Grattati e muori
Anche se voi vi credete assolti
siete lo stesso coinvolti
Faber
Forse sarà una vecchia polemica, ma tanto vale combattere finché la logica di “panem et circenses” trasformata ormai in “fast food & television”, non sarà decostituita a fondamento di una società più giusta.
Ci hanno tolto Enzo Biagi e cosa ci hanno dato? Ci hanno dato programmi per imparare a fare l’uovo alla coque, in camicia da colletto bianco e alla fiorito. Ci hanno dato reality show per imparare come mangiare il riso delle noci di cocco. Ci hanno dato trasmissioni che promettono premi milionari che possono cambiare la vita di chi chiama, di chi scavicchia il pacco, di chi gratta il biglietto fortunato.
Io non ci sto.

l’inizio della fine
Io non ci sto a farmi prendere in giro da una televisione che vuole indottrinarci a dimenticare il senso del sacrificio e del lavoro.
Io non li voglio i vostri soldi e i vostri gettoni d’oro. Senza se e senza ma.
Io voglio che i miei figli possano imparare a lavorare per costruirsi un futuro, qui in Italia o anche altrove, ma che sappiano bene che non bisogna confidare troppo nella Fortuna, che la speranza consiste nella preghiera e nella sconfinata fiducia verso un domani migliore, che tra l’altro non possiamo confondere la speranza con una debolezza, semmai con una fortezza. Né voglio che i miei figli si votino deliberatamente a chissà quale “colpo di fortuna”.
Nessuno ci regala niente, ma è questo che vogliono farci credere.
Io non ci sto più.
Programmi televisivi (che etimologicamente parlando di “televisivo” avete ben poco, dal momento che la televisione è la “visione del lontano”, ma qui non riescono a guardare oltre il proprio naso) anche voi siete responsabili del declino sociale e morale, della decadenza del gusto, quindi per favore, fate le valige e tornate a casa, fuori dai palinsesti delle nostre coscienze che vogliono tornare a ragionare come meritano.
Ora scusate, ma ho comprato un gratta e vinci. Speriamo sia la volta buona.
Palomar 2012: Odissea nell’Italia del Caffè Espresso
devo pensare non solo a quel che sto per dire o non dire, ma a tutto ciò che se io dico o non dico sarà detto o non detto da me o dagli altri – Palomar
Sono stato zitto, ho taciuto, ma non mi sono distratto. Al contrario, sono stato vigile (non urbano, ma della giungla che mi circondava). Ho osservato e ho preso nota di molte cose. Mi sono sentito un po’ Roy Batty in Blade Runner, per quanto riguarda il suo monologo finale. Ma i bastioni in fiamme li ho visti al largo di Israele e ho visto i raggi B balenare alle porte dell’Iran. Non ho visto soltanto questo però: questo l’ho visto da lontano, oltre le fiamme più vicine.

Blade Runner lo hanno rifatto HD. Ehy, se siete rivoltosi niente svago o dvd per voi. Andate a fare la rivolta. Che c’è crisi.
La prima cosa che trovo molto importante da abbattere è il provincialismo caotico e noioso delle riunioni di partito nei piccoli paesi. Questi non sono più i tempi di Peppone e Don Camillo, per quanto ci piacerebbe che lo fossero, tutto sommato, non fosse altro che alcuni schemi sarebbero garantiti, sicuri, alcuni paletti sarebbero fermi. La guerra fredda era la vera culla della pace, le minacce erano l’impalcatura dell’ordine, malgrado dei sacrifici da una parte e dall’altra. Sì, qualcuno potrebbe persino pensarla così. Ma io no: io mi fido più della Storia che senza pietà prosegue occupando ogni spargimento di tempo a vuoto, inghiottendolo per restituirlo convertito all’eternità.
Quando mi sono avvicinato ai primi circoli paesani della sinistra ho avvertito da subito che qualcosa non tornava, non quadrava. Chi c’era a sbandierare la pace e l’uguaglianza? Non i figli degli operai, ma, almeno in gran parte, figli di persone al di sopra di un certo reddito.

