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Se dio fosse stat* donna

Ad un certo punto della mia vita, sono arrivato a chiedermi se dio, nell’immaginazione delle persone, sia da considerare maschio o femmina. Confessiamolo. Dio è sempre stato considerato maschio. Anch’io, quand’ero piccolo, lo disegnavo come maschio. D’altronde, chi altro poteva essere?

Lui poteva. Lui poteva tutto e per questo era maschio. D’altronde il padre, il figlio e lo spirito santo. Non c’era nessuna traccia della parte femminile. Dio era maschio, ma era tutto nello stesso tempo. Ci sono arrivato solo poco tempo fa. Bella scoperta, mi direte. Adesso mi darete anche la pacca sulla spalla.

A un certo punto ho pensato si trattasse di punti di vista, un po’ come le lampadine, se le sviti nell’emisfero boreale devi seguire un verso, viceversa se le sviti nell’emisfero australe. Ecco, dio era diventato la lampadina del mio sesso. Da che parte andava svitato?

Ma se dio fosse stato donna. Che sarebbe successo. Cioè è un quesito che credo non sia proprio corretto, ma mettiamo un attimo che davvero foste convinti che dio dopotutto potesse anche aspirare ad essere donna. I più, subito, mi avrebbero detto “dio non è uomo né donna”. Allora giustificatemi Michelangelo e potremo parlare.

Se dio fosse stato donna, ci sarebbe stata più giustizia. Ne sono estremamente convinto. Ci sarebbe stata più giustizia perché il mondo sarebbe stato alla rovescia. Il mondo è molto più maschilista di quello che pensiamo.

Più giustizia, più ricerca della bellezza, spirito di sacrificio, più giustizia per l’umanità. Più amore. Il dio d’amore è sicuramente donna. Provare l’esistenza di dio sarebbe stata sicuramente più interessante. Almeno ci si fermava per un tè mentre si cercava dio. Si spezzava il pane, certo, in onore di dio, ma poi si sarebbe anche spazzato per terra.

Inoltre ci sarebbero stati i diritti per tutti, non solo dell’uomo.

A Sanremo voglio una Mistress, anzi un Commissario O.N.U.

Sta per ricominciare il Festival.

Quale Festival?

C’è bisogno di dire quale?

Sì, c’è bisogno, non essere provinciale.

Okay, sta per cominciare il Festival di Sanremo.

E sarebbe?

Niente. Puoi vivere anche senza sapere cos’è. Ma una cosa devo dirla. Raccolgo l’appello sollevato dal blog Un altro genere di comunicazione, vista la giustificata indignazione riguardo il servizio del Tg1 andato in onda il 25/01/2012 nell’edizione delle 20, intitolato “La donna dell’Ariston”.

Il teatro non fa onore all’etimologia greca del proprio nome. Ariston, in greco, significa “il migliore”, ma da quel che vedo, ad essere ripresa all’interno del teatro è una delle peggiori scene della televisione italiana, nella sua variegata e infinita collezione.

Questa non è soltanto una sconfitta del movimento femminista, questa è (anche) una sconfitta della Società Civile. Beata la terra che non ha bisogno di eroi, citando Bertolt Brecht nel suo Galileo, ma l’Italia ha ancora bisogno di femministe, di cittadini onesti, di magistrati preparati, di politici al servizio della comunità. Tutta gente che non vorrei classificare come “eroi”, ma i tempi ne fanno, ahimè, un’eccezione.

Questo è il servizio incriminato.

Bisogna capire che non è soltanto il servizio “giornalistico” in sé ad essere incriminato, con Gianni Morandi che fa segno alla grechina di togliersi il cappotto, Papaleo che chiede il bacino, la differenza d’età e lei che non sta capendo un tubo. Tra l’altro aggiungo anche che per me lei non è assolutamente una vittima, visto che viene pagata per quello.

Ma la vittima in tutto questo è ancora una volta l’idea di “donna” che viene fatta passare come oggetto.

