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State scherzando, vero?

SIETE PRONTI? SIETE CALDI? SIETE AFFAMATI?

Vi presentiamo la nostra Antologia Poetica in quanto autori del blog Vongole & Merluzzi.

La raccolta si intitola “State scherzando, vero?” e si propone l’ambizioso scopo di riportare l’Uomo al centro della Storia.

Dopo l’I-pad, l’I-pod, l’I-phone , occorre stabilire “I Poetry”: cambiare il mondo e risvegliare la propria coscienza tramite l’azione poetica.

Non è una striscia defilata della solita rivoluzione pseudo sessantottina, né l’urlo patinato dei soliti poetucoli che riempiono librerie e strade. Siamo piuttosto poet-astri.

E questo è un libro di poesie per chi odia la poesia, per chi ama ed odia la vita, questo è rock.

Autori: Macale, Appetito, De Cave (alias Lordbad, Franklinguamozza, Fishcanfly su questa nave).

Edizioni Ensemble.

Il libro è ordinabile presso qualsiasi libreria italiana, o presso il sito dell’editore o anche contattandoci personalmente.

Link Edizioni Ensemble:

Attenzione: 
è severamente vietato leggere questo libro prima e dopo i pasti 
e durante le ore diurne; 
si consiglia vivamente di non sostare in posti pubblici con il presente, 
onde evitare di suscitare reazioni di eccitamento improvviso 
da parte di sconosciuti; usare con cautela. 
In caso di eccessiva lettura consultare direttamente i poeti; 
tenere lontano dalla portata degli adulti, dei disillusi, e dei sani; 
il contenuto è altamente infiammabile. 
Le statistiche riportano stime di milioni di anime bruciate; 
è infine assolutamente sconsigliato cambiare dopo la chiusura del libro. 
Ogni abuso verrà punito con un sogno.

La rosa nel cortile

Splendido  niente di un uomo che cammina

G. Grignani

Alice si chiedeva che diavolo stesse facendo quel ragazzo lì nel cortile. Girava in tondo e probabilmente pensava. Lo aveva visto poche volte, malgrado abitassero nello stesso condominio, e in quelle rare occasioni c’era sempre stato del formale imbarazzo tra loro, quasi che ad entrambi non interessasse salutare l’altro, tuttavia ogni tanto ricordavano di farlo, in onore delle formalità.

A un certo punto stava prendendo a calci qualcosa, forse un sasso. Poi Alice si concentrò meglio e capì che quello doveva essere un bocciolo di rosa. Il cortile in quella stagione ne era pieno considerato il roseto poco distante.

Prendeva a calci il bocciolo, quello si spostava, lui lo raggiungeva, tirava un altro calcio con la punta della scarpa. Mano a mano che il bocciolo era preso a calci si andava rompendo, perdendo ora una fogliolina verde, ora un petalo.

Alice scosse la testa. “Perché doveva essere così pensieroso?” Guardò un libro di poesie poggiato sul letto e si ricordò di alcuni versi.

“Osate calpestare le aiuole”- aveva declamato il poeta. Così decise di scendere in cortile.

Abitava al primo piano, quindi le occorse soltanto un minuto per trovarsi giù, arrivò appena in tempo per guardare il ragazzo mettere fine a quel gioco bizzarro. Dopo un ultimo calcio, lui raggiunse il bocciolo e lo calpestò, insistendo con la pianta del piede, quasi come se dovesse schiacciare un qualcosa di ben solido e quindi gli occorresse molta forza. Alice credette di intuire sul volto del ragazzo che guardava in terra un’espressione rancorosa.

“Perché lo fai?”

Lui si voltò, evidentemente sorpreso dalla presenza di Alice che non aveva notato.

“Faccio cosa?” – replicò con aria interrogativa, quasi colto sul fatto, con l’espressione innocente di chi sostiene “Non sono stato io, non so di cosa stai parlando”

“Perché schiacci la rosa?”

Il ragazzo sospirò, guardò il bocciolo, del quale non era rimasto che un piatto groviglio di petali e una macchia umidiccia intorno, poi disse:

“Non dovrei?”

“Le rose sono belle, non dovrebbero essere schiacciate.”

“E chi l’ha detto?”

Alice fece spallucce, allargò le braccia e alzò gli occhi al cielo.

“La natura.”

“La natura? Dovresti sapere invece che la natura è crudele, forse bella sì, ma crudele e pericolosa. Le rose potrebbero schiacciare te.”