Lui ha un passato nei figli di fiori. Poi si è pentito. E, come per tutti i pentiti, è stato inserito nel programma sicurezza testimoni.
Caro Pasolini, non ti sbagliavi. I figli degli operai erano troppo impegnati a procacciarsi un presente, per poter progettare un futuro glorioso. Ecco perché nel giro di tre secondi avevo capito l’arcano: era tutto un passarsi la canna, applaudire a Marx e al Che, da bravi figli intellettuali di papà, e tirare avanti così a riunioni di “giovani”. Questi maledetti “giovani” che non sono altro che un’invenzione del mercato, una fascia di consumatori. Mentre gli altri, lì fuori, erano a spalare merda nei campi o a darsi un’istruzione decente.
Mal sopporto quindi tutte le categorie cadute nel tranello dell’uno o dell’altro partito. Sfuggiva ai più una visione politica e nobile del mondo. La crisi della politica non mi era arrivata attraverso i telegiornali, ma attraverso i miei coetanei. Mi piacerebbe che si fosse fatto come Silvio Orlando in quel suo film, che divise i figli degli uni dai figli degli altri: i primi a leggere l’Eneide, i secondi Il Capitale, se ricordo bene. Chiaramente, si tratta di provocazione: leggasi sarcasmo.
Eh sì che poi ti ritrovi questa massa di geni a pubblicare link sui social network che mettono in comparazione due situazioni: la folla rivoltosa a Madrid e la folla in fila per l’I-Phone in Italia. Mi chiedo quale sia la connessione. Gli uni sono migliori degli altri? C’è stata una rivolta sociale o una manifestazione a Madrid? E che colpa hanno gli italiani se preferiscono pagare le tasse e comprarsi un i-phone piuttosto che “rivoltarsi”? Chiedo a questi utenti di Facebook che in gran parte sono sempre i soliti seduti dietro la scrivania se loro sono scesi in piazza a “cambiare la situazione”. Per non parlare poi del fatto se sono davvero preparati a una rivoluzione, che la rivoluzione, come disse qualcuno, non è prendere un tè in salotto, se sono pronti ai tradimenti, ai voltagabbana, agli opportunismi, ai giacobinismi.
Modello per gli indecisi
In fondo questi facebookiani non sono tanto diversi da quelli in fila per soddisfare un proprio legittimo desiderio.
Questo è un prezzo che non voglio pagare. Preferisco restare cittadino e usare i miei strumenti democratici. Ciò non significa “non protestare” o “non ribellarsi”. Ma significa essere tolleranti e moderati, mantenere la calma e la lucidità…perché lo Stato siamo Noi. Noi dobbiamo avere il senso dello Stato. Lasciamoci alle spalle vecchi schemi demagogici prossimi a preparare il terreno per gli autoritarismi (consiglio a tutti lo studio del giurista Carl Schmitt a tal proposito).
E io sono fiero di essere Italiano per questo motivo: perché so governare la mia anima. Attenti a chi vi dice “ribellatevi”. Chiedetevi sempre “perché?”
E poi…
Attenzione: il suddetto è un articolo anti-zecche. Né unti né punti. E anche contro i rosiconi che non possono comprarsi l’I-phone e invitano gli altri a manifestare contro il governo. Sempre gli altri.
Hamtaro Corporations United
Non che a nessuno possa importare qualcosa, ma vi volevo parlare della morte di un roditore: Hamtaro.
Non lo dico solo per la gioia dei bambini italiani, che in fondo amavano Hamtaro solo perché Cristina D’Avena cantava la sigla, ma anche per tutti gli aspiranti futuri padroni di criceti.
In fondo, Hamtaro ha fatto la stessa fine dell’Uomo Ragno. In un certo momento nessuno ne parla più e i criceti neanche sono più di moda. Tra l’altro, penso, i criceti si siano anche stufati di stare a correre in quella stupida ruota tutto il giorno. In fondo è pur giusto che Hamtaro si sia suicidato. Era tremendamente ossessionato dal fatto di essere preso ad esempio dagli umani.

