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LOLworld

” LOLworld, this is me. Life should be fun for everyone” – Spice Girls

- Mica erano le Spice Girls

- Ma LOL

 

“Un articolo assolutamente senza senso”  - The Times

Arrivi ad un punto della vita in cui dovresti proprio mettere un LOL sul mondo. Non importa cosa diamine significhi, ma servirà a varie evenienze.

Innanzitutto capire che LOL indica il contenuto stesso del mondo, partendo dal fatto che non ne ha nessuno. LOL sarebbe, per questo, un’improvvisa forma di liberazione dalla catena di responsabilità che ci portiamo addosso e che, di fatto, non accettiamo e nemmeno sappiamo portare bene. In fondo da questo nascono le catene metallare della responsabilità.

Il LOL potrebbe benissimo essere assimilato all’epifania (=improvvisa rivelazione) per cui nulla ha senso. L’importante è riderci su, come mostrava saper fare qualcuno nel governo scorso.

Mondo LOL, per esempio, si potrebbe inoltre lanciare come alternativa a ‘Mondo CANE’ oppure ‘Cane di un LOL’.

Aprire il franchising LOLbuster eviterebbe inoltre film contro la depressione: ci avreste mai pensato? Ecco perché difendo così strenuamente la dottrina del LOL. Nel mondo del qualunquismo, infatti, meglio far passare il resto come spergiuri ad esso , piuttosto che varianti del primo. Ecco perché sono in procinto di fondare il lollismo. E non datemi del lollista, però.

Mai sentito parlare inoltre dei lollisti all’interno del Parlamento Europeo? Loro sono dei master e precursori del lollismo delle nostre LOLdemocrazie.

Considerazione ultima:

Costruisci un LOL intorno a te.

Vita

Avere una visione del mondo capace di comprendere i nostri sogni, le nostre massime aspirazioni.

Essere una visione del mondo.

Trovare ogni giorno il coraggio di non arrendersi e quello di ricominciare.

Fermarsi ad ascoltare ciò che stiamo tentando di urlare.

Perché spesso i primi a non essere in ascolto di noi stessi, siamo noi stessi.

In una parola, vivere.

Sapendo che domani non potremmo più esserci.

Può sembrare banale, ripetitivo, sfiancante.

Ma è un dovere esigere il massimo, sempre.

Almeno tentare, rischiare, senza paure.

Ufo sì, ufo no

Gli ufo sono come le vincite alla lotteria. Capitano sempre agli altri.

La mia espressione di protesta alla notizia "Ho visto un ufo".

Te, al limite, puoi vantarti di aver vinto cento o mille euro, una volta, quella volta famosa, dopodiché la Fortuna ti ha sempre guardato con aria schifata.

Così puoi anche dire di aver visto una luce nel cielo qualche volta, ma bene che va era un satellite o quel cretino di Superman che se ne va in giro perché “il mantello fa fico”.

Sì, sono invidioso, va bene?

Rosico profondamente quando qualcuno mi viene a dire che ha visto un ufo. E più l’incontro è ravvicinato, più rosico.

Mortegliano poi, l’ultimo clamoroso avvistamento,…avrei voluto essere lì.

Non per l’ufo, non per dire “ho visto un ufo”, ma per saltare sui cofani delle macchine e prendere a calci nelle palle lo sconosciuto visitatore. Per sentirmi un po’ come Ray Ferrier ne “La guerra dei mondi”.

Rimandiamo questi bastardi a casa.

Che sia chiaro, non si tratta di velata xenofobia o razzismo.

Non mi importa proprio nulla della loro tecnologia superiore. Anzi, scommetto che sono venuti qui sulla terra solo perché noi abbiamo l’ i-pad e loro no!

Il fatto è che degli ufo ne ho piene le scatole.

Se esistono, li spedirò uno per uno in qualche sperduto buco nero con calci nel culo, così da salvare la prossima progenie di umani rosiconi.

