La Rivoluzione Ruttista
Lo spread è un soltanto un rutto
Dire che il ruttismo è nato con la rivoluzione ruttista, sarebbe come dire che prima di Gesù non c’era un senso religioso. Questo era ciò che intendeva Kuntakinte quando disse che “La religione è il rutto dei popoli”.Quindi quando è nato il ruttismo? Prima di definire il movimento ruttista, dovremo porci il problema del rutto. Da sempre l’uomo ha cercato di dare un senso ai grandi misteri della vita. Respirando l’odore di certe caverne abitate dagli uomini primitivi, gli scienziati sono riusciti a stabilire la datazione di antichissimi rutti.

La comunicazione tramite il rutto si rivelò poi determinante nello sviluppo delle società civili. Dal mito universale del Grande Ruttatore che creò l’Universo alla spiegazione scientifica del Grande Rutto, possiamo vedere più fattori che coincidono anziché collimare. In fondo si tratta di due diverse visioni della vita: da una parte quella mistica “Egli li creò ruttatori, a sua immagine e somiglianza”, dall’altra quella più scientifica “Il Grande Rutto da cui originò la materia gassosa che ha dato vita all’universo per come oggi lo conosciamo”.
La rivoluzione ruttista, dal canto suo, non fa altro che liberalizzare il rutto, rendendolo da sacro un concetto comune per tutti. I famosi motti “Rutto libero” “Più rutti per tutti” e “Il rutto al potere” rimarranno sempre impressi nella storia moderna. Quella generazione, la generazione del rutto, i figli dei rutti, ha cambiato la storia della comunicazione, nel bene e nel male. Se oggi possiamo rispondere al telefono ruttando, è grazie a loro.
Se oggi possiamo fare rutti in pubblico (fino al 1968 era vietato: ricordiamo anche l’epoca del proibizionismo negli anni ’20, in cui erano applicate sanzioni severissime per i ruttatori clandestini, il mercato del rutto nero) di ogni genere, e se conosciamo perfino i cosiddetti rutti silenti, o trasparenti, è grazie alla rivoluzione ruttista, che ha riportato al centro del discorso civile la questione ruttista.
Certo, a una dettagliata analisi, la rivoluzione, come tutti i grandi moti, ha comportato anche dei fallimenti: molti ruttatori sono diventati schiavi del sistema, il rutto è diventato perfino un sintomatico simbolo fisico tipicamente conformista. In un mondo dove tutti sono liberi di ruttare, il rutto ha ancora un senso? Questa è la sfida del nuovo secolo: ridare al rutto quella dignità originaria a fondamento dell’umanità tutta. Ce la faremo? Non possiamo saperlo, ma ciò che possiamo fare è un ruttino al giorno. Con moderazione, senza esagerare i toni del discorso e del problema. Ruttatori, lo sappiamo, si diventa.
Fonti ruttografiche:
- Fenomenologia epistemologica della peristalsi aerobica, De Ruptis A.
- Dal rutto al rotto: etimologia della rivoluzione, De Paperinis
- Ruttismo ed evoluzione dell’uomo, Darwin Charles
E lo chiamano tweet
Mi hanno detto “Vai e scrivi qualcosa di provocatorio.” Quindi ho pensato a quale tema potesse essere così scottante da risultare anche provocatorio. Forse potrei semplicemente limitarmi a dire “Fuma buona erba.” Oppure “Sii fedele alla tua ragazza e costruisci una famiglia.” O anche “Rispetta l’ambiente e non gettare i preservativi per strada.” Si sa: lo sperma non è biodegradabile, basti pensare alle nefandezze dell’umanità.
Forse invece dovrei sospettare che il nudo, crudo, atto della scrittura è già di per sé provocatorio. Insomma oggi ci facciamo per lo più “leggere”: dai raggi x, dagli amici di facebook più o meno interessati ai nostri status in formato citazione, dai followers, questi persecutori voyeristici delle nostre vite confezionate in formato chewin-gum in poco meno di 150 caratteri.

E lo chiamano tweet, che significa “cinguettio”, ma non lo sanno che è proprio cinguettando che i piccioni fanno piovere la merda sulle nostre teste? Bisognerebbe stare attenti ai cinguettii, specialmente quelli provenienti dalle aule del potere e della legiferazione, insomma dal Parlamento. Lì, ci sono un sacco di piccioni. Non è facile demagogia, tutt’altro: è la difficile constatazione di quanto sia improbabile che da questo letamaio nasca qualche fiore. Confidiamo, malgrado tutto nel grande giardiniere, un tecnico della situazione, chiamato a redimere le sorti di questo giardino di erbacce, lapidi e zombie.