In realtà ho scherzato finora.
Hamtaro non è morto, ma come tutte le altre cose è stato predetto dai Maya. Forse anche i Maya avevano particolari rapporti con i roditori, ma sicuramente non avevano gli stessi problemi psichici di chi dà alla propria sposa il nomignolo Hamtaro.
C’è invece chi immediatamente ha tirato fuori la storia di “Fa’ uscire il tuo criceto interiore. Lo Spirito Criceto è immortale”.
A dirla tutta l’ultima stagione di Hamtaro si chiude con “Matrimonio” e, se la memoria non mi inganna, “matrimonio” era anche il titolo dell’ultima puntata della prima stagione di Goku.
Insomma sembra che il matrimonio ponga fine alle speranze della vita selvaggia dei criceti.

“Hamtaro: piccoli criceti, grandi avventure”: poi si sposano e fine dell’avventura. Insomma, perché non venite a raccontarci cosa succede dopo il matrimonio? Cosa c’è dopo il “si sposarono e vissero per sempre felici e contenti?” Immagino Hamtaro stravaccato sul divano, con una birra in mano che ha appena tradito la sua donna-criceto con un suo amico.
Un Hamtaro gay, impegnato per di più nella lotta per il riconoscimento del matrimonio dei gay. Il Pontefice però si è dimostrato contrario, se infatti i criceti maschi si sposassero con i maschi e le femmine con le femmine, chi di loro girerebbe più nella Sacra Romana Rota?
In cricetum, veritas.
Amatoriale quotidiano
“Dove sono andati i tempi di una volta per Giunone, quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione” – De André
Ho provato a fare una seria ricerca sulla vita delle porno star. Purtroppo non sono giunto a grandi conclusioni, a parte alcune confessioni e iniziazioni strane. Non parlo né del senso esistenziale (l’attrice porno, per esempio, la consideriamo una prostituta o semplicemente un’artista?) o del senso meramente metrico (non parlo esattamente della lunghezza della pellicola…).
Mi chiedo, quotidianamente, quanto influisca il tempo di preparazione per un film sul resto degli impegni nella vita cosiddetta privata (vedi pagamento bollette, colazione, pulire casa). Per esempio, se uno è in ritardo per arrivare sul set, mangerà solo un tramezzino? Oppure salta il brunch e poi si lava i denti (per ovvi motivi) prima di mangiare nel pomeriggio? Ma se arriva tardi – il traffico c’è anche per gli attori porno o, peggio, un ritardo nel ritiro dei bagagli all’aeroporto – ha tempo per fare riscaldamento prima di lavorare?

Poi: “Papà dove vai ora?” “Lavoro”. A che età bisogna dire ai propri figli che il loro concepimento è registrato? Il papà misteriosamente risponderà: “Un giorno affitteremo un film e capirai”. Il bambino pensava effettivamente che suo papà fosse un attore. Senza aggettivi aggiunti.
La dieta di un attore. Roba seria.
1. Addominali e pettorali (dipende anche dalla categoria)
2. Chiappe sode (il famoso lato b)
Effettivamente il lato estetico diventa una legge di vita. Il lato estetico essenzialmente è collegato al lato B della situazione. Questi attori non ci mettono soltanto la faccia, ma molte altre cose. In ogni modo gli attori porno dovrebbero avere un dietologo.
Altra cosa. Parliamo di rischio malattie. Mi chiedo per esempio quale sia la spesa media in contraccettivi di un pornoattore/ttrice. Dov’è il sindacato del porno? Mi par strano che, in codesti giorni, non ci sia tal sindacato. Seriamente: possono gli attori scioperare? Chi è che difende i diritti. Noi di V&M la lanciamo come richiesta ufficiale in cui anche questa categoria sia protetta (non solo la fascia): che sia aperto un tavolo della concertazione sociale. Ma poi, mi chiedo, nascerebbe una nuova categoria sindacale? Del tipo: “F.O.T. & work ” ? (dove F.O.T. sta per fuck on the table)
Allora, proponiamo di più. Vogliamo un porno europeista. Qualcuno aveva tentato la mossa, ma non è stato capito. La strategia del Bunga Bunga, le varie serate: tutto in una chiara strategia di difesa della categoria. Perché non se ne è mai accorto nessuno? Probabilmente non aveva molte raccomandazioni in quel settore, tant’è che doveva farsi appoggiare da chi “ce l’aveva duro” (o almeno così diceva).

