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LOLworld

” LOLworld, this is me. Life should be fun for everyone” – Spice Girls

- Mica erano le Spice Girls

- Ma LOL

 

“Un articolo assolutamente senza senso”  – The Times

Arrivi ad un punto della vita in cui dovresti proprio mettere un LOL sul mondo. Non importa cosa diamine significhi, ma servirà a varie evenienze.

Innanzitutto capire che LOL indica il contenuto stesso del mondo, partendo dal fatto che non ne ha nessuno. LOL sarebbe, per questo, un’improvvisa forma di liberazione dalla catena di responsabilità che ci portiamo addosso e che, di fatto, non accettiamo e nemmeno sappiamo portare bene. In fondo da questo nascono le catene metallare della responsabilità.

Il LOL potrebbe benissimo essere assimilato all’epifania (=improvvisa rivelazione) per cui nulla ha senso. L’importante è riderci su, come mostrava saper fare qualcuno nel governo scorso.

Mondo LOL, per esempio, si potrebbe inoltre lanciare come alternativa a ‘Mondo CANE’ oppure ‘Cane di un LOL’.

Aprire il franchising LOLbuster eviterebbe inoltre film contro la depressione: ci avreste mai pensato? Ecco perché difendo così strenuamente la dottrina del LOL. Nel mondo del qualunquismo, infatti, meglio far passare il resto come spergiuri ad esso , piuttosto che varianti del primo. Ecco perché sono in procinto di fondare il lollismo. E non datemi del lollista, però.

Mai sentito parlare inoltre dei lollisti all’interno del Parlamento Europeo? Loro sono dei master e precursori del lollismo delle nostre LOLdemocrazie.

Considerazione ultima:

Costruisci un LOL intorno a te.

Vita

Avere una visione del mondo capace di comprendere i nostri sogni, le nostre massime aspirazioni.

Essere una visione del mondo.

Trovare ogni giorno il coraggio di non arrendersi e quello di ricominciare.

Fermarsi ad ascoltare ciò che stiamo tentando di urlare.

Perché spesso i primi a non essere in ascolto di noi stessi, siamo noi stessi.

In una parola, vivere.

Sapendo che domani non potremmo più esserci.

Può sembrare banale, ripetitivo, sfiancante.

Ma è un dovere esigere il massimo, sempre.

Almeno tentare, rischiare, senza paure.

Ufo sì, ufo no

Gli ufo sono come le vincite alla lotteria. Capitano sempre agli altri.

La mia espressione di protesta alla notizia "Ho visto un ufo".

Te, al limite, puoi vantarti di aver vinto cento o mille euro, una volta, quella volta famosa, dopodiché la Fortuna ti ha sempre guardato con aria schifata.

Così puoi anche dire di aver visto una luce nel cielo qualche volta, ma bene che va era un satellite o quel cretino di Superman che se ne va in giro perché “il mantello fa fico”.

Sì, sono invidioso, va bene?

Rosico profondamente quando qualcuno mi viene a dire che ha visto un ufo. E più l’incontro è ravvicinato, più rosico.

Mortegliano poi, l’ultimo clamoroso avvistamento,…avrei voluto essere lì.

Non per l’ufo, non per dire “ho visto un ufo”, ma per saltare sui cofani delle macchine e prendere a calci nelle palle lo sconosciuto visitatore. Per sentirmi un po’ come Ray Ferrier ne “La guerra dei mondi”.

Rimandiamo questi bastardi a casa.

Che sia chiaro, non si tratta di velata xenofobia o razzismo.

Non mi importa proprio nulla della loro tecnologia superiore. Anzi, scommetto che sono venuti qui sulla terra solo perché noi abbiamo l’ i-pad e loro no!

Il fatto è che degli ufo ne ho piene le scatole.

Se esistono, li spedirò uno per uno in qualche sperduto buco nero con calci nel culo, così da salvare la prossima progenie di umani rosiconi.

Niente più file segreti di governi, niente più Area 51, niente di niente.

Però che peccato sarebbe. Gli ufo sono un po’ come i barbari nella poesia di Costantino Kavafis: una soluzione per non pensare ai problemi del mondo.

 

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

 

Oggi arrivano i barbari.

 

Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

 

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

 

Perché l’imperatore s’è levato
cosí per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

 

Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

 

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti d’oro e argento?

 

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

 

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

 

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri!)
Perché rapidamente e strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, e i barbari non sono piú venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono piú.

 

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.


Il mio pesce rosso si chiama Orazio

“Vi chiedo di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di plasmare la vostra vita, non alla mainera del Dalai Lama o di Gesù – per quanto ritenga che sarebbero senz’altro di aiuto- ma come qualcosa di un po’ più terra terra: come il Carassius auratus auratus, volgarmente noto come pesce rosso comune”.

Questo titolo forse non significa assolutamente nulla e nel gioco metafisico delle cose non cambierà nulla (magari mi direte che Orazio sia un nome da filosofo e non sia degno dell’abitante silenzioso di casa). Continuerete a dimenticare le chiavi dove le avete appena lasciate, chiamerete il vostro cellulare perché l’avete buttato sotto decine di libri, dato che non lo riuscite a ritrovare. Ritornerete nello stesso modo indietro per controllare se l’auto è aperta o chiusa. E, come sciagurati, dimenticherete di cambiare l’acqua al vostro pesce rosso.

Il vostro pesce rosso lo state in realtà allenando alla sfida che avete perso: quella di godere il presente. Ecco perché se fossimo pesci rossi riusciremmo a raggiungere la piena realizzazione di noi stessi. La vaschetta non ci basterebbe più.