Tanto vale allora rivolgersi all’oggettivizzazione per eccellenza, nel campo del porno, e invocare la venuta di una Mistress a Sanremo che li domini tutti quanti con frustino e corde chiodate.

Oppure Gianni Morandi faccia spogliare un bel maschione e Papaleo chieda il bacetto.

E la soluzione non è nemmeno boicottare il festival. Se il festival è seguito abbiamo il dovere di criticarlo, di elogiarlo nelle sue positività e distruggerlo nelle sue negatività.

Tanto per capire che non stiamo scherzando e che il nostro appello comincia dall’O.N.U. riporto qui il link del rapporto ombra sull’implementazione della convenzione CEDAW in Italia, convenzione ONU per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne.

http://www.scribd.com/doc/59317618/Rapporto-Ombra-sull-implementazione-della-Convenzione-in-Italia-sottoposto-al-Comitato-CEDAW-dalla-Piattaforma-Lavori-in-Corsa

Non da ultimo, la Raccomandazione ONU rivolta all’Italia, n. 25/2005:

“Il giudizio complessivo nei confronti dell’attività dei Governi che si sono succeduti in questi anni è critico: poco è stato fatto a livello strutturale per combattere gli stereotipi sessisti e i pregiudizi di genere, che “minano alla base la condizione sociale delle donne, costituiscono un impedimento significativo alla attuazione della Convenzione, e sono all’origine della posizione di svantaggio occupata dalle donne in vari settori, compreso il mercato del lavoro e la vita politica e pubblica”

(Raccomandazione n. 25/2005 del Comitato CEDAW all’Italia).”

Se volete firmare qui c’è l’appello di Donne e Media al Direttore Generale della RAI Lorenza Lei.

http://www.associazionepulitzer.it/appello-al-direttore-generale-della-rai-lorenza-lei

Noi ci saNremo, facciamoci sentire.

Maschilismo accademico

 

Ricordate, ragazzi. La Storia ha sempre raccontato storie di uomini. Nixon, infatti, era un uomo e Margaret Thatcher non era certo una donna.

Pensieri biodegradabili

 

Improvvisamente pensò che se non fosse esistita la differenza tra bagni dei maschi e bagni delle donne lui sicuramente avrebbe goduto di maggiore libertà. Ma il fatto non era precisamente collocato nel godimento in sé della libertà quanto piuttosto nelle nuove libertà di cui avrebbe goduto.

Innanzitutto finalmente , se fosse entrato nel bagno delle donne, che sarebbe stato a questo punto anche dei maschi, avrebbe sentito lo scorrere fatale e interno delle acque sacre. Avrebbe scoperto che anche le donne pisciano. Ma non era feticismo, era la conferma che dio aveva pensato contemporaneamente a due esseri con stessi dolori, piaceri, umori. Liquidi. Avrebbe sentito aprirsi il mare interno, quello invisibile, quello che si sente solo nei veri momenti di solitudine dell’uomo. E della donna.

Nel bagno. Il bagno , pensò, doveva essere chiamato luogo del bisogno. Un bisogno che oltre al corpo prendeva anche la mente. Il bagno è un pensatoio in cui i pensieri variano tra il giallo e il marrone. Come immagine non è il massimo, pensò, ma almeno non avrebbe lasciato tracce indelebili. Quello che voleva dire è che in fondo i pensieri sono biodegradabili , non vivono nell’iperuranio.

Arrivò qualcuno, al che si sentì un attimo preso in fallo. Per le leggi degli uomini lui era entrato in un bagno delle donne, uno di quelli raffinati, con mattonelle smaltate, bianche e rosa, con garofani disegnati, puliti e profumati, qualche capello per terra, paradisiaco per essere un locale generalmente affollato. Sentì che qualcunA era entratA. Si ritrovò chiuso in un angoletto, lui che lo aveva in mano e si sentiva solo e non poteva condividere quel momento femminile.

Si pensò sciocco, matto, deviato nei suoi pensieri. Perché andare in bagno gli stava dando queste noie sul genere umano? Forse non siamo mai stati davvero uguali, forse anche dio aveva  errato quando prese una costola. Una costola in meno vuol dire qualcosa in meno. O in più? Non si era mai capito.