Guida pratica per sopravvivere a un attacco di zombie
Mi sono perso, cosa volevo dire? Ah, sì volevo essere provocatorio. Ma ho finito soltanto per provocare un gran casino, e personalmente, una gran fame. Penso che andrò a farmi un hot dog, e poi magari torno a provocare, e facciamo anche la rivoluzione dai. A stomaco pieno però, e fuori dai pasti.
Il pulcino Pio guiderà la Rivoluzione.
Vongole Merluzzi & Dinosauri: Jurassic Blog!
Dinosauri, dinosauri e ancora dinosauri! Dateci i dinosauri! Quando si parla di dinosauri, io torno bambino, non capisco più niente. Da piccolo non volevo fare l’astronauta o il poliziotto o il pompiere (trova l’intruso parlando della sentenza Diaz di oggi…): volevo fare il paleontologo.
Io volevo studiare i fossili veri, e non ritrovarmi davanti alla tv a sentire Spending Review approvate da fossili viventi per un paese che presto vedrà la sua fine ma non a causa di un meteorite.
Quello che oggi non si è capito è che i Dinosauri ci hanno lasciato importanti lezioni di vita e di stile su come condurre l’esistenza quotidiana nella giungla giurassica nella quale ogni giorno ci svegliamo.
La prima lezione è sullo Stegosauro. A chi non piace lo stegosauro? Era un erbivoro, uno dei buoni.

Lo stegosauro è un tipo che impressiona. Se lo incontrate in giro non sottovalutatelo! Il collo è bello lungo, e lungo la regione dorsale esterna presenta una serie di placche ossee alte fino a un metro.
Queste placche nelle quali affluivano molti vasi sanguigni fungevano probabilmente come termoregolatori. Lo stegosauro, se attaccato, poteva far assumere loro un colore tale da scoraggiare gli attaccanti, bé almeno quelli più impressionabili s’intende, evitando così lo scontro e salvandosi la pelle, anzi la pellaccia.
Direte che era un tipo tranquillo tutto sommato. Errore! Come insegna il filosofo Bud Spencer “Non c’è cattivo più cattivo di un buono, quando un buono diventa cattivo!”
Sulla coda dello stegosauro (denominata “thagomizer”) ci sono ben quattro aculei, pronti a essere utilizzati come una vera e propria mazza ferrata. Se il tipetto si incazzava…occhio alla coda!
E poi sembra che possedesse addirittura due cervelli: in realtà questo è più un mito. Il suo cervello era grande tanto quanto una noce, e il secondo non era un vero e proprio cervello ma semplicemente un ganglio nervoso posto in corrispondenza del bacino. Sembra che le femmine di stegosauro dicessero che spesso loro, i maschi, non ragionassero con la testa! Bé mica è colpa loro se la natura li aveva forniti di un cervello proprio in quella zona!
Lezioni di vita desunte da tutto ciò: un tipo anche se buono, anche quando sembra che si limiti alla minacce, può essere pericoloso e possedere un thagomizer da qualche parte. In seconda battuta, a volte è sufficiente apparire intelligenti e non per forza esserlo. Ma ci vuole comunque un minimo di intelligenza per giocarsi questa carta!
Ah, e ricordate non fate incazzare uno stegosauro.
Ci vediamo alla prossima lezione di paleovita! C’è un dinosauro dentro ognuno di voi: scoprite quale e diventatelo.
E ora tutti insieme l’inno di fine lezione: tada ta ta tata daaaaaa tadaaa taaata….
Una giornata normale
Sono le prime ore del mattino e vorresti scrivere un pezzo.
Su cosa di preciso non hai idea, ma pensi “Devo scrivere qualcosa.” Magari un racconto, ti va di scrivere un racconto? No, non sei in vena. Magari una poesia, no troppo facile, troppo breve. Magari potresti fare pubblicità al tuo ultimo libro di poesie, “State scherzando, vero?”, edito da Edizioni Ensemble.
Insomma, sì potresti fare tutto questo.
Ma anche no. Diciamo che non ti va di scrivere e lasci che le parole dei grilli parlanti “Il blog ha bisogno di pezzi, è urgente riprendere l’attività!” si infrangano contro l’ultimo modello di ventilatore comprato apposta per combattere il caldo massiccio di questi giorni.
Hai l’impressione che le pale del ventilatore riescano persino a spostare le idee, a rendere più dinamica e attiva la tua mente, anche se poi, in televisione, sui giornali, nei trafiletti riportati fuori dalle edicole, continui a leggere sempre le stesse cose.
E i giornalisti in televisione hanno sempre lo stesso tono e lo stesso stile, come stegosauri in attesa della fine della loro era, causa caduta di un meteorite.
Vorresti, per il blog, uno di quei bei pezzi brillanti come un tempo, magari una bella citazione a capoverso, che le citazioni fanno sempre comodo, sono come la coccarda sui regali, ci stanno bene.
Ma poi queste temperature ti sfiancano, le pile di libri depositati sulla scrivania ti ricordano che devi studiare, le tue energie sono canalizzate altrove, per adesso.
E quindi non ti resta che sospirare e rimandare anche per oggi il miracolo della moltiplicazione delle vongole e dei merluzzi.
Porca miseria! Ho il latte sui fornelli! Devo andare!
Ceci n’est pas un post
Questo non è un post e io non sono un blogger.