Cicciolina in Parlamento? Ecco, era il primo passo per rivendicare la quotidianità: perché non offrire agevolazioni per comprare cavalli nei propri appartamenti? (purtroppo lo sappiamo: anche questa attrice lo faceva solo per la pensione parlamentare…come dite? Cicciolina non si tocca? Be’, secondo me si toccava eccome!). Oppure: quanto pesa l’IMU nell’affittare appartamenti per girare film amatoriali?
Full Monty: speriamo che l’Italia non vada a puttane.
Attico a New York
Continuano gli appuntamenti con Altre Narratività su Flanerì Magazine!
Un attico a New York, lui e lei che dormono. Lui però non prende sonno: una domanda lo ossessiona….
Per leggere il racconto seguire il link:
Italia-Inghilterra allo stadio Vongole.
Formazione calcistica Italiana, schieramento 4-3-3
Cesare Pavese in porta; Pasolini, Tondelli, Petrarca e Manzoni sulla difensiva; in centrocampo l’Italia schiera Torquato Tasso, Boccaccio e Leopardi. L’attacco è formato dal il capitano Leopardi, che ricopre il ruolo di fantasista. Il CT Alighieri, ha preferito un attacco “penetrante” mettendo Marinetti e Svevo come punte, spostate un po’ più avanti rispetto al Leopardi.
La squadra avversaria schiera la sua formazione migliore. Gli inglesi adotteranno il modello classico del 4-4-2. CT Edward Moore.
Shelley in porta; Byron, Keats, Shakespeare, e Conan Doyle in difesa. Al centrocampo Dickens, Carrol, Eliot e Johnson. Le due punte d’attacco, Milton e Smith
Arbitra l’americano Jack Kerouac.