Alice andò a sedersi su una panchina.

“Non ti facevo filosofo.”

Lui le si sedette accanto.

“Non ti facevo impicciona.”

Alice si alzò e affrettò il passo verso il portone, sbuffando. Lui la rincorse.

“Scusami…scusami, non intendevo offenderti. Non sto tanto della quale oggi!”

Lei si voltò.

“Tu schiacci rose, ecco cosa fai.” , poi riprese il passo.

Lui la bloccò trattenendola per un braccio.

“Io non schiaccio rose, mi difendo. Mi difendo prima che loro schiaccino me.”

“E io non intendevo schiacciarti. Volevo essere d’aiuto!” – Alice aveva alzato la voce.

“Vuoi essere d’aiuto? Allora diamo fuoco al roseto. Diamo fuoco a tutte le rose. Ecco come puoi essermi d’aiuto.” –  anche il ragazzo aveva alzato la voce.

Poi si fece silenzio nel cortile. Lui aveva lasciato il suo braccio, entrambi guardavano in terra.

“Forse non dovresti dare fuoco al roseto. Forse lì in mezzo c’è una rosa buona!” – mormorò Alice a voce bassa.

“Forse…”

“Se vuoi ti aiuto a cercarla.”

“Come si fa a riconoscere la rosa buona da quella non buona?”

“Bè, anche la rosa buona ti farà male…ma ti sarà impossibile schiacciarla.”

Il ragazzo annuì. Alice gli tese la mano:

“Io comunque mi chiamo Alice.”

“Mario. – disse lui rispondendo alla stretta – Mi insegnerai?”

Alice sorrise e rispose:

“Sì.”

Funeral Fantasy

Alle volte ho una strana fantasia.

No, non una fantasia sessuale, che avete pensato? Sporcaccioni! D’altronde quelle le ho sempre!

Piuttosto una più macabra.

Penso al mio funerale. A come debba essere…bello.

Ecco, sì, bello è proprio il termine adatto. Il funerale è l’ultima funzione sociale alla quale siamo chiamati ad assolvere, il riconoscimento di essere esistiti agli occhi degli altri, la smentita di ogni superindividualismo, la conferma che senza una comunità in grado di celebrare la dipartita, probabilmente non partiremmo mai.

Certo, forse è la più egocentrica delle fantasie.

Cazzo, per un giorno sono al centro indiscutibile della scena, per l’ultima volta.

Immagino che me ne starei in disparte appoggiato a una colonna mentre portano il feretro sulle spalle. E penserei “Cacchio, dovevo pesare tanto!” Me ne starei in un angolo a fumare, ridendo, libero da ogni pensiero e da ogni preoccupazione, per sempre.

Poi studierei ogni volto, ogni lacrima, e ogni sorriso. Le parole no, penso che quelle le lascerei via, consapevole che non mi servono più. Vedrei chi è venuto e chi no.

Ma anche, perché no, vedere chi dice cosa. Oddio direbbero tutti belle cose immagino, non fosse altro per convenienza.

Soltanto di pochi sguardi non avrò bisogno di smentite o di conferme, e quelle sono le persone che amavo. Ma chiudiamo subito la parentesi sdolcinata.

Tutte queste persone che piangono per te, anche contemporaneamente.

C’è di che soddisfare un ego molto grande.

Indubbiamente, quando morirò voglio un posto in prima fila, e anche una registrazione in blu-ray e in 3D.

Vado a preparare gli inviti e a scaldare un po’ di pop corn.

Avrai dei momenti difficili

Perché avrai dei momenti difficili ma ti faranno apprezzare le cose belle alle quali non prestavi attenzione!

Lettera semifredda affogata al caffè semiaperta a Franklinguamozza

Caro Frank,

Ho letto la tua lettera e te ne ringrazio.

Mi consigli di buttare via la bussola, di non affidarmi più alle costellazioni o alla falsariga di un oceano. Ma io sono un navigatore che ripone fede in sé e che si accorge di essere cambiato solo quando la tempesta è passata.

Quando ero piccolo, ho vissuto al mare, per un po’. C’era un signore anziano che per farmi star buono, poco prima di cena, mi raccontava sempre la solita storia. La storia diceva che dovevo aspettare, che non dovevo aver fretta di scendere in spiaggia, perché presto sarebbe arrivato un grande veliero alato, di là dall’orizzonte, e mi avrebbe portato a fare il giro del mondo. Quindi valeva la pena aspettare la nave volante non bagnata dalle acque e portata dai venti.