Niente più file segreti di governi, niente più Area 51, niente di niente.

Però che peccato sarebbe. Gli ufo sono un po’ come i barbari nella poesia di Costantino Kavafis: una soluzione per non pensare ai problemi del mondo.

 

Che aspettiamo, raccolti nella piazza?

 

Oggi arrivano i barbari.

 

Perché mai tanta inerzia nel Senato?
E perché i senatori siedono e non fan leggi?

 

Oggi arrivano i barbari.
Che leggi devon fare i senatori?
Quando verranno le faranno i barbari.

 

Perché l’imperatore s’è levato
cosí per tempo e sta, solenne, in trono,
alla porta maggiore, incoronato?

 

Oggi arrivano i barbari.
L’imperatore aspetta di ricevere
il loro capo. E anzi ha già disposto
l’offerta d’una pergamena. E là
gli ha scritto molti titoli ed epiteti.

 

Perché i nostri due consoli e i pretori
sono usciti stamani in toga rossa?
Perché i bracciali con tante ametiste,
gli anelli con gli splendidi smeraldi luccicanti?
Perché brandire le preziose mazze
coi bei ceselli tutti d’oro e argento?

 

Oggi arrivano i barbari,
e questa roba fa impressione ai barbari.

 

Perché i valenti oratori non vengono
a snocciolare i loro discorsi, come sempre?

 

Oggi arrivano i barbari:
sdegnano la retorica e le arringhe.

 

Perché d’un tratto questo smarrimento
ansioso? (I volti come si son fatti seri!)
Perché rapidamente e strade e piazze
si svuotano, e ritornano tutti a casa perplessi?

 

S’è fatta notte, e i barbari non sono piú venuti.
Taluni sono giunti dai confini,
han detto che di barbari non ce ne sono piú.

 

E adesso, senza barbari, cosa sarà di noi?
Era una soluzione, quella gente.


Il mio pesce rosso si chiama Orazio

“Vi chiedo di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di plasmare la vostra vita, non alla mainera del Dalai Lama o di Gesù – per quanto ritenga che sarebbero senz’altro di aiuto- ma come qualcosa di un po’ più terra terra: come il Carassius auratus auratus, volgarmente noto come pesce rosso comune”.

Questo titolo forse non significa assolutamente nulla e nel gioco metafisico delle cose non cambierà nulla (magari mi direte che Orazio sia un nome da filosofo e non sia degno dell’abitante silenzioso di casa). Continuerete a dimenticare le chiavi dove le avete appena lasciate, chiamerete il vostro cellulare perché l’avete buttato sotto decine di libri, dato che non lo riuscite a ritrovare. Ritornerete nello stesso modo indietro per controllare se l’auto è aperta o chiusa. E, come sciagurati, dimenticherete di cambiare l’acqua al vostro pesce rosso.

Il vostro pesce rosso lo state in realtà allenando alla sfida che avete perso: quella di godere il presente. Ecco perché se fossimo pesci rossi riusciremmo a raggiungere la piena realizzazione di noi stessi. La vaschetta non ci basterebbe più.

“Se vivrete come i pesci rossi potrete sopravvivere alle situazioni più sfavorevoli e negative. Potrete superare avversità che manderanno i vostri compagni – il guppy, il pesce neon – pancia all’aria alle prime avvisaglie. Una rivista pubblicata dall’Associazione Americana Pesci Rossi segnala un episodio davvero increscioso: una sadica bambina di cinque anni aveva scagliato il suo pesce rosso sul suo tappeto e lo aveva calpestato, non una volta ma due volte: per fortuna si trattava di un tappeto a pelo lungo e così il tacco non aveva schiacciato completamente il povero esserino. Dopo trenta  strazianti secondi lo aveva ributtato nell’acquario. Il pesce sopravvisse per altri quarantasette anni”

Senza parole, solo sopportazione: e grandezza celata. Il pesce rosso è dotato di uno spirito di adattamento illimitato che si manifesta subito, nell’immediato. Vasca grande? Pesce grande. Acquario piccolo? Pesce piccolo. Si fanno vendere e prendere dai bambini piccoli, si fanno mettere dentro i sacchetti trasparenti di plastica dopo aver beccato l’obiettivo alle giostre almeno 3 volte. Subiscono, ma rimangono se stessi. Sono dei soldati. Hanno compreso il male del mondo e per questo sono senza parola. La sprecherebbero, se parlassero, ad un mondo che non ha mai voluto ascoltarli.