Il fischio dell’arbitro dà il via alla partita. Svevo batte il calcio d’inizio, passa la palla a Marinetti. Leopardi. Tondelli, Petrarca in difesa. Cross verso Manzoni che viene disturbato da Dickens. Leopardi. Marinetti che scatta nell’aria di rigore avversaria ma perde la palla
E’ il turno dell’inghilterra di Moore. Keats riceve la palla da Conan Doyle, passa a Carrol che lancia nell’altra metà campo a servire Milton che stoppa di petto, finta, finta finta tira e gol. L’inghilterra è in vantaggio.
Leopardi incita i suoi, passa la palla a Svevo che la perde per una distrazione. Eliot passa a Johnson, ancora Eliot, Shakespeare, byron di testa al centro area avversario assist per Smith che tira e gol! Due a zero per la squadra avversaria. Questa Non ci voleva , l’errore di Svevo è stato devastante per la nazionale azzurra.
Il CT Alighieri comincia ad entrare nel panico, parla con il suo assistente Virgilio e inveisce contro Svevo che si mette una mano sulla coscienza.
Marinetti, Pasolini, tondelli. L’italia mantiene il possesso di palla. Petrarca dribla Dickens e passa la palla d’esterno a Tasso che si è liberato. Marinetti pretende il pallone dal fondo campo. Nessuno lo ascolta e l’Italia perde di nuovo il pallone e Milton fa una volata sulla fascia e poi tira. Gol. Papera di Pavese che alza le braccia e dice: Il mio mestiere è quello di vivere, scusate! E L’inghilterra è in notevole vantaggio.
Marinetti urla con i suoi, chiede velocità e minaccia di incendiare il campo. L’arbito Kerouac tenta di tranquillizzarlo, gli dice di non bruciarsi subito ma Marinetti non lo ascolta.
Nel frattempo la partita è ricominciata. La palla passa da Tondelli a Petrarca, poi a Marinetti da Svevo che viene messo a terra da Doyle. Marinetti incita alla guerra e cerca di afferrare per la gola Doyle che nel frattempo era intento a guardare nell’erba con una lente d’ingrandimento. Kerouac si avvicina a Marinetti ed estrae il cartellino rosso. Marinetti espulso
L’Italia ora è in dieci. Dickens con il pallone sembra un ragazzino che corre tra i vicoli di una città. Smarca gli avversari con destrezza tira e gol! Un nuovo gol per l’inghilterra. L’italia è in ginocchio. Pasolini incoraggi i suoi ragazzi di… Leopardi sembra chiedere aiuto alla luna mentre il CT Alighieri, disperato urla “questa è una commedia”
Alighieri chiede il cambio. Tre giocatori freschi di cervello e di cuore. Tre giovani fenomeni. Escono Pasolini, Svevo e Leopardi ed entrano i futuri campioni: franklinguamozza, lorda e fishcanfly.
I volti della squadra avversaria sono intimoriti. Il vantaggio è notevole ma temono la ribalta. Non è la prima volta che questi tre fenomeni hanno trasformato le sorti di una partita.
Possesso di palla per l’inghilterra. Smith per Johnson, poi Byron. Gli inglesi si sentono al sicuro. Il vantaggio è netto. Caroll, Caroll, Ancora carrol che viene pressato dal lordbad, che conquista palla. Parte dal centrocampo, si fa sulla fascia franklinguamozza. Il cross, la rovesciata. Palo! Fishcanfly, il possesso palla è ancora il nostro, fish, fish, fish tira. Respinta di Shelley, poi Frank di testa ed è gol. Finalmente gol!!!!
Ancora l’italia che smarca la squadra avversaria. Carrol riconquista palla. Fuori. Rimessa laterale. Carrol Alza la maglietta alla telecamera per far vedere la scritta “Alice I love you”. Doyle passa a Byron, Shelley, rimette al centrocampo prende la palla Franklingumozza, che dribla uno due tre quattro cinque avversari serve Lordbad che di petto si fa avanti tra due giocatori. Tira una parabola che finisce sotto gli incroci ed due a quattro.
Calcio d’angolo. Il cross di Petrarca il tiro di testa di fishcanfly ed è gol, ancora loro. I campioni.
Fallo in area di rigore. Si prepara al tiro franklinguamozza. Guarda shelley. Sussurra tra sé e sé “tutti gli aquiloni, finiscono in rete”. Tira e la palla è nell’incrocio dentro.
Mancano pochi minuti alla fine della partita, il possesso di palla è nettamente della squadra azzurra. Lo stadio è in delirio. Il tifo si fa sentire, i tre giovani ragazzi sono dei veri talenti. Kerouac sta per fischiare, mancano una manciata di secondi quando lordbad, servito da Petrarca osa un tiro da centrocampo, lo stadio resta sospeso per alcuni minuti, brividi, brividi brividi…. E golll!!!
L’italia ha vinto.
Spaghetti & Manichei
In Italia ci piace essere un po’ manichei, ci piace individuare dei partiti presi, stabilire dei confini, anche se poi al vaglio di verifiche più approfondite quei confini non hanno senso, o sono piuttosto labili, soggetti a contingenze di sorta.
Così sui banchi di scuola abbiamo appreso la differenza tra destra e sinistra, poi quando siamo andati a votare abbiamo appreso che tutta questa differenza non c’era proprio, o magari i libri di storia dovevano essere aggiornati.
Poi ci hanno assillato con gli exit poll e con i sondaggi: così veniva fuori che al 49% degli italiani piace trascorrere le vacanze al mare, al restante 51% piace invece la montagna, salvo poi non dire che una più vasta percentuale non può permettersi di andare in vacanza viste le condizioni economiche in cui versa o visto che non ha un lavoro dignitoso e non in nero che consenta di definire una pausa, una vacanza.
Ci piace nutrirci ancora di quel “panem et circenses” che ci viene concesso ogni domenica puntuale come l’eucaristia: questo benedetto calcio che altro non è diventato che una vera e propria guerra. Pesano in tal proposito le considerazioni non più tanto fantascientifiche dell’ultimo J. G. Ballard, questi grandi assalti ai centri commerciali, una società del consumo ormai consumata, esasperata ed alienata per la quale stimo non esserci più salvezza.

Un genocidio di massa non sussiste necessariamente in torture fisiche e montagne di cadaveri. Come lo chiamiamo il genocidio delle menti? Come la chiamiamo la frustrazione dei plurilaureati senza lavoro? Come la chiamiamo la perdita della dignità e l’ispessirsi delle differenze tra i ceti sociali nonché di un’ipocrisia sempre più solida, sempre più serpeggiante al punto da farci rimpiangere i “Vinti” di Giovanni Verga o la fermata di Cristo a Eboli?
E come lo chiamiamo l’aumento esponenziale dei suicidi per “motivi economici”?
Tutte queste vittime che respirano, che camminano, che godono di piaceri effimeri non sono forse altrettante comparse di un revival zombie di George Romero?
Non è forse questa l’alba dei morti viventi?
A voi che resistete, barricati nel libero arbitrio delle vostre coscienze, a voi va il mio pensiero, la mia audacia, il mio appoggio incondizionato.
La Resistenza oggi si fa tramite il Pensiero Libero.