Così io stavo ad aspettare.

Aspettavo.

Aspettavo.

Aspettavo.

Aspettavo.

Quella manciata di minuti durava un’eternità.

I miei occhi scrutavano la linea dell’orizzonte, in attesa di un segnale, un vago profilo, di un’ombra che spezzasse la luce disperata del tramonto adagiata sulle acque del mare.

Ho aspettato per ogni tramonto che la nave volante arrivasse a prendermi.

Non arrivò mai.

I miei occhi si sono consumati nell’attesa.

Poi l’estate finì e quel signore anziano che mi raccontò questa storia morì e mi dispiacque molto per questo.

Non capii subito la morte, allora, cosa volesse dire.

Ma capii che non lo avrei più rivisto.

Forse, pensai, la nave volante era arrivata e io mi ero distratto un attimo, e lui era salito e adesso se ne stava beato nelle Indie o in Patagonia a guardare altri tramonti.

Forse…

Forse ciascuno aspetta la sua nave.

Poi si cresce, si capisce la morte, si apprende il significato del tempo, e sempre meno aspettiamo. Sempre meno restiamo a guardare l’orizzonte, disperatamente fiduciosi.

In verità ti dico che non ho mai smesso.

E ogni tanto, la sera, quando il sole tramonta, i miei occhi si perdono all’orizzonte. E mi sembra di vedere, e allora il mio cuore ha un palpito. Ecco, è arrivato il Veliero, penso. E non esiste nient’altro.

Bisogna essere pronti. Bisogna saper aspettare.

La mia bussola non ha tempo. E quando decidi che hai tutto il tempo del mondo e non piuttosto di farti possedere dal tempo, l’hai deciso. E il tempo è nulla all’infuori di te.

Sai, non è questione di azione, di punti di vista, no. È qualcosa di molto, molto più vicino alla fede e alla speranza.

Gli uomini non sanno più aspettare perché credono che il tempo esista davvero.

Sai chi sono io, anche se non hai letto né Freud, né Jung.

Romantico? Nevrotico? Patetico? Certo unico?

Sinceramente, comunque,

Lordbad

Tu vivi

TU VIVI!!!

Tranquillo, era solo un merluzzo, d’aprile.

Inferno, Canto I, 22-27

E come quei che con lena affannata, 
uscito fuor del pelago a la riva, 
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva, 
si volse a retro a rimirar lo passo 
che non lasciò già mai persona viva.

Dedicato all’Italia e a tutti quelli che stanno passando un periodo difficile della loro vita: non mollate.

Lordbad

Basta Maya e rivoluzioni.

Se molti si sono lasciati andare la colpa non è loro: è dei Maya.

Il lassismo oscurantista che serpeggia funesto in Europa si regge su “Tanto fra meno di un anno finisce il mondo. Lo hanno detto i Maya.”

Poi però, nel dubbio, anziché affrontare la vita con filosofia e leggerezza, oppure con una visione tragica delle cose, restano introiettati in un limbo di ombre, vagando tra chi interpreta la profezia dei Maya come la fine di “un mondo” per l’inizio di un altro, e chi invece parla della fine dell’unico mondo possibile, aggiungendo catastrofismi a go-go.

Ciò di cui invece occorre tener conto è che se vuoi una vita migliore, una vita diversa, non sarà lo Stato o il Presidente del Consiglio a farti questo regalo, né i compagni di partito o i colleghi di lavoro.

La rivoluzione inizia dentro di te e dentro di te deve terminare o perpetuarsi.

Io non voglio cambiare la Storia e rifiuto, per una benedetta volta, di adeguarmi a un lessico aulico che richiami valori di identità nazionale.

Potrei cucire un testo che sia l’esatto contrario di questo, ma non sarebbe veritiero.

Viene prima l’ homo, poi il civis. Ciò non vuol dire che dobbiamo rinunciare al cambiamento, ma non possiamo farlo in modo rumoroso. Ho sempre diffidato dei gridi rivoluzionari, mi sono sempre fidato delle parole bisbigliate nell’orecchio dalla persona amata.

Un rivoluzionario.

Ho dei precisi diritti e dei precisi doveri.

Non sono un rivoluzionario, e nel mio “non esserlo” lo sono certamente molto di più di quanti, “sembrandolo”, cadono nel tranello del “cambiamento”.

