento improvviso 
da parte di sconosciuti; usare con cautela. 
In caso di eccessiva lettura consultare direttamente i poeti; 
tenere lontano dalla portata degli adulti, dei disillusi, e dei sani; 
il contenuto è altamente infiammabile. 
Le statistiche riportano stime di milioni di anime bruciate; 
è infine assolutamente sconsigliato cambiare dopo la chiusura del libro. 
Ogni abuso verrà punito con un sogno.

Un po’ di guru

Funeral Fantasy

Alle volte ho una strana fantasia.

No, non una fantasia sessuale, che avete pensato? Sporcaccioni! D’altronde quelle le ho sempre!

Piuttosto una più macabra.

Penso al mio funerale. A come debba essere…bello.

Ecco, sì, bello è proprio il termine adatto. Il funerale è l’ultima funzione sociale alla quale siamo chiamati ad assolvere, il riconoscimento di essere esistiti agli occhi degli altri, la smentita di ogni superindividualismo, la conferma che senza una comunità in grado di celebrare la dipartita, probabilmente non partiremmo mai.

Certo, forse è la più egocentrica delle fantasie.

Cazzo, per un giorno sono al centro indiscutibile della scena, per l’ultima volta.

Immagino che me ne starei in disparte appoggiato a una colonna mentre portano il feretro sulle spalle. E penserei “Cacchio, dovevo pesare tanto!” Me ne starei in un angolo a fumare, ridendo, libero da ogni pensiero e da ogni preoccupazione, per sempre.

Poi studierei ogni volto, ogni lacrima, e ogni sorriso. Le parole no, penso che quelle le lascerei via, consapevole che non mi servono più. Vedrei chi è venuto e chi no.

Ma anche, perché no, vedere chi dice cosa. Oddio direbbero tutti belle cose immagino, non fosse altro per convenienza.

Soltanto di pochi sguardi non avrò bisogno di smentite o di conferme, e quelle sono le persone che amavo. Ma chiudiamo subito la parentesi sdolcinata.

Tutte queste persone che piangono per te, anche contemporaneamente.

C’è di che soddisfare un ego molto grande.

Indubbiamente, quando morirò voglio un posto in prima fila, e anche una registrazione in blu-ray e in 3D.

Vado a preparare gli inviti e a scaldare un po’ di pop corn.

Avrai dei momenti difficili

Perché avrai dei momenti difficili ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione!

Lettera semifredda affogata al caffè semiaperta a Franklinguamozza

Caro Frank,

Ho letto la tua lettera e te ne ringrazio.

Mi consigli di buttare via la bussola, di non affidarmi più alle costellazioni o alla falsariga di un oceano. Ma io sono un navigatore che ripone fede in sé e che si accorge di essere cambiato solo quando la tempesta è passata.

Quando ero piccolo, ho vissuto al mare, per un po’. C’era un signore anziano che per farmi star buono, poco prima di cena, mi raccontava sempre la solita storia. La storia diceva che dovevo aspettare, che non dovevo aver fretta di scendere in spiaggia, perché presto sarebbe arrivato un grande veliero alato, di là dall’orizzonte, e mi avrebbe portato a fare il giro del mondo. Quindi valeva la pena aspettare la nave volante non bagnata dalle acque e portata dai venti.

Così io stavo ad aspettare.

Aspettavo.

Aspettavo.

Aspettavo.

Aspettavo.

Quella manciata di minuti durava un’eternità.

I miei occhi scrutavano la linea dell’orizzonte, in attesa di un segnale, un vago profilo, di un’ombra che spezzasse la luce disperata del tramonto adagiata sulle acque del mare.

Ho aspettato per ogni tramonto che la nave volante arrivasse a prendermi.

Non arrivò mai.

I miei occhi si sono consumati nell’attesa.

Poi l’estate finì e quel signore anziano che mi raccontò questa storia morì e mi dispiacque molto per questo.

Non capii subito la morte, allora, cosa volesse dire.

Ma capii che non lo avrei più rivisto.

Forse, pensai, la nave volante era arrivata e io mi ero distratto un attimo, e lui era salito e adesso se ne stava beato nelle Indie o in Patagonia a guardare altri tramonti.

Forse…

Forse ciascuno aspetta la sua nave.

Poi si cresce, si capisce la morte, si apprende il significato del tempo, e sempre meno aspettiamo. Sempre meno restiamo a guardare l’orizzonte, disperatamente fiduciosi.

In verità ti dico che non ho mai smesso.

E ogni tanto, la sera, quando il sole tramonta, i miei occhi si perdono all’orizzonte. E mi sembra di vedere, e allora il mio cuore ha un palpito. Ecco, è arrivato il Veliero, penso. E non esiste nient’altro.

Bisogna essere pronti. Bisogna saper aspettare.