12 marzo 1922: nasceva Jack Kerouac.
Buon Compleanno Jack.
Vongole & Merluzzi @ Radio Libera Tutti, questa sera
Abbiamo atteso il giorno stesso per dirvelo nel più rigoroso stile di chi poco capisce di promozione eventi: questa sera il team di Vongole & Merluzzi sarà intervistato per un’ora e trenta minuti primi da Lara Cianfanelli ai microfoni di Radio Libera Tutti.
Ma la vera novità non è questa.
Odiate anche voi la parola novità, a proposito? A me non piace: è una parola che sa di vecchio e di stantio, figlia della moda.
Mi sono distratto un attimo, dov’ero?
Ah, sì: c’è di bello che non siamo coinvolti esclusivamente come team di questo blog, ma come appartenenti al World Poetry Movement.

Riporto da Internet perché oggi mi sento pigro:
Si tratta di un organismo internazionale che nasce con questo obiettivo: attraverso la bellezza della poesia, riuscire a fare luce sulle problematiche più rilevanti dei nostri tempi sul tema politico, sociale, ambientale. Da una comunicazione efficace e diretta, quale quella permessa dai versi letti in pubblico, il passo successivo sarà quello dell’azione, così da riuscire finalmente a contraddire un pessimo luogo comune: quello che connette l’arte poetica esclusivamente alla dimensione estetica.
Tra i principali sostenitori di questo movimento spiccano quello di Lawrence Ferlinghetti, nonché quello di Jack Hirschman, storici protagonistaidella Beat Generation.
Nel 2014 il WORLD POETRY MOVEVEMENT sarà riconosciuto Ente Mondiale per la Pace dall’UNESCO.
L’azione ritorna al centro della poesia. E lo farà ripartendo da Roma il 29 febbraio al Pub Le Mura, dove siete tutti invitati, in via di Porta Labicana, 24.

Questa sera parleremo più ampiamente del movimento e di tanti progetti, nonché anticiperemo un’altra importante cosa avvenire.
Previsto un intervento di Olga Campofreda, direttamente dal blog La Gallina Bianca.
Questo è il link di Radio Libera Tutti: si tratta di una radio on line, quindi facilmente accessibile da tutto il mondo, ovunque voi siate.
http://www.radioliberatutti.it/index.php
Cliccate all’interno della pagina nella sezione Ascoltaci.
DALLE 21:00 ALLE 22:30
Stay Tuned!
Stay Poetry!
Oggi mi sento un dio, domani non sto in piedi
Ci sono mattine in cui ho idee rivoluzionarie che, arrivata la sera, non sembrano più così “rivoluzionarie”, anzi sbiadiscono nella nebbia della noia e della routine.
Un attimo prima mi sento imperatore del mondo, l’attimo dopo l’ultimo fra gli ultimi, con la considerazione che probabilmente non sono né l’uno né l’altro, e quindi nessuno.