Non innamoratevi dello Stato, o dello stato delle cose, della nazione, degli ideali importati dall’estero e svenduti al saldo, dei complottisti e di chi cavalca l’onda dell’ultima ora, della paura del futuro e della paura della mancanza di prospettive economiche giuste, infine della paura. Rifiutiamo l’idea di una vita di inutili affanni.

Innamoratevi dei sacrifici.

Innamoratevi della saldezza dei princìpi e del metodo del dubbio.

Innamoratevi degli occhi di vostra madre e di vostro padre.

Innamoratevi della vostra vita, perché è l’unica che avete.

I Maya, che se ne andassero a fare in culo.

Necrobook: anche gli zombie sono social

Si muore una volta sola. 

Nasce, anzi “muore” sarebbe meglio dire, Necrobook, la prima piattaforma di social network dove finalmente potremo conoscere qualcuno che non avevamo fatto in tempo a conoscere quando eravamo vivi.

Eh sì perché passando a miglior vita portiamo con noi tutti i vizi e le virtù che avevamo in vita, quindi tanto vale la pena continuare a spettegolare anche nell’aldilà.

Iscriversi è semplice e immediato: basta immettere i propri dati e la foto, nonché sarà possibile scegliere la foto del profilo lapide dagli album!

L’inventore è stato soprannominato Signor Morte e si è riservato il diritto di proprietà su tutti i dati che i defunti provvederanno a caricare sulla piattaforma.

Sembra tra l’altro che l’iscrizione sia di fatto irreversibile. Non ci si può effettivamente cancellare, una volta iscritti su Necrobook si è iscritti per l’eternità.

Al tempo stesso la piattaforma ha già permesso a milioni di morti di ritrovarsi e di tenersi aggiornati anche sulle frenetiche attività dei vivi dei quali se la ridono e spettegolano in continuazione.

Numerose le applicazioni utili. Necrobook ricorda a tutti la propria data di morte così da poter ricevere le condoglianze. Inoltre già molti utenti hanno approfittato della possibilità di istituire eventi: dal cenone di Halloween a varie serate di intrattenimento e culturali.

I morti celebri hanno una fan page tutta loro: Elvis Presley e Jhon Lennon hanno organizzato un evento sulle rive dello Stige per il prossimo anno.

Siete invitati.

Potete iscrivervi e partecipare.

Unico requisito: essere morti.

Chi viene al mio funerale?

Bene o male vivete la vostra vita fregandovene della morte.

Non c’è cosa più sbagliata. Non capisco perché gran parte della gente si affanna tanto a organizzare battesimi, cresime, matrimoni, feste di laurea, addio ai rispettivi nubilati e celibati, compleanni e non pianifica l’ultimo vero evento che inevitabilmente li interesserà.

Perché tanto morire è l’unica cosa che ci accomuna tutti. Tanto vale farselo qualche piano, no?

Non dico che dovete redigere il solito testamento e pagare in anticipo l’agenzia di pompe funebri in modo da non dover sobbarcare di spese i vostri cari (potrebbero anche pagar loro per una volta eh, ma no, fate tutto voi se potete, lasciare organizzare queste cose alla famiglia è sempre rischioso, meglio avvalersi di professionisti del settore).

Dico che però potreste e vorreste essere presenti al vostro funerale, tanto per togliervi la soddisfazione di vedere chi viene, chi piange e chi ride.

E anche perché, caspita! Si tratta della vostra festa e avete non soltanto il dovere, ma il diritto di essere presenti e saper chi si sollazza e chi no. Dovreste saperlo con anticipo, in verità, ma la vita riserva sempre delle sorprese, quindi sì tanto vale essere presenti al proprio funerale…da vivi!

Non è un’idea bizzarra, non più bizzarra della “copia di un’idea” ormai, visto che il primo ad averla è stato un certo  Felix “Bush” Breazeale, un eremita che viveva tra le montagne del Tennesse, U.S.A. 1938, la data del suo funerale!

Felix “Bush” Breazeale...Un mito!

Questo tizio, come tutti i prototipi di eremiti sui monti, non stava molto simpatico agli abitanti del villaggio a valle (c’è sempre un villaggio a valle!). Su di lui si rincorrono davvero brutte voci! E come tutti gli eremiti porta con sè un segreto.

Quindi decide di organizzare il proprio funerale e di tenere un discorso davanti a tutta la platea del villaggio accorsa ad assistere, regolarmente invitata.

Discorso nel quale svelerà il proprio segreto…

Basato su questa storia vera è un film uscito nelle sale nel 2010, Get Low, con Robert Duvall, Sissy Spacek, Bill Murray, Lucas Black, Gerald McRaney, Bill Cobbs come interpreti principali.