La mia bussola non ha tempo. E quando decidi che hai tutto il tempo del mondo e non piuttosto di farti possedere dal tempo, l’hai deciso. E il tempo è nulla all’infuori di te.

Sai, non è questione di azione, di punti di vista, no. È qualcosa di molto, molto più vicino alla fede e alla speranza.

Gli uomini non sanno più aspettare perché credono che il tempo esista davvero.

Sai chi sono io, anche se non hai letto né Freud, né Jung.

Romantico? Nevrotico? Patetico? Certo unico?

Sinceramente, comunque,

Lordbad

Tu vivi

TU VIVI!!!

Tranquillo, era solo un merluzzo, d’aprile.

Sostiene Tabucchi

Antonio Tabucchi (Pisa, 24 settembre 1943 – Lisbona, 25 marzo 2012

 

L’ultima pagina che hai letto è stata un toro in mezzo al petto

…ma è solo vita che entra dentro!

 

Inferno, Canto I, 22-27

E come quei che con lena affannata, 
uscito fuor del pelago a la riva, 
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, 
si volse a retro a rimirar lo passo 
che non lasciò già mai persona viva.

Dedicato all’Italia e a tutti quelli che stanno passando un periodo difficile della loro vita: non mollate.

Lordbad

Necrobook: anche gli zombie sono social

Si muore una volta sola. 

Nasce, anzi “muore” sarebbe meglio dire, Necrobook, la prima piattaforma di social network dove finalmente potremo conoscere qualcuno che non avevamo fatto in tempo a conoscere quando eravamo vivi.

Eh sì perché passando a miglior vita portiamo con noi tutti i vizi e le virtù che avevamo in vita, quindi tanto vale la pena continuare a spettegolare anche nell’aldilà.

Iscriversi è semplice e immediato: basta immettere i propri dati e la foto, nonché sarà possibile scegliere la foto del profilo lapide dagli album!

L’inventore è stato soprannominato Signor Morte e si è riservato il diritto di proprietà su tutti i dati che i defunti provvederanno a caricare sulla piattaforma.

Sembra tra l’altro che l’iscrizione sia di fatto irreversibile. Non ci si può effettivamente cancellare, una volta iscritti su Necrobook si è iscritti per l’eternità.

Al tempo stesso la piattaforma ha già permesso a milioni di morti di ritrovarsi e di tenersi aggiornati anche sulle frenetiche attività dei vivi dei quali se la ridono e spettegolano in continuazione.

Numerose le applicazioni utili. Necrobook ricorda a tutti la propria data di morte così da poter ricevere le condoglianze. Inoltre già molti utenti hanno approfittato della possibilità di istituire eventi: dal cenone di Halloween a varie serate di intrattenimento e culturali.

I morti celebri hanno una fan page tutta loro: Elvis Presley e Jhon Lennon hanno organizzato un evento sulle rive dello Stige per il prossimo anno.

Siete invitati.

Potete iscrivervi e partecipare.

Unico requisito: essere morti.

Super Carletto ti farà venire più fame di Steve Jobs

Il problema non è del gelato che mangi o del panettone che metti in bocca anche 30 giorni prima di Natale o a Ferragosto. Il problema è del sistema che l’ha prodotto. In altre parole non puoi incazzarti con l’uovo strapazzato se non hai la padella antiaderente. Non so se rendo l’idea.

Quando mangi il gelato ti devi arrabbiare prima con il barista, ma non è nemmeno lui la chiave della soluzione. Se il gelato è artigianale anche lui ha parte della colpa, ma se è confezionato ha solo colpa in quanto cieco che ha usufruito di un sistema in maniera passiva, sbagliando tra l’altro il gusto dei gelati dei suoi marmocchi fedelissimi.

Devi dare la colpa al sistema che ha prodotto il gelato, che ha fatto fare le uova sfigatamente dalle galline, super produttive con super mangimi con super becchime che nemmeno super Carletto che ha super fame mangerebbe. In effetti, la colpa ultima è proprio di lui: super Carletto che ha super fame.

Come da contratto, ti augura anche un futuro buon Natale

Lui non ha mai avuto fame: è uno squallido bugiardo che ti ha indotto ad aver fame. Ma quella fame che non ti fa venire veramente fame. È la fame del gesto, dell’attimo dello scontrino battuto. Mica ti fa venir fame di giustizia o di passione. Carletto ti butta giù i super polli, ancora più tristi del gelato con il gusto sbagliato.

Chissà come sarà la vita di un super pollo martire dell’umanità? Se è un super pollo perché diventa una cotoletta? Carletto fa parte della congiura del sistema, ecco la spiegazione.

Il mio barista, che tutti chiamano per sua malasorte Carletto, non sa che un gelato dopo una cotoletta è uno dei crimini contro l’umanità più efferati. D’altronde anche lui mangia super polli.