Al che si ritrovò con la faccia di una donna stilizzata davanti la sua faccia. Non aveva mai vestito così né tantomeno aveva visto donne che vestissero così. Un suono. Una gonna tirata giù, inconfondibile, come quella che aveva tirato giù per la prima volta alla sua ragazza. Ora che ci pensava non aveva mai sentito la sua ragazza in un bagno pisciare. La gonna aveva dei toni grigi e delle righe, era molto sexy sulla sua ragazza, accennava perfettamente le sue natiche e tradiva tutti i pensieri degradabili. Sul serio sembrava che i pensieri fossero immateriali.

Chissà quella donna che tipo di gonna aveva, gli stava venendo la tentazione di spiare. Ma cosa fai? Sei in un bagno delle donne e poi sei uomo, sei un maniaco. Ma non c’è differenza tra uomo e donna, sono simboli biodegradabili.

Aveva appena tirato lo sciacquone, lei. Lui stava lì, sospeso, che non sentiva, né se stesso, né lei, più. Si sentì davvero solo, lui, lì davanti, niente sciacquone, senza più scopo nell’andare in bagno. Non ritrovò nessuna scusante, ora aveva premuto d’istinto lo sciacquone, i pensieri scivolarono via, biodegradabili,  lentamente, con giro antiorario.

Lei era andata, Lui non sarebbe più entrato lì.

L’amore non esiste: andate a farvi fottere

Affermare l’esistenza di dio, malgrado l’inconsistenza ontologica dell’oggetto di studio, non è stato un problema per secoli. Intere religioni e culture non hanno potuto fare a meno dell’idea di dio. L’intero ateismo si basa su “dio”.

Discorso analogo per quel “modo di essere”, “sentimento”, “comelochiamatevoi” che ha influenzato, specialmente nell’ultimo secolo, la costruzione delle “coppie”, e cioè l’amore.

Dell’amore ci parlano i poeti fin dall’antichità, ci cantano i cantanti e ci marciano i blogger, persino quelli di infima categoria (vedi il sottoscritto).

Tutti sapete di cosa parlo. O credete, come me, di saperlo.

Quando una persona è innamorata vive su un altro mondo, i colori diventano sfumature di un monocromo rosa che aleggia su ogni cosa, le parole che escono dalle labbra sembrano uscite direttamente dall’alveare, gli sbalzi d’umore  sono un modello di costruzione per le montagne russe, l’innamorato è sopra la montagna russa, e non si rende conto che il giro prima o poi finirà e che ha pagato il biglietto per farlo: perché è stato appena fregato alla grande dal parco giochi della vita.

Quando prendete il pacchetto “rapporti umani” in omaggio danno la “sofferenza“: e l’omaggio mica potete rifiutarlo. Anzi di solito è la parte che resta, quando avete “consumato” il pacchetto. Così alla fine vi ritrovate con una caterva di omaggi. Bella fregatura.

Soffrire è l’unica cosa gratuita di questa vita: fatevene una ragione. Anzi no, meglio non ragionarci troppo sopra, giacché ragionare o pensare troppo è una sofferenza (e lo dice la Bibbia che la conoscenza aumenta il dolore!)

Ora io non so chi sia il proprietario di questo parcogiochi: se dovessi incontrarlo lo prenderei a pedate nel culo talmente tante volte che per lui la famosa espressione “avere culo” diventerebbe indice di sofferenze medievali e tribali tribolazioni.

Però so chi ci lavora in questa enorme sala degli specchi: illusionisti ed illusioniste pronti ad illudervi, perché voi siete pronti a farvi illudere.

È tutto inutile. Non innamoratevi, non cadete nella trappola. Direte: malgrado tutto ne vale la pena. Se avete in qualche modo apportato un miglioramento/incremento intellettivo o materiale alla qualità della vostra vita, allora ne sarà valsa la pena. Ma la maggior parte delle volte (tutte le volte) non va così.