Robert Duvall, nei panni del protagonista, ha rischiato una candidatura agli oscar! Ve lo consiglio caldamente, mi ha divertito.

La regia si avvale di un sapiente uso della fotografia e delle luci, un equilibrio ricercato tra ironia e dramma che non scade mai nel banale o nel già sentito. Il “based on a true story” fa il resto a dimostrazione che la realtà supera sempre la fantasia.

Qui riporto due link, dal primo potete scaricare i sottotitoli per agevolarvi la visione del film in lingua originale e dal secondo qualche spunto critico.

1. http://www.italiansubs.net/index.php?option=com_remository&Itemid=6&func=fileinfo&id=29654

2. http://www.hideout.it/index.php3?page=notizia&id=5495

A questo film assegno almeno 4 merluzzi su 5. Il merluzzo se lo merita.

Ora scusate ma devo tornare a redigere gli inviti per il mio funerale e devo ancora scegliere cosa mettermi! Questo funerale mi costerà un occhio della testa, ma si muore una volta sola, diamine!

P.s.: ma mi consigliate di organizzare l’evento anche su Facebook?

Rinascimento

Non aspettare di rinascere.

Trasforma la tua tomba nel tuo secondo utero.

Cammina a marcia forzata verso il nuovo mondo.

E quando vedrai il sole, ridi.

Non buttatevi giù

Il suicidio è un atto di egoismo secondo te?

Sì, sei talmente assorto nel tuo dolore che non pensi al dolore che potresti provocare agli altri.

Secondo me non è così. Chi si suicida è tutt’altro che egoista.

Perchè?

Perché è talmente assorto nel proprio dolore che non pensa all’amore che potrebbe ricevere. Rinuncia ad essere al centro della propria vita per sempre. 

Beh, è la stessa cosa, forse.

Non penso, è sempre così difficile giudicare. 

In questo caso penso sia impossibile.

Egoista o no, chi si suicida o chi muore merita rispetto, fosse anche il più malvagio fra i malvagi.

Sì, ma sai…Forse non è questo il punto. Il punto è: vale la pena?

Dimmelo te. Vale la pena?

Secondo me no. Secondo me non ne vale la pena. La vita è così bella, così piena di cose meravigliose e di possibilità…

Perché menti?

Non sto mentendo. Ti sto dicendo che…

Dovresti dirmi che la vita fa schifo. Che magari è degna di essere vissuta, con tutta la sua merda. Ma non venirmi a dire menzogne sul fatto che la vita sia bella.

Ma…

Ma niente. La verità è che nessuno può decidere al posto di qualcun altro quanto sia sopportabile il male di vivere.

La versione di Lordbad (in tutta sincerità)

A te che fra cent’anni leggerai non capisco in che modo questa testimonianza possa rivelarsi preziosa, ma mi piace immaginare che magari anche tu fai parte della mia vita, malgrado non abbia fatto in tempo a vederti per causa dello spazio-tempo e del deterioramento biologico che avrà condotto il mio corpo alla morte.

Tanto per cominciare non sono un ambientalista nel senso che non ho bisogno di un’ideologia ufficializzata per proteggere l’ambiente. Ma mi incazzo se penso che il mio amico getta con indifferenza un fazzoletto dal finestrino. Questa cosa mi manda in bestia.

Non sono molte delle cose che hanno attraversato la generazione precedente: qualunquisti, rivoluzionari e reazionari. Se ho bisogno di pregare, prego, ma non mi accanirò in qualche discorso tra atei e bigotti. Se ho bisogno di ammettere che non c’è nessun dio, lo ammetto senza problemi.

Non mi precipiterò a manifestare o ad indignarmi, è come se qualcuno mi avesse detto a distanza di secoli che non serve a niente. Ma mi precipiterò a dare il mio voto e a fare il mio dovere di cittadino.

Non giustificherò tutti questi fans dello spinello e della droga. Da questo punto di vista sono sempre stato molto rigido, anche rischiando l’emarginazione, perché in fondo ero quello normale, quello che non avvertiva il disagio generazionale al punto da doversi fumare chili d’erba.

Ho sempre seguito la retta via, e a quelli che mi chiamavano “secchione”, rispondo che non è stato facile. Non è mai stato facile per nessuno, certamente.