Il mio pesce rosso ha capito che è un pesce grosso

“La cosa più incredibile dei pesci rossi, tuttavia, è la loro memoria. Tutti li compiangono per la caratteristica di ricordare solo gli ultimi tre secondi ma, in effetti, essere così saldamente legati al presente è un dono. Sono liberi.”

Si fanno barba dei nostri acquari, del nostro mondo. I pesci rossi sono dei puri edonisti. Distruggono continuamente il passato per rifare il loro presente. 3 secondi la volta.

“Che meraviglia sapere che la tua Età dell’oro non era quarant’anni fa, quando avevi ancora tutti i capelli, ma appena tre secondi fa e , dunque, con ogni probabilità , ancora in corso, in questo preciso istante”.

“E anche in questo istante” Altri tre secondi “E anche in questo istante”

Il pesce rosso ci ricorda che non abbiamo il controllo sulle creature. È un solitario, non ama  i ghirigori. Va all’essenza diretta della vita. Niente fronzoli, niente pensieri. Dategli 3 secondi. S’affaccia direttamente dall’oblò della sua vaschetta al centro della vita.

PS: Tutte le citazioni derivano dal libro “Teoria e pratica di ogni cosa” di Marisha Pessl.

Quella parte del mondo che sta sotto

…a volte mi chiedo da dove sia nata l’idea che quelli “sopra” siamo noi occidentali.

Mi spiego meglio. La Terra fino a prova contraria è sferica, giusto?

Allora perchè nel corso di questi duemila anni ci siamo sempre più convinti di essere noi gli inquilini del piano di sopra? Abbiamo deciso noi dov’era il nord e dove il sud e su questo schema abbiamo disegnato infinite carte geografiche, che poi abbiamo intrappolato in una fitta rete di paralleli e meridiani… fermando così per sempre il meraviglioso ritratto dell’egocentrismo.

E quelli che malauguratamente sono venuti a trovarsi a testa in giù?

Quino questa domanda se l’è posta molto prima di me e a mio avviso è riuscito a mostrare con una semplicità straordinaria lo sgomento che si prova nello scoprire di aver sempre vissuto in quella parte di mondo che sta sotto.

- Viviamo a testa in giù? Ma chi te l’ha detta questa sciocchezza?
- Basta guardare un mappamondo.
- Quelli dell’emisfero nord vivono con la testa in su e noi con la testa in giù.
- Assurdo!
- No, no, ma ti rendi conto che quelli dei paesi sviluppati sono giustamente quelli che hanno la testa in sù.
- E questo che vuol dire?
- Che a noi, proprio perché viviamo con la testa in giù, le idee ci scivolano via.

[...]

Il nostro geniale fumettista termina la storia con Mafalda che ristabilisce l’ordine mettendo sottosopra il mappamondo. A mano a mano che lei gira la palla, le vignette si vanno raddrizzando.

Si direbbe la giusta rivincita di chi “sotto” non ci vuole stare. Io però non penso che rigirare il mondo risolverebbe il problema. Ci troveremmo ad attori invertiti ma nella stessa situazione di prima. Si potrebbe allora provare a schiacciarlo  questo mondo per rimettere tutti sullo stesso piano. Tirare fuori dal baule impolverato delle idee obsolete il progetto di una Terra piatta in cui tutti camminino a testa in sù, in cui nessuno debba farsi venire il torcicollo per guardare l’altro… è probabile però che la contesa si riproponga in chiave destra-sinistra, non vi pare?