Alla costante ricerca di un equilibrio sopra la follia.
Oltralpe, oltreoceano: Clams & Cods
Nuntio Vobis Gaudium Magnum Habemus
Non sarà esattamente la versione straniera del blog, lì potrete trovare altri articoli, talvolta ispirati , talvolta tradotti da questi post italiani di Vongole & Merluzzi.
Perlopiù si tratterrà di post nuovi, tenuto conto dell’attività più prolifica della piattaforma WordPress in territorio statunitense e non solo.
Il mare non ha confini.
Salpiamo di nuovo!
http://clamscods.wordpress.com/
E presto un’altra importante novità in arrivo…Stay on!
Genesi
Che l’anno nuovo sia davvero entrato, noi blogger lo abbiamo avvertito dal calo fisiologico di visite nella notte di fine anno.
Eravamo tutti troppo occupati a festeggiare una nuova fine barattandola con un vecchio inizio.
Prigionieri di una concezione ciclica del tempo, prede della stretta soffocatrice di Uroboro, rifiutiamo una concezione rischiosa ed incerta di “infinito” che si muove sull’asse di una retta lineare della quale ci è appunto impossibile scorgere una fine, un’interruzione, e ripieghiamo sul più comodo cerchio del calendario gregoriano, certi che il tempo esista davvero, che le stagioni e le ferie e molte altre cose scandiscano le fasi, e le ripetano.
Così non dovremo preoccuparci dei mille dettagli che rendono ogni alba e ogni tramonto diversi dai precedenti, maggiormente intenti a cercare quelle analogie, quelle somiglianze ripetute che ci dicano che è “tutto okay”, “va tutto bene”.
Mi si potrebbe obiettare che la ciclicità non esclude l’analisi dei segmenti nuovi al suo interno. Obietterò che è un accomodamento, un’illusione.
Siamo rette e non cerchi.
C’è una cosa che possiamo fare: stabilire una direzione, trovare il nostro nord, fare della nostra testa e del nostro cuore la bussola nel frangente di una tempesta e di una calma piatta.
Questo è l’augurio più vivo.
E a voi che seguite Vongole & Merluzzi diciamo grazie, siete i più belli, i più vivi!
Buona Pasqua a tutti.
Buona Pasqua a tutti.
Portarsi avanti con il lavoro è importante.

- S. Dalì
Natale non è caramelle e panettoni. Un Natale cristiano è un’altra cosa. Sono del parere che o si vive il Santo Natale oppure no. O si crede o non si crede. A voi la scelta.
Spero di non avervi rovinato il finale, non finisce come nel quadro di Dalì: c’è un extra per quelli che conoscono la storia fino in fondo, quindi non ho “spoilerato” nulla.
Vado a mangiare il panettone. Senza canditi.
Flanerì: venerdì pesce!
Negli agitati mari del web abbiamo stretto una collaborazione con l’associazione culturale Flanerì.
Flanerì è soprattutto una “piattaforma plasmabile e in continuo movimento”.
Ci è piaciuto fin da subito lo spirito dinamico che la contraddistingue: dalle recensioni agli articoli alla narrativa al magazine cartaceo!
La collaborazione consiste in una parallela pubblicazione di racconti inediti degli autori di questo blog, che hanno l’onore di essere ospitati nelle acque di Flanerì, ogni due venerdì del mese.
Per cominciare si è scelto un racconto già edito, ma per molti lettori certamente ancora inedito: Amore (a qualcuno piace parallelo).
Seguiteci come sempre sia qui che su Flanerì: vi faremo pescatori di vongole e di merluzzi.
Link:
Radio Vongola # 1
Occupy YouTube.
Movimento Ittico del Fronte di Liberazione delle Vongole e dei Merluzzi.
Canzone di un uomo triste.
Sono solo un uomo.
Quando mi dici che non ci credi più in questa storia
Sono solo un uomo
Quando a furia di mangiare fango ne sei pieno
Sono solo un uomo
Quando basta, mi licenzio, butto a terra i guanti, spaccatevela voi la schiena
Sono solo un uomo
Quando la radio non serve a farti smettere di pensare
Sono solo un uomo
Quando le preghiere non servono a farti smettere di soffrire
Sono solo un uomo
Quando la speranza non serve a farti tornare a vivere
Sono solo un uomo
Quando a furia d’innamorarti è passato anche l’amore
Quando a scuola il maestro non insegna la vita
Quando un amico si dimentica chi è sempre stato
Quando i consigli sono tanti brusii in un carnevale smascherato
Sono solo un uomo
Quando mando avanti i giorni come se spingessi una carriola
Sono solo un uomo
Quando mi fermo in autogrill per pisciare
Sono solo un uomo
Quando spengo la macchina per raggiungerti
Sono solo un uomo
Quando ho dolore ai piedi senza camminare
Sono solo un uomo
Quando urlo come l’eco che riverbera in un cesso
Sono solo un uomo
Quando a furia di chiudere gli occhi non so più come sognare
Quando a leggere non c’è che da perdere una pagina vuota
Quando ripongo i panni ancora bagnati nell’armadio
E lascio la porta aperta ad aspettarti
Sono solo un uomo
Quando preparo il caffè e non lo bevo
Sono solo un uomo
Quando sperpero senza comprare
Sono solo un uomo
Quando capisci che dentro l’amore c’è l’odio
Sono solo un uomo
Quando te la prendi con il mondo e resti fermo come un tronco secolare
Sono solo un uomo
Quando lo devi solo a te stesso
Non sono solo un uomo.