Finirete per rimetterci tempo ed energie.

Se poi addirittura pensate che l’altro o l’altra sia innamorato di voi per chissà quale freccia del destino scagliata da Cupido vi sbagliate.

Eh sì, perché questo non è solo un modo per dire che l’amore non esiste, ma esiste un gran fraintendimento fra uomini e donne.

Noi da una parte pensiamo che la donna vada conquistata con l’amore, loro da una parte pensano che l’uomo vada conquistato con l’amore.

Non è vero. Ciò che l’uomo pensa veramente è questo: vuoi conquistarmi? Fammi vedere quanto sei brava a letto. Ciò che la donna pensa veramente: vuoi conquistarmi? Scordatelo, ma comunque fammi vedere quanto sei bravo. In un miliardo di cose.

C’è una selezione di base. Aggiungo, con un certo orgoglioso maschilismo empirico: gli uomini si innamorano, le donne selezionano.

Selezionano: bellezza, soldi, intelligenza. Di solito quest’ultima è un accessorio. C’è una tabella di valori complicatissima che consente loro di effettuare calcoli matematici degni della NASA, e noi siamo solo povere cavie da laboratorio. Il topo vincente non sa ancora a cosa sta andando incontro.

Io, Julian Assange e Michael Jackson siamo gli unici in possesso di questa tabella, ma per ragioni di vita o di morte, non possiamo rivelarla al mondo.

Se credete ancora nell’amore siete degli idioti.

Se ci credo? Io…non ve lo dico.

Fate il vostro gioco.

Lo strip tease dei diritti #9

Nota a margine: riprendiamo un argomento di cui abbiamo discusso tempo fa che per diverso tempo è stato dimenticato. Abbiamo ripreso contatto con le operaie di una vicenda che non dovrebbe esistere.

Tacconi Sud, Latina, 3 giugno 2011

Siamo giunte ormai vicine alla data che porterà il nostro datore o un suo legale rappresentante  nel  tribunale di Latina.

Il 9 giugno.

Allora saranno trascorsi 142 giorni d’occupazione della Tacconi Sud.

Il presidio per chi vi entrasse ora ha le  pereti ricoperte di messaggi, note, fogli dei turni, articoli dei giornali che amiche giornaliste hanno scritto, i disegni dei nostri bambini, delle domeniche e delle feste trascorse.

Questo presidio sa del tempo delle nostre vite che abbiamo fermato in nome del diritto dei diritti, il diritto al lavoro e alla dignità che deriva da questo, in nome di quella legge che abbiamo sempre rispettato e che mai nella nostra vita avremmo immaginato di violare per avere giustizia.

Questa esperienza ha cambiato per sempre le nostre vite, perché la prova di forza che abbiamo dovuto sostenere è stata molto più grande di noi.

Adesso che è giunto il momento decisivo abbiamo bisogno di cercare ancora una volta l’abbraccio difficile con questa città, che non abbiamo cambiato con questa lotta, ma alla quale lasciamo una traccia della nostra storia.

Di come un gruppo di donne in un giorno freddo di gennaio, in mezzo a mille difficoltà hanno “scelto” perché non hanno avuto “scelta”.

Non ci sentiamo delle eroine, perché non abbiamo mai smesso di avere paura e non della notte al presidio, ma di tutte quelle cose che hanno attraversato questi mesi di domicilio coatto. Del “non senso” che saliva nei nostri cuori tutte le volte che un turno restava vuoto, perché non è stato facile restare insieme e continuare a credere d’essere nel giusto. Può apparire strano, ma è più difficile confidare nella propria resistenza che nei propri principi l’hanno animata, la prima è la misura dei secondi.

Così tanto più si crede in un principio, tanto più si trova il coraggio per resistere all’evidenza del contrario.