Non si tratta affatto di un problema di assetto sbagliato, allora. E’ piuttosto il pensiero ad essere sbagliato. Abbiamo sempre pensato di esser noi quelli dritti, quelli con le idee in testa e i piedi a terra, e abbiamo relegato tutti gli altri in posizione di subalternità, a rovescio per giunta.

Ma ora è tempo di levarci dalla mente queste fesserie geometriche. Le cose stanno diversamente, nessuno sta sopra, nessuno sta sotto, e su questo globo, ripeto, GLOBO, ognuno deve avere diritto alla posizione eretta, al confronto circolare.

Dunque non serve gingillarsi con il mappamondo cercando di dargli una forma più corretta. La Terra è fatta bene così com’è: camminando si arriva in ogni punto e ovunque si arrivi l’orizzonte appare a tutti allo stesso modo.

Non è come sembra

 

La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi. 

Pier Paolo Pasolini

Foto di Roberta Lulli

Consulenti d’immagine al telefono

 

Si rilassi, deve soltanto rimboccarsi le maniche. Rimboccarsi le maniche la farà star bene, si figuri, sarà una passeggiata. È un ottimo slogan, studiato dai più esperti psicologi. Sì. Sì, non si preoccupi ci pensiamo noi. Sa com’è la gente. Deve avere un’idea, un’immagine, avrà davvero la certezza che lei stia facendo davvero qualcosa. Cioè , no, non volevo dire che lei non fa niente, volevo solo dire che pare che faccia più di quello che fa, che già è molto.

Ha, ha, le ho detto che può andar tranquillo, stile più sciolto, parlata veloce, deve far vedere l’incazzatura che ha con me quando non trova l’ufficio in ordine. Uno stile un po’ più young, così va di moda. Non si finisce mai di essere giovani, non che lei sia vecchio per carità, ma sa… la maggioranza è davvero convinta che il botulino sia per tutti , sì come no, e che magari riescano anche a pagarsi il viaggio sulla luna.

Non voglio essere sfrontato, sì , ha ragione, ma sa ogni tanto le parole scappano, come curatore della sua immagine non posso esimermi dal fare critiche e dare consigli, purtroppo viviamo in una brutta società. C’è chi crede di cambiare il mondo senza rimboccarsi le maniche! Chissà cosa pensano le persone! Tutte questi idioti, sì, sì, a correre avanti e indietro, come formiche per un lavoro. Ce n’è fin troppo di lavoro! È la gente che non vuole lavorare. Ma mi raccomando, questo non deve uscire dalla sua bocca, lei deve stare dalla loro parte, solo così li conquista.

Mmm, mmm, sì , ho capito. Allora , ricapitoliamo: anche lei  mangerà con questi precari, si rimboccherà le maniche, farà discorsi sui giovani, rassicurerà i nostri cari nonni e il gioco è fatto. Lei deve fare qualcosa, semplice no? Mi pare intuitivo, quasi palese fare qualcosa al giorno d’oggi. Deve essere occupato, pieno, virile. Gli stereotipi vanno a gonfie vele , oggigiorno.

Perciò, mi raccomando. No all’aria da minchione, ma neanche da volpone. Una  camicia bianca e un po’ gualcita, ma non troppo. E per dio, si tolga quella faccia annacquata. Ci serve carattere, determinazione! Faccia qualcosa! Si ricordi, si rimbocchi le maniche, è essenziale!

Ah, ha-ha. Okay, a presto. Mi faccia sapere.

Io sono un indignato

Con tutto il sangue andato a male….

Liga

Non sono sceso in piazza a protestare l’altro ieri, a Roma.

Ma mi proclamo comunque un indignato.

Ma non mi indigno per questo governo. So bene che i governi nascono e muoiono, che la pubblica opinione è il mito di se stessa, che le cose a livello nazionale e individuale potranno anche peggiorare, e migliorare, e peggiorare.