La scrittura è solo un espediente momentaneo per dare un senso a molte cose che non hanno nessun senso. Vivere un sogno m’interessa poco, ma farlo vivere a molti, questo sì, m’interessa. Ho visto la bellezza della luce su volti in ombra che uscivano dalla caverna, assetati di luce e di verità.

Il perdono non esiste perché possiamo perdonare gli altri, esiste in quanto possiamo essere capaci di perdonare noi stessi dell’incapacità di amare gli altri.

Non ho molte altre conclusioni per il momento. Le considero parziali, ma se dovessi morire, diventerebbero, amara ironia della sorte, straordinariamente definitive.

Scegliere.

Scegliere sempre e comunque: in questo consiste la vita.

Io ho sempre scelto e continuerò a scegliere profondamente convinto delle mie scelte.

Scegli quel che più consideri giusto, scegli le persone alle quali voler bene, scegli il lavoro che ti piace, scegli il sogno da inseguire.

Ti aspetto in spiaggia, sconosciuto lettore. Una grande spiaggia bianca. Sarò il tipo con gli occhiali da sole che sorriderà scegliendo conchiglie. E avrò con me un sogno da regalarti.

La fine

Contrasse il respiro, ma nessuno poteva sentire il suo pianto silenzioso. Spalancò la bocca per urlare, ma non una sillaba vibrò contro l’aria della notte. Gli sembrò di portare d’un colpo solo tutto il peso del mondo. Sapeva in cuor suo che, malgrado quella decisione, il mondo avrebbe continuato a girare sempre per lo stesso verso, indifferente ai suoi vagiti.

Rannicchiato contro la parete, come un feto abbandonato, chiuse gli occhi e attese. Rivide ogni immagine della propria vita. Si era circondato di foto che galleggiavano sulla polvere del pavimento, vecchi ricordi, cose scritte, cose dette: tutto gli tornò in testa.

Si concentrò su alcune cose: il vecchio odore nella cucina di zia Sybil, il profumo dell’acqua di colonia di suo nonno, il cinguettio dell’upupa che per mesi lo aveva accolto al risveglio, l’umido sapore del primo bacio, il sorriso del suo primo amico e la sua perdita, i volti intorno al cadavere della sua prima veglia, il sapore dello yogurt rappreso intorno ai bordi del vasetto, il primo scrosciante applauso della sua vita, il vento negli occhi mentre scendeva a razzo con la bicicletta in una discesa di campagna, la paura di non potercela fare e aver dimostrato il contrario.

Sorrise. Le lacrime gli bagnarono i denti.

Scrisse su un biglietto.

Il mondo, tutto sommato, è stato buono. Ma è meglio andare, è tardi. D.

Quindi afferrò il manico del coltello, lo appoggiò alla gola e spinse in dentro la lama.

Non so dirvi quanto abbia sofferto, cosa abbiano visto i suoi occhi, quale sia stato il suo ultimo pensiero, e se poi è davvero così importante.

Il funerale fu solenne, commosso. Il vero motivo, penso, non lo conosce nessuno.

Pensiero Crudele

Prima o poi l’abbiamo provata tutti, la voglia di morire.

Non dico che siamo tutti aspiranti suicidi, o a un certo punto lo siamo certamente stati, ma questo “pensiero crudele”, questo ravvicinato contatto con la vita al punto da farci rompere la scorza per capire, per intuire cosa c’è…oltre, questo sì, ci ha attraversato come fa il vento con deboli steli.

Anche se non siamo disposti ad ammetterlo, anche se abbiamo rimosso quel momento.

A volte è la suprema disperazione, a volte invece è la suprema gioia che ci porta a compiere questo pensiero perfetto.

Questo pensiero crudele tutto rannicchiato in una lacrima…

Non so nemmeno se riesco a farmi capire. Forse non si tratta nemmeno di capire. Si tratterebbe di sentire.

Sentire che quando vedi una stella cadente attraversare il cielo, che quando lei ti bacia in un momento del tutto inatteso, che quando tuo figlio ti sorride, che quando quella serata è stata meravigliosa, che quando le emozioni sono piccole e ciclopiche…sentire in tutto questo che in un certo senso la vita non basta.

Che hai voglia di morire per potere in qualche modo rinascere in più vite.

Una meravigliosa sensazione che per qualche infinito istante ti distrae dal posto e dal tempo in cui ti trovi.

Pensiero crudele, perché crudo.

Questa vita ce l’ha un senso, solo che si può solo capire e non si può spiegare.

Forse alcuni mi avranno capito, altri, certamente, capiranno.

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