Chi viene al mio funerale?

Bene o male vivete la vostra vita fregandovene della morte.

Non c’è cosa più sbagliata. Non capisco perché gran parte della gente si affanna tanto a organizzare battesimi, cresime, matrimoni, feste di laurea, addio ai rispettivi nubilati e celibati, compleanni e non pianifica l’ultimo vero evento che inevitabilmente li interesserà.

Perché tanto morire è l’unica cosa che ci accomuna tutti. Tanto vale farselo qualche piano, no?

Non dico che dovete redigere il solito testamento e pagare in anticipo l’agenzia di pompe funebri in modo da non dover sobbarcare di spese i vostri cari (potrebbero anche pagar loro per una volta eh, ma no, fate tutto voi se potete, lasciare organizzare queste cose alla famiglia è sempre rischioso, meglio avvalersi di professionisti del settore).

Dico che però potreste e vorreste essere presenti al vostro funerale, tanto per togliervi la soddisfazione di vedere chi viene, chi piange e chi ride.

E anche perché, caspita! Si tratta della vostra festa e avete non soltanto il dovere, ma il diritto di essere presenti e saper chi si sollazza e chi no. Dovreste saperlo con anticipo, in verità, ma la vita riserva sempre delle sorprese, quindi sì tanto vale essere presenti al proprio funerale…da vivi!

Non è un’idea bizzarra, non più bizzarra della “copia di un’idea” ormai, visto che il primo ad averla è stato un certo  Felix “Bush” Breazeale, un eremita che viveva tra le montagne del Tennesse, U.S.A. 1938, la data del suo funerale!

Felix “Bush” Breazeale...Un mito!

Questo tizio, come tutti i prototipi di eremiti sui monti, non stava molto simpatico agli abitanti del villaggio a valle (c’è sempre un villaggio a valle!). Su di lui si rincorrono davvero brutte voci! E come tutti gli eremiti porta con sè un segreto.

Quindi decide di organizzare il proprio funerale e di tenere un discorso davanti a tutta la platea del villaggio accorsa ad assistere, regolarmente invitata.

Discorso nel quale svelerà il proprio segreto…

Basato su questa storia vera è un film uscito nelle sale nel 2010, Get Low, con Robert Duvall, Sissy Spacek, Bill Murray, Lucas Black, Gerald McRaney, Bill Cobbs come interpreti principali.

Robert Duvall, nei panni del protagonista, ha rischiato una candidatura agli oscar! Ve lo consiglio caldamente, mi ha divertito.

La regia si avvale di un sapiente uso della fotografia e delle luci, un equilibrio ricercato tra ironia e dramma che non scade mai nel banale o nel già sentito. Il “based on a true story” fa il resto a dimostrazione che la realtà supera sempre la fantasia.

Qui riporto due link, dal primo potete scaricare i sottotitoli per agevolarvi la visione del film in lingua originale e dal secondo qualche spunto critico.

1. http://www.italiansubs.net/index.php?option=com_remository&Itemid=6&func=fileinfo&id=29654

2. http://www.hideout.it/index.php3?page=notizia&id=5495

A questo film assegno almeno 4 merluzzi su 5. Il merluzzo se lo merita.

Ora scusate ma devo tornare a redigere gli inviti per il mio funerale e devo ancora scegliere cosa mettermi! Questo funerale mi costerà un occhio della testa, ma si muore una volta sola, diamine!

P.s.: ma mi consigliate di organizzare l’evento anche su Facebook?

Non buttatevi giù

Il suicidio è un atto di egoismo secondo te?

Sì, sei talmente assorto nel tuo dolore che non pensi al dolore che potresti provocare agli altri.

Secondo me non è così. Chi si suicida è tutt’altro che egoista.

Perchè?

Perché è talmente assorto nel proprio dolore che non pensa all’amore che potrebbe ricevere. Rinuncia ad essere al centro della propria vita per sempre. 

Beh, è la stessa cosa, forse.

Non penso, è sempre così difficile giudicare. 

In questo caso penso sia impossibile.

Egoista o no, chi si suicida o chi muore merita rispetto, fosse anche il più malvagio fra i malvagi.

Sì, ma sai…Forse non è questo il punto. Il punto è: vale la pena?

Dimmelo te. Vale la pena?

Secondo me no. Secondo me non ne vale la pena. La vita è così bella, così piena di cose meravigliose e di possibilità…

Perché menti?

Non sto mentendo. Ti sto dicendo che…

Dovresti dirmi che la vita fa schifo. Che magari è degna di essere vissuta, con tutta la sua merda. Ma non venirmi a dire menzogne sul fatto che la vita sia bella.