La solitudine del capotavola
C’è un posto particolare quando ci si siede a tavola in comitiva: quello di capotavola.
Di solito si dice anche “Chi siede a capotavola paga per tutti!”, modo di dire che non è esente dalla tradizione storica che a lungo ha designato la croce e delizia di queste mangerecce in compagnia.
Vero anche che la Storia dimostra il contrario: chi ha pagato non è il capotavola, ma gli esclusi dalla tavola!
Ciò che spesso viene sottovalutato è la condizione esistenziale propria del posto riservato a “capotavola”, e cioè la solitudine del capo(tavola).
Sebbene chi sieda in una posizione tale da poter ammirare l’intera platea di bocche intente a parlare e masticare appaia al centro dell’attenzione, nello stesso tempo la sua posizione di “controllore” o di foce/sorgente del fiume lo relega a figura solitaria del simposio.
Il capotavola assurge a funzione catartica del flusso di cibo e bevande, degli sguardi che da lui/lei sono calamitati e subito perduti, perde qualità, interesse, diventa quasi una sorta di fondale.
La stessa solitudine che permea i leader, pericolosa e fragile, perché un uomo politico solitario è finito. Altrettanto quello religioso o sociale in genere.
Il carisma del capotavola è destinato ad essere perso. Verrà interpellato di tanto in tanto per qualche battuta, e lui potrà decidere se limitarsi ad osservare la scena, registrare e convergere i dati, oppure cambiare posto.
Forse il buon politico ruota intorno al banchetto, ascolta le varie posizioni, rifugge dalla solitudine di quel trono lontano.
O forse il capotavola è soltanto un’illusione, un paradosso della geometria euclidea, un errore nella sintassi. D’altronde qualcuno disse “Gli ultimi saranno i primi.”

L’ape Maya (non è una favola per bambini)
Così è questa la fine.
Me la immaginavo diversa, a dire il vero.
Grandi catastrofi, incendi, alluvioni, terremoti, fanatici ed estremisti in libera uscita.
E invece no: finisce tutto in un grande silenzio. Mai come prima di questo momento mi sono resa conto di cosa fosse il rumore del mondo. Più che un rumore, era musica. Sì, ogni tanto qualche nota stonata, ma nel suo complesso non era poi così male. Solo che bisogna essere predisposti ad ascoltare se si vuol sentire. Sentire la vita, intendo. No, non voglio essere retorica. Quelle sviolinate di discorsi da giorno della laurea e cerimoniali istituzionali mi hanno sempre fatto volar via lontana!
Ma è proprio questo il punto. Io la vita l’ho sempre capita, sono sempre stata al mio posto, ho sempre lavorato per l’alveare, ho sempre fatto quello che mi dicevano di fare. Ogni tanto qualche ribelle si ostinava a non seguire le regole, veniva trascinato dalla Regina che emetteva il prevedibile verdetto.