Ci sono giorni come questi.
Ci sono giorni in cui tutto procede verso la deriva. Ti accorgi, in quei precisi giorni, magari afflitto da un mal di denti, un mal di pancia, un’allergia spericolata, che niente poteva andare diversamente.
Ci sono giorni in cui la tua vita è una merda. A patto che la merda sia cattiva: del resto chi l’ha mai assaggiata? Per assiomi mentali la merda è una merda. Avrà un sapore disgustoso. Puzza. E’ vero: ma qualcuno ha mai avuto il coraggio di assaggiarla?
E poi dite: “io vivo.”
Come si fa a vivere una vita che non è vostra? Non lo è mai stata, tantomeno lo sarà mai.
Questa NON è la mia vita. E’ di qualcun altro; può darsi di nessuno.
Magari un cortocircuito lì, nell’universo, ha deviato qualche piano astrale e la vita che abbiamo sempre sognato ora è diventata la vita che da sempre odiamo.
Più ci si convince di vivere a fondo la vita e meno la si vive, del resto. Più non ci si preoccupa di viverla e ancor meno la si sta vivendo.
Di cosa parliamo, in fondo? Di qualcosa che non ci appartiene, che non è di nostra proprietà. Pensiamo: “la mia vita!”.
Cazzo. Se fosse stata la MIA vita l’avrei vissuta come dicevo io, ed invece no. No. La vita non riesci mai a viverla come dici tu.
Qualcuno dice: “la vita è un dono, un dono del Signore”.
Voglio dire. I doni non si scelgono. Quando qualcuno ti si presenta alla porta con un regalo il giorno del tuo compleanno e tu, incazzato perché ti senti troppo vecchio per queste cose, bé, quel regalo non l’hai di certo scelto tu. Potrà trattarsi di un paio di mutandoni extra large, di un berretto da baseball, (ma tu non hai mai giocato a baseball, neanche lo hai mai guardato, “che diamine è il baseball?”). Potrà trattarsi di un Iphone ultima generazione ed allora lì il discorso è un po’ diverso, tuttavia, si tratta di qualcosa che ti capita all’improvviso per volontà altrui e che tu ti becchi così, per come è, a seconda dei gusti o dell’esperienza del mittente. Eccola là, la vita. Un regalo che non hai mai richiesto e che festeggia un compleanno che ti ricorda ogni anno che sei vivo e che per qualcuno esisti. Dio, mi sento come un bambino costretto ad indossare degli abiti ridicoli che non sceglierà fino all’adolescenza, solo per soddisfare il gusto bizzarro dei genitori sessantottini.
Ci sono giorni in cui ammazzeresti anche il tuo cane che abbaia. Il cane è felice. Tu no, e quella felicità data ad un essere inferiore non puoi sopportarla.
Ci sono giorni in cui vorresti morire, ma a farti rimandare la scelta non è tanto la convinzione di suicidarsi, piuttosto il modo in cui farlo.
Ci sono giorni in cui la pistola è lì, pronta sul tavolo, e fai certi pensieri tipo: “una vita che finisce, in cambio di una vita che comincia”, attribuendo a quella pistola quasi un’anima.
Ci sono giorni in cui diresti alla donna che ami: “tu non sei una puttana, una puttana come si deve”, e come in uno sceneggiato surreale lei, offesa, replica “cosa dici, perché mai, ho fatto del mio meglio” e tu, col sorriso da disilluso, la cravatta ciondolante su una spalla e la classica sigaretta fumata male tra le labbra, le rispondi “perché tra tutti, ti sei dimenticata di amare me”.
Ci sono giorni in cui: -”Che dici, passerà?” -”Certo che passerà. Purtroppo passerà”.
Ci sono giorni dove la consapevolezza che stai buttando la tua vita, è precisa. Netta. Definibile. Quei giorni in cui la noia si fa boa, e ti stritola il cervello e le sensazioni diventano scalini gelidi di una tomba funebre.
Ci sono giorni in cui è meglio dormire. Farsi l’ultimo sorso di vino, e dormire.
Al risveglio resterai l’impresario di una vita non amministrabile.
Il solo attimo da cogliere è quello non colto.
Frank lingua mozza is back.
Ci sono giorni in cui vaffanculo.
Jesus Spam
Piccolo Spazio Pubblicità – V.R.
Se Gesù fosse vissuto ai tempi odierni