Ma…

Ma niente. La verità è che nessuno può decidere al posto di qualcun altro quanto sia sopportabile il male di vivere.

La versione di Lordbad (in tutta sincerità)

A te che fra cent’anni leggerai non capisco in che modo questa testimonianza possa rivelarsi preziosa, ma mi piace immaginare che magari anche tu fai parte della mia vita, malgrado non abbia fatto in tempo a vederti per causa dello spazio-tempo e del deterioramento biologico che avrà condotto il mio corpo alla morte.

Tanto per cominciare non sono un ambientalista nel senso che non ho bisogno di un’ideologia ufficializzata per proteggere l’ambiente. Ma mi incazzo se penso che il mio amico getta con indifferenza un fazzoletto dal finestrino. Questa cosa mi manda in bestia.

Non sono molte delle cose che hanno attraversato la generazione precedente: qualunquisti, rivoluzionari e reazionari. Se ho bisogno di pregare, prego, ma non mi accanirò in qualche discorso tra atei e bigotti. Se ho bisogno di ammettere che non c’è nessun dio, lo ammetto senza problemi.

Non mi precipiterò a manifestare o ad indignarmi, è come se qualcuno mi avesse detto a distanza di secoli che non serve a niente. Ma mi precipiterò a dare il mio voto e a fare il mio dovere di cittadino.

Non giustificherò tutti questi fans dello spinello e della droga. Da questo punto di vista sono sempre stato molto rigido, anche rischiando l’emarginazione, perché in fondo ero quello normale, quello che non avvertiva il disagio generazionale al punto da doversi fumare chili d’erba.

Ho sempre seguito la retta via, e a quelli che mi chiamavano “secchione”, rispondo che non è stato facile. Non è mai stato facile per nessuno, certamente.

La scrittura è solo un espediente momentaneo per dare un senso a molte cose che non hanno nessun senso. Vivere un sogno m’interessa poco, ma farlo vivere a molti, questo sì, m’interessa. Ho visto la bellezza della luce su volti in ombra che uscivano dalla caverna, assetati di luce e di verità.

Il perdono non esiste perché possiamo perdonare gli altri, esiste in quanto possiamo essere capaci di perdonare noi stessi dell’incapacità di amare gli altri.

Non ho molte altre conclusioni per il momento. Le considero parziali, ma se dovessi morire, diventerebbero, amara ironia della sorte, straordinariamente definitive.

Scegliere.

Scegliere sempre e comunque: in questo consiste la vita.

Io ho sempre scelto e continuerò a scegliere profondamente convinto delle mie scelte.

Scegli quel che più consideri giusto, scegli le persone alle quali voler bene, scegli il lavoro che ti piace, scegli il sogno da inseguire.

Ti aspetto in spiaggia, sconosciuto lettore. Una grande spiaggia bianca. Sarò il tipo con gli occhiali da sole che sorriderà scegliendo conchiglie. E avrò con me un sogno da regalarti.

La fine

Contrasse il respiro, ma nessuno poteva sentire il suo pianto silenzioso. Spalancò la bocca per urlare, ma non una sillaba vibrò contro l’aria della notte. Gli sembrò di portare d’un colpo solo tutto il peso del mondo. Sapeva in cuor suo che, malgrado quella decisione, il mondo avrebbe continuato a girare sempre per lo stesso verso, indifferente ai suoi vagiti.

Rannicchiato contro la parete, come un feto abbandonato, chiuse gli occhi e attese. Rivide ogni immagine della propria vita. Si era circondato di foto che galleggiavano sulla polvere del pavimento, vecchi ricordi, cose scritte, cose dette: tutto gli tornò in testa.

Si concentrò su alcune cose: il vecchio odore nella cucina di zia Sybil, il profumo dell’acqua di colonia di suo nonno, il cinguettio dell’upupa che per mesi lo aveva accolto al risveglio, l’umido sapore del primo bacio, il sorriso del suo primo amico e la sua perdita, i volti intorno al cadavere della sua prima veglia, il sapore dello yogurt rappreso intorno ai bordi del vasetto, il primo scrosciante applauso della sua vita, il vento negli occhi mentre scendeva a razzo con la bicicletta in una discesa di campagna, la paura di non potercela fare e aver dimostrato il contrario.

Sorrise. Le lacrime gli bagnarono i denti.

Scrisse su un biglietto.

Il mondo, tutto sommato, è stato buono. Ma è meglio andare, è tardi. D.

Quindi afferrò il manico del coltello, lo appoggiò alla gola e spinse in dentro la lama.

Non so dirvi quanto abbia sofferto, cosa abbiano visto i suoi occhi, quale sia stato il suo ultimo pensiero, e se poi è davvero così importante.

Il funerale fu solenne, commosso. Il vero motivo, penso, non lo conosce nessuno.

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