Occorre avere la visione di un dio o di un superuomo per capire questo? Probabilmente no. Probabilmente occorre essere soltanto un uomo.

I miei diritti sono stati calpestati da tempo, qualcuno ha vinto, qualcuno ha perso, sono molto chilometri fuori dall’autostrada della società, sono molto al di là delle nuvole, e delle montagne e dei mari.

Non sono sceso in strada a protestare l’altro ieri, a Roma.

Ma mi proclamo comunque un indignato.

Un indignato perché la vera rivoluzione comincia dal cuore degli uomini, e non dalla carta dei diritti del cittadino. Il cittadino oggi c’è, domani non c’è più. La sua costituzione dipende dalla consistenza dello Stato. Siamo fantasmi vagabondi.

Un indignato perché la gente non sa più amare, non sa più perdonare, ma soprattutto non sa riconoscere l’amore. A cominciare da me.

Sono un indignato perché sono il più infimo dei peccatori. Sono un indignato perché concordo con Don Gallo che da Fazio ha detto che il peccato non esiste, che si tratta di un percorso.

Non sono sceso in strada a protestare l’altro ieri, a Roma.

Ma sono sceso e sono venuto sotto casa tua.

Indignato del mio amore per te.

Ignorante se ti merito oppure no.

Ma poi mi hai baciato, e tutto il resto non esisteva più.

Mi proclamo: innamorato di te e della vita.

Non è solo sopravvivenza…

…Si tratta di lasciare la cameretta di quando si era piccoli!

Una cameretta patinata: l'infanzia diventa un ricordo prima di cominciare!

 

...è pericoloso frodo uscire dalla porta, ti mette in strada, e se non dirigi bene i piedi non si sa dove puoi venire spazzato via...

Diventiamo indign-amici?

Alla peggiore parte d’Italia

A chi, dopo le 14, non fa nulla in casa

È vero: oggi le ragioni per cui indignarsi sono sottili e spesso facciamo fatica a capirle. Viviamo in un mondo interdipendente in cui il concetto di responsabilità di sartriana memoria ci avvolge. Ci forma. Eppure, nella maggioranza dei casi, ci troviamo inermi e racchiudiamo le nostre preoccupazioni nel mantra ‘Ma io che ci posso fare’.

Parliamoci chiaro: nella seconda guerra era semplice schierarsi. Semplice nel senso che il nemico, o chiamatelo come volete, era lui, il fascista, il nazista. Era chiaramente identificabile: era il pus che era uscito dal sistema che, inizialmente, ben pochi avevano intravisto. Proprio come allora, oggi non combattiamo verso fascismi espliciti. Parliamo qualcosa che è molto più semplice, più naturalizzato nel sistema, più subdolo. Qualcosa che è sistema stesso.

La Resistenza chiedeva la possibilità per tutti di studiare, chiedeva per tutti lo Stato sociale. Chiedeva per tutti uno Stato che fosse per la società. Una società che non fosse solo per azioni, ma azioni che fossero per la società. Ecco cos’era l’indignazione che riuscì ad innescarsi. Una Resistenza che ha come suo motore l’indignazione.

Null’altro. Non possiamo venderci ai dividendi della società. Ma non possiamo nemmeno svenderci alla violenza. La violenza ha forme subdole che ci stanno trattenendo. La violenza è la negazione dell’indignazione. L’aggressività che stiamo insegnando ci condanna all’acquiescenza. L’iperattività, la competizione, l’arrivismo sembrano farci combattere, lottare per il nostro destino. Ma è un destino chiuso, confinato, che finirà con noi. La nostra responsabilità la pensiamo solo per noi.

Un librettino che vi consiglio davvero di leggere ed applicare

Il destino non è privato, ma proprio per questo ci siamo privati del nostro destino. Il destino è comune: l’indignazione ci ricorda e rivendica il luogo comune dell’umanità. Un nuovo luogo comune: la terra. La civiltà non è niente senza terra:  il bancomat ha un bisogno smodato del reale. Noi abbiamo un bisogno smodato di sentirci NOI.