Vi aspettiamo davanti al tribunale di Latina il 9 giugno mattina, vi chiediamo di restare con noi in attesa, di stringervi intorno alla nostra speranza…

Ringrazio tutte le mie colleghe, tutti i loro compagni, i loro figli piccoli e grandi, gli amici tutti nei ruoli diversi che hanno diviso con noi parte di questo percorso, le amiche giornaliste, insieme ai loro colleghi tutti, in particolare quelle che hanno perso il lavoro in queste ore, il presidio è andato avanti  anche grazie a loro, se continuarlo dipenderà dalla decisione di giovedì…..

Rosa Emilia Giancola

L’altra faccia della mela

 

La donna è l’unico vero oggetto di studio nella vita di un uomo. Ma questo studio porta sempre al fallimento.

 

 

Un chimico

 

Mi chiamo George, e non sono quello che si presenta ai party e gli sbattono la porta in faccia (giustamente) perché ha dimenticato una bottiglia. Non ho nemmeno mai avuto la prestanza fisica di quel tale. Ma al college ero un portento e amavo la chimica. Solo che la chimica, evidentemente, non amava me. Gli amori non ricambiati segnano talvolta più di quelli corrisposti. Si finisce sempre per desiderare ciò che non si può avere. Non che non avessi dato tanto alla chimica: gran parte del mio tempo era per lei, ho rinunciato e fatto sacrifici per la scienza che nessuno sa. A vent’anni ho fatto una scoperta ritenuta all’epoca eccezionale. Ho scoperto un nuovo elemento chimico da aggiungere nella tavola periodica: la stronzia. Come elemento aveva un comportamento affascinante, diverso dagli altri. Innanzitutto era in grado di legare con qualsiasi altro elemento della tavola con identica facilità, ma altrettanto rapidamente il legame si scioglieva. Era un elemento molto instabile, poco affidabile, sebbene molte reazioni lasciassero prevedere sviluppi eccezionali per il futuro della chimica. La sua flessibilità poteva essere impiegata al meglio. Il ph, in qualsiasi reazione prevedesse la sua presenza, era costantemente e massicciamente acido.

In più era un elemento radioattivo. Un giorno tornai a casa e trovai il laboratorio sottosopra. Subito il mio sguardo cadde sulla barretta d’isolamento del nuovo elemento. Non c’era più. Sono tutt’oggi convinto che si trattasse di un lavoro governativo dei servizi segreti. Ho ripetuto per anni la ricerca ma non sono più riuscito a trovarla. La stronzia se n’era andata via, per sempre, lasciandomi con un pugno di molecole inutili.

 

Un malato di cuore

 

Sono sempre stato un debole di cuore. No, che avete capito. Non uso metafore: non sono né un poeta, né un politico. Sono cardiopatico. E non c’è donna che conosca così bene il mio cuore come la dottoressa Melrose. La nostra storia è cominciata con una tachicardia ed è finita con un principio di infarto. La prima volta che mi accolse nel suo studio mi disse “Lei ha un problema di cuore?” “Si, mi hanno detto che lei è una brava.” “Sono solo una che ama il proprio mestiere.” Da allora è stato tutto un rivolgimento di coronarie, applicazioni di pace-maker, valvole tricuspide violate. Ero un tipo convinto di fermarsi sempre all’epicardio: lei ebbe il coraggio di andare oltre. Durante un’operazione chirurgica le sue mani toccarono il mio endocardio. “Dobbiamo farlo, è necessario – mi aveva detto – dobbiamo evitare che il sangue si coaguli: lei deve poter andare avanti.” Mi ero limitato a un cenno d’assenso con il muscolo papillare laterale. Lei aveva capito. Poi un giorno ebbi un principio d’infarto proprio nel suo studio. Quella fu l’ultima volta che la vidi. I miei occhi si offuscarono davanti ai suoi mentre si preparava a un massaggio cardiaco. Mi risvegliai in sala operatoria. Ma lei non c’era. Chiesi di lei. “La dottoressa Melrose? – il primario rise tra sé e sé – si è presa un periodo di vacanza.”

Seppi una settimana più tardi che era stata radiata dall’ordine dei medici: non si era mai laureata. Non ebbi più notizie di lei. Ogni tanto di notte mi addormento sognandola e il mio cuore va in aritmia.