Fine del livello
Ho sempre creduto nel destino. Di fuco in fuco la predizione della fine del mondo è arrivata fino a oggi. Le riserve di miele sarebbero terminate nel 2012, ed eccomi qui, agli sgoccioli, a raschiare il fondo dell’arnia. Sono un’operaia, ho portato a casa il miele per la famiglia, anche quando i tempi erano diventati molto duri e di lavoro ce n’era sempre di meno. Ho fatto anche qualche sciopero, con buona pace dei sindacalisti e dei miei diritti.
Nel complesso non posso lamentarmi. Mi dispiace però che i miei figli non vedranno mai quanto fosse meravigliosamente pieno di bellezza e di pericoli, questo vecchio mondo. Non lo conosceranno mai per quello che era un tempo, quando dagli alveari colava miele in gran quantità, e persino gli dei accorrevano a bere il loro idromele.
Ora però che il miele è terminato gli dei hanno scagliato l’ultima maledizione, la più semplice. Il sovrano silenzio.
Ma io, ape maya, che sono l’ultima sopravvissuta, declamo qui un canto. Non se ne andrà in silenzio questo mondo, ma per quel che mi resta da vivere ronzerò ancora.
Ronzando ricorderò di essere viva.
Zzzz…Zzzzz….Zzzzz…
Silenzio TAV
La TAV assomiglia a un’epidemia o a un incidente nucleare: dopo un po’ nessuno ne parla più.
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Cosa farò da piccolo
Vogliono saperlo tutti.
Cosa farai da piccolo?
Ho preso molto tempo per pensarci, ma alla fine ho deciso.
Farò il Sognatore.
Certo, non sarà facile, la strada è molto ardua, mi hanno detto che selezionano i migliori e gli studi sono molto lunghi.
Ma già mi vedo: interi pomeriggi a sognare un mondo migliore, a curare la realtà di ogni paziente regalandogli un sogno in cui credere o facendogli riscoprire il proprio, che credeva perduto.

Professione nobile, certamente tra le più ambite.
Ma ormai è deciso.
Sogno di diventare un sognatore.
Ci sei sempre stato
Più ti guardo e meno lo capisco quale giro hai fatto

Vongole & Merluzzi @ Radio Libera Tutti, questa sera
Abbiamo atteso il giorno stesso per dirvelo nel più rigoroso stile di chi poco capisce di promozione eventi: questa sera il team di Vongole & Merluzzi sarà intervistato per un’ora e trenta minuti primi da Lara Cianfanelli ai microfoni di Radio Libera Tutti.
Ma la vera novità non è questa.
Odiate anche voi la parola novità, a proposito? A me non piace: è una parola che sa di vecchio e di stantio, figlia della moda.
Mi sono distratto un attimo, dov’ero?
Ah, sì: c’è di bello che non siamo coinvolti esclusivamente come team di questo blog, ma come appartenenti al World Poetry Movement.

Riporto da Internet perché oggi mi sento pigro:
Si tratta di un organismo internazionale che nasce con questo obiettivo: attraverso la bellezza della poesia, riuscire a fare luce sulle problematiche più rilevanti dei nostri tempi sul tema politico, sociale, ambientale. Da una comunicazione efficace e diretta, quale quella permessa dai versi letti in pubblico, il passo successivo sarà quello dell’azione, così da riuscire finalmente a contraddire un pessimo luogo comune: quello che connette l’arte poetica esclusivamente alla dimensione estetica.
Tra i principali sostenitori di questo movimento spiccano quello di Lawrence Ferlinghetti, nonché quello di Jack Hirschman, storici protagonistaidella Beat Generation.
Nel 2014 il WORLD POETRY MOVEVEMENT sarà riconosciuto Ente Mondiale per la Pace dall’UNESCO.
L’azione ritorna al centro della poesia. E lo farà ripartendo da Roma il 29 febbraio al Pub Le Mura, dove siete tutti invitati, in via di Porta Labicana, 24.

Questa sera parleremo più ampiamente del movimento e di tanti progetti, nonché anticiperemo un’altra importante cosa avvenire.
Previsto un intervento di Olga Campofreda, direttamente dal blog La Gallina Bianca.
Questo è il link di Radio Libera Tutti: si tratta di una radio on line, quindi facilmente accessibile da tutto il mondo, ovunque voi siate.
http://www.radioliberatutti.it/index.php
Cliccate all’interno della pagina nella sezione Ascoltaci.
DALLE 21:00 ALLE 22:30
Stay Tuned!
Stay Poetry!
Oggi mi sento un dio, domani non sto in piedi
Ci sono mattine in cui ho idee rivoluzionarie che, arrivata la sera, non sembrano più così “rivoluzionarie”, anzi sbiadiscono nella nebbia della noia e della routine.
Un attimo prima mi sento imperatore del mondo, l’attimo dopo l’ultimo fra gli ultimi, con la considerazione che probabilmente non sono né l’uno né l’altro, e quindi nessuno.

Alla costante ricerca di un equilibrio sopra la follia.
Non è l’inferno, ma non è nemmeno il paradiso…

ZONA PURGATORIO