CREARE E’ RESISTERE

RESISTERE E’ CREARE (Stéphane Hessel)

Mentre facevo la cacca

Scusate, ma per il momento, per quanto mi sforzi, non mi esce niente di meglio.

It’s like the same shit just happens over and over, then in a week it just all resets until it happens again. Every week it’s kind of the same story in a different way, but it just keeps getting more and more ridiculous. We just seem kind of shitty.
 South Park s15e07

Ho pensato a tante cose mentre ero seduto sul cesso e la mia faccia si contraeva in un’ indicibile espressione di piacere.

Probabilmente, mentre facevo la cacca, non ho risolto il Teorema di Fermat, né ho trovato una nuova fonte di energia rinnovabile.

Mentre facevo la cacca, ho pensato a te. Ho pensato a te, dentro l’urna elettorale che decidevi il futuro del nostro paese.

C’è voluto un po’. D’altronde non è un mistero. A forza di mangiare per anni la stessa minestra sei diventato stitico. Cosa del tutto naturale che a mandar giù sempre la stessa…roba, vengono a mancarti apporti che in una dieta dovrebbero invece essere tutti previsti, in modo equilibrato.

Mentre facevo la cacca ho pensato anche ad alcuni programmi tv. Ci pensavo mentre leggevo la composizione di alcuni detersivi, e sapevo, in cuor mio, che quei detersivi poi sarebbero finiti nelle fogne, e poi dalla fogna sarebbero passati nel mare, e passa oggi, passa domani, vuoi vedere che prima o poi il mondo diventa più pulito e profumato?

Un bel profumo di … pulito.

Mentre facevo la cacca, ho pensato che momentaneamente avevo risolto il problema della disoccupazione. Se ci pagassero per la cacca che produciamo ogni giorno, il tasso di discuccupazione si abbasserebbe notevolmente, e molti posti precari diventerebbero fissi. Poi però ho pensato anche che molti vengono pagati molto bene per la cacca che fanno ogni giorno, e quindi c’è cacca e cacca. Le cacche non sono tutte uguali.

Mr. Hankey

Si tratta delle mattonelle. C’è chi mentre fa la cacca fissa mattonelle da un euro, magari comprate al fai-da-te. C’è chi invece mentre fa la cacca fissa mattonelle da duecento euro. E mica se l’è fatte da solo, quelle mattonelle.

Però tutto sommato io ero contento. Ero contento perché almeno la cacca, quella, era mia. Nessuno poteva dirmi niente. A ciascuno la sua cacca. Solo che poi un giorno le cose iniziano a cambiare. Vengono alla mia porta, io interrompo la mia attività quotidiana, apro e entrano questi signori vestiti di nero, con le uniformi e mi dicono “Lei fa la cacca?” E io, che sono sempre stato un cittadino onesto, dico “Si, io faccio la cacca, come tutti gli altri cittadini.” “Si, ma quanta cacca fa?” E io, modestamente, sparo lì una misura, un qualcosa. E loro scrivono. Io dico “Tutto qui?” “Lei fa troppa cacca. Lei pagherà in base alla cacca che fa.” E io, che sono sempre stato un cittadino onesto, dico che va bene, pagherò.

Poi però vanno dal mio vicino, quello con le mattonelle da duecento euro, e anche a lui chiedono quanta cacca fa. E quello dice che non fa cacca. Ma come è possibile – penso – se passa tutto il giorno al bagno? Lo sento perché tira spesso lo sciacquone! Ma loro non battono un ciglio, anzi si complimentano con lui e dicono “Eh, ce ne fosse di gente come lei!” E tutto finisce lì.

Quando vado a dormire penso che va bene così. Che anche oggi sono stato un onesto cittadino. Domani mi alzerò e tutto sarà uguale a prima, rassicurante e profumato.

Mister Hankey

Hitler…ce l’aveva piccolo!