 

Un ottico

 

Credetemi. Ho sempre guardato a fondo negli occhi di una donna. È una sorta di deviazione professionale: non posso farne a meno. Sono un ottico. Vengono da me desiderose di vedere la vita con nuovi occhi. E io mi limito a trovare la lente adatta per loro. Miopi, presbiti, mendicanti di vita, sono il loro oculista. Alle volte vengono con cataratte, altre si lamentano di non riuscire a distinguere il proprio uomo dagli altri quando è lontano, e questo dà loro un senso di frustrazione. Ma nessuna si è mai venuta a lamentare con il sottoscritto. Non ho mai perduto la testa per nessuna di loro e ho sempre fatto in mondo che ci vedessero bene quando presentavo loro la ricevuta per il servizio reso.

Ironia del destino: ora che sono cieco è una donna che si prende cura di me. Leggo la sua ricevuta sulle labbra, quando mi bacia.

 

Un gigolò

 

Vogliono una sola cosa: me. Anzi: la mia parte migliore. Quando ho iniziato questo mestiere (più per necessità, che per piacere) non sapevo ancora che mi sarei trasformato in un artista del sesso. Un professionista in grado di soddisfare a pieno ogni tipo di clientela. E la mia è piuttosto varia, modestamente. Non che non fossi sicuro delle mie qualità: ci sapevo fare anche quando ero fuori da questo settore. Ma allora pensavo solo a me stesso, soddisfatto me, le lasciavo andare. Alcune tornavano, altre non le ho più riviste. Invece adesso l’unico fine è soddisfare loro. Mi dedico completamente al loro piacere, al punto tale che tutte si innamorano di me, o almeno della mia parte professionale. Non mescolo mai i sentimenti con il sesso. Fuori dal letto nessuno è perfetto. Dentro l’unico perfetto è il sottoscritto. E vengono tutte: fidanzate deluse, mogli trascurate, single con voglia di fare un’esperienza nuova, donne in carriera e casalinghe. Non c’è una categoria che si salvi. Eh, si, sono proprio l’uomo che fa per loro. Cosa? Si sono single, ovvio. Per scelta. Motivi professionali.

 

Dio

 

Lo ammetto. Ho sbagliato. Tutti sbagliano. Nessuno è perfetto. Ma che ne potevo sapere io? Cioè, avessi previsto tutto questo…non so, forse farei lo stesso…Ma no, ma no! Un ritocco generale lo darei. Magari non a livello fisico. Lì non mi potete dire nulla eh! Modestamente…So quel che fo! Questione di gusti, miei cari. Si, per la parte diciamo, interiore, mi sono andato a complicare le cose. Non che sia venuta male eh, solo che ecco…l’ho fatta complessa, me ne rendo conto solo adesso. È troppo tardi. Che volete che sia però? Mica è la fine del mondo! Lo so potrei fare un manuale su come trattarle…ma vedete io sono un tipo pratico: creo! Non scrivo manuali. E poi, suvvia: si deve pur soffrire un po’, sennò sai che vita noiosa che avreste avuto?

In conclusione ho sbagliato, ma è stato il mio sbaglio migliore.

 

Serpente

 

P.s.: psss Alla donna piace la mela. psss Non l’uomo. L’uomo è venuto dopo, come i possst sssscrptum, tutto qui. Pssss!!!

 

 

 Icerya purchasi

 

Sono fotogenico

Essendo ermafrodita sono sempre stato innamorato di me stessa. Solo che ora è un po’ di tempo che non parliamo più. Mi guardo nello specchio e non sono più quella di una volta.  

 

 

P.s.: Sono la redattrice di questo blog. In incognito. Cosa penso delle donne…? Fatemi capire: mi state dicendo che ci sono altre donne al mondo oltre la sottoscritta? Impossibile. E poi è la festa della Donna, non delle donne! Lordbad potrei licenziarti da un momento all’altro. Per divertimento.

 

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