“Se vivrete come i pesci rossi potrete sopravvivere alle situazioni più sfavorevoli e negative. Potrete superare avversità che manderanno i vostri compagni – il guppy, il pesce neon – pancia all’aria alle prime avvisaglie. Una rivista pubblicata dall’Associazione Americana Pesci Rossi segnala un episodio davvero increscioso: una sadica bambina di cinque anni aveva scagliato il suo pesce rosso sul suo tappeto e lo aveva calpestato, non una volta ma due volte: per fortuna si trattava di un tappeto a pelo lungo e così il tacco non aveva schiacciato completamente il povero esserino. Dopo trenta  strazianti secondi lo aveva ributtato nell’acquario. Il pesce sopravvisse per altri quarantasette anni”

Senza parole, solo sopportazione: e grandezza celata. Il pesce rosso è dotato di uno spirito di adattamento illimitato che si manifesta subito, nell’immediato. Vasca grande? Pesce grande. Acquario piccolo? Pesce piccolo. Si fanno vendere e prendere dai bambini piccoli, si fanno mettere dentro i sacchetti trasparenti di plastica dopo aver beccato l’obiettivo alle giostre almeno 3 volte. Subiscono, ma rimangono se stessi. Sono dei soldati. Hanno compreso il male del mondo e per questo sono senza parola. La sprecherebbero, se parlassero, ad un mondo che non ha mai voluto ascoltarli.

Il mio pesce rosso ha capito che è un pesce grosso

“La cosa più incredibile dei pesci rossi, tuttavia, è la loro memoria. Tutti li compiangono per la caratteristica di ricordare solo gli ultimi tre secondi ma, in effetti, essere così saldamente legati al presente è un dono. Sono liberi.”

Si fanno barba dei nostri acquari, del nostro mondo. I pesci rossi sono dei puri edonisti. Distruggono continuamente il passato per rifare il loro presente. 3 secondi la volta.

“Che meraviglia sapere che la tua Età dell’oro non era quarant’anni fa, quando avevi ancora tutti i capelli, ma appena tre secondi fa e , dunque, con ogni probabilità , ancora in corso, in questo preciso istante”.

“E anche in questo istante” Altri tre secondi “E anche in questo istante”

Il pesce rosso ci ricorda che non abbiamo il controllo sulle creature. È un solitario, non ama  i ghirigori. Va all’essenza diretta della vita. Niente fronzoli, niente pensieri. Dategli 3 secondi. S’affaccia direttamente dall’oblò della sua vaschetta al centro della vita.

PS: Tutte le citazioni derivano dal libro “Teoria e pratica di ogni cosa” di Marisha Pessl.

Quella parte del mondo che sta sotto

…a volte mi chiedo da dove sia nata l’idea che quelli “sopra” siamo noi occidentali.

Mi spiego meglio. La Terra fino a prova contraria è sferica, giusto?

Allora perchè nel corso di questi duemila anni ci siamo sempre più convinti di essere noi gli inquilini del piano di sopra? Abbiamo deciso noi dov’era il nord e dove il sud e su questo schema abbiamo disegnato infinite carte geografiche, che poi abbiamo intrappolato in una fitta rete di paralleli e meridiani… fermando così per sempre il meraviglioso ritratto dell’egocentrismo.

E quelli che malauguratamente sono venuti a trovarsi a testa in giù?

Quino questa domanda se l’è posta molto prima di me e a mio avviso è riuscito a mostrare con una semplicità straordinaria lo sgomento che si prova nello scoprire di aver sempre vissuto in quella parte di mondo che sta sotto.

- Viviamo a testa in giù? Ma chi te l’ha detta questa sciocchezza?
– Basta guardare un mappamondo.
– Quelli dell’emisfero nord vivono con la testa in su e noi con la testa in giù.
– Assurdo!
– No, no, ma ti rendi conto che quelli dei paesi sviluppati sono giustamente quelli che hanno la testa in sù.
– E questo che vuol dire?
– Che a noi, proprio perché viviamo con la testa in giù, le idee ci scivolano via.

[...]

Il nostro geniale fumettista termina la storia con Mafalda che ristabilisce l’ordine mettendo sottosopra il mappamondo. A mano a mano che lei gira la palla, le vignette si vanno raddrizzando.

Si direbbe la giusta rivincita di chi “sotto” non ci vuole stare. Io però non penso che rigirare il mondo risolverebbe il problema. Ci troveremmo ad attori invertiti ma nella stessa situazione di prima. Si potrebbe allora provare a schiacciarlo  questo mondo per rimettere tutti sullo stesso piano. Tirare fuori dal baule impolverato delle idee obsolete il progetto di una Terra piatta in cui tutti camminino a testa in sù, in cui nessuno debba farsi venire il torcicollo per guardare l’altro… è probabile però che la contesa si riproponga in chiave destra-sinistra, non vi pare?

Non si tratta affatto di un problema di assetto sbagliato, allora. E’ piuttosto il pensiero ad essere sbagliato. Abbiamo sempre pensato di esser noi quelli dritti, quelli con le idee in testa e i piedi a terra, e abbiamo relegato tutti gli altri in posizione di subalternità, a rovescio per giunta.

Ma ora è tempo di levarci dalla mente queste fesserie geometriche. Le cose stanno diversamente, nessuno sta sopra, nessuno sta sotto, e su questo globo, ripeto, GLOBO, ognuno deve avere diritto alla posizione eretta, al confronto circolare.

Dunque non serve gingillarsi con il mappamondo cercando di dargli una forma più corretta. La Terra è fatta bene così com’è: camminando si arriva in ogni punto e ovunque si arrivi l’orizzonte appare a tutti allo stesso modo.

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