Tempo di erezioni in Italia e le misure, si sa, contano.

Interi rami dello scibile umano sono dedicati a queste fatidiche “misure”. Basti pensare all’architettura o all’ingegneria. Non possiamo costruire un ponte o un grattacielo senza tenere bene a mente, con la massima precisione, la misura.

Sulla lunghezza del pene è stato detto di tutto. Sostenitori e detrattori si sono schierati da una parte e dall’altra. Chi dice “la lunghezza non significa nulla in un rapporto sessuale, il piacere si misura in base al coinvolgimento”, altri replicano “si, ma anche gli organi sessuali, guarda caso, sono coinvolti!” e altri ancora “a ciascuna vagina il suo pene, a ciascun pene la sua vagina” con buona pace del mito di Platone che, almeno, si era fermato alla metà della mela, pur sempre un frutto proibito…secondo una certa dottrina!

Ma la cosa della quale sono abbastanza convinto è che, con tutta probabilità, la lunghezza del pene ha determinato la storia del mondo. Purtroppo non abbiamo molti dati a disposizione, ma sarebbe interessante uno studio sulla lunghezza dei peni dei dittatori o di altri leader mondiali, rapportando queste misure al giudizio della storia.

Randy Marsh, lo scienziato, spiega come misurare un pene (South Park)

Forse molte guerre potrebbero essere evitate con l’intervento di un sessuologo (o anche molte grandi opere pubbliche che con il tempo sono destinate ad usurpare il paesaggio chissà!) Dio non voglia che certi rigidi parametri costituiscano un requisito per l’assunzione delle cariche pubbliche, più che altro perché le campagne elettorali diventerebbero eccessivamente esibizioniste “Votantonio! Per una visione lunga!” “Vota Peppino: un duro intervento contro i criminali” e anche…maschiliste, a differenza di oggi… (uhm, ora che ci penso le quote rosa sono ancora in voga! Come dire: i ghetti sono duri a morire!) “Ma io ci metto la faccia!” “Mettici le palle, se ce l’hai!” (scambio di battute tra un candidato sindaco e un potenziale erettore)

Olimpiadi Invernali di Palle di Neve

Sono anche convinto che posizioni ideologiche estremistiche nascondano ansie da prestazioni o abnormi complessi di inferiorità. Il nonno di un mio amico diceva spesso “chi tanto si scalda, è freddo a letto”. La saggezza popolare coglie spesso nel segno.

Non possiamo tuttavia sottovalutare l’opinione degli Scienzzzziati!! in proposito.

Dopo anni di approfondite ricerche, un team di coraggiosi esploratori è stato in grado di redigere una mappa della misure medie dei peni mondiali.

Opinioni degli esploratori della missione scienti(poca)fica.

“è stata una bella avventura! Girare il mondo permette davvero di conoscere nuove lingue, nuovi costumi, e anche cosa c’è sotto i costumi!” – Ornitorinco52

“Siamo stati davvero bene! Tutto adesso è chiaro!” – fratelli di Rocco

“Ora posso davvero dire di essere il migliore! Garantisco che tutti i dati sono stati trattati con imparzialità e senza discriminazioni razziali!” – Rocco, finanziatore della missione

“Faceva freddo!” – Comitato Esquimese di Protesta in favore della revisione delle misurazioni

“è un complotto contro di me!” – Napoleone

“Il giro del mondo in 80 centimentri!” – la Nasa, sulla presentazione della missione

Di seguito il link della mappa:

http://0.tqn.com/d/weirdnews/1/0/V/k/-/-/world-penis-size-map.jpg

Ora, quello che salta fuori a colpo d’occhio è che, in generale, al sud del mondo, c’è una certa tendenza ad averlo più lungo rispetto al resto del pianeta (vedi zone in verde chiaro e in verde scuro).

Le zone in giallo-arancio si collocano a metà del percorso. Di quelle in rosso non mi preoccuperei eccessivamente, coincidendo con paesi in via di sviluppo ed economie crescenti.

Fatto sta che questo quadro mondiale resta una bella gatta da pelare per il Fondo Monetario Internazionale…!

Speriamo solo che i dati non siano stati truccati, magari con la scusa di un nuovo esporto di democrazia…

Quante volte, Giuda, mi bacerai?

Clyde, la verita’ e’ che Slash non e’ una persona, è più…un sentimento che porti nel cuore, hai capito? Clyde, a volte alla gente piace far finta di credere nei personaggi immaginari. Non e’ proprio una bugia… e’ piu’…come l’amore!

South Park, s15e05

Tutte le volte che ci hanno ingannati, traditi, illusi.

Guardo un film, e poi guardo il successivo, e quello dopo ancora e dico: questa non è la realtà. Non c’è questo genere di lieto fine nella vita, non c’è nemmeno questo genere di reazione alle tragedie. Non è il filtro della pellicola che trasforma la realtà in qualcosa d’altro. Parlo di una cosa peggiore. Parlo della deformazione con la quale molti osservano e vivono (verbo corretto?) il mondo nel quale si trovano, aspettandosi che uno sconosciuto regista abbia scritto per loro, per noi, chissà quale meraviglioso copione.

Se la mia vita fosse un film, la troverei piuttosto noiosa, non fosse altro per i titoli di coda sul finale. Ho sempre odiato i titoli di coda. E poi tutte le cose che ci sono dentro. Non è andata come certe patinate riviste ci avevano suggerito, in modo nemmeno del tutto subliminale. Non ci sono splendide fotomodelle quando esco di casa. La commessa non sta lì ad apsettare te, anzi non vede l’ora di finire il suo turno, e di uscire dall’ennesima giornata senza alternative.

Santa Slash

Ci sono bollette da pagare, e soprattutto c’è lo scotto da pagare. I sentimenti poi…neanche a parlarne. C’è chi li piega e li usa convinto di essere davvero dentro un “fottuto” film americano, altri seguono invece i principi base delle telenovelas argentine/italiane.

Il bacio? Quello è stato rovinato da chilometri e chilometri di triacetato di cellulosa. Quando baciate non c’è nessuna colonna sonora…A meno che non siate proprio voi a metterla nello stereo, non ci saranno comunque gli Oasis o Vasco Rossi a cantare lì per voi. Si, poi può anche esserci la magia del momento, non discuto, ma dovete “esserci dentro”. Non fuori. Noi continuaiamo a guardare la vita da fuori, perché abbiamo troppa paura di mettere le mani nel fango.

I vostri cantanti preferiti vi hanno riempito la testa di bugie. Tutti, cari miei, mi dispiace, ma non se ne salva proprio nessuno. E quando dico nessuno…Vi martellano la testa tramite la bianchezza patinata di un i-pod. Mentre camminate vi illudete davvero di essere voi i protagonisti, ma la verità è che, con tutta probabilità, non vi siete mai presentati ai provini generali.

Dovremmo costruirci la nostra colonna sonora, prendere la macchina da presa e decidere noi le scene, i tagli, il montaggio, la sceneggiatura. Allora sì, allora forse avremmo la possibilità di essere persino migliori del miglior Emmy Award o Oscar.

A forza di sniffare questi sogni siamo diventati la Bollywood di periferia del mondo. Voglio proprio mettere a nudo il meccanismo senza tanti fronzoli: loro fanno i soldi, noi gli diamo i nostri soldi. Capitalismo. Il banco vince sempre se a sedersi al tavolo è un consumatore.

Chi sono loro? Quelli che ogni mattina ci svegliano e ogni notte ci addormentano, quelli che ci cullano nel buio utero di una sala cinematografica o nel caldo laterale tunnel di un timpano.

Non ho nessuna ricetta magica per curare questa malattia. Ora, tornate pure a “sognare”: il biglietto vero lo pagate all’uscita.

Wake me up when film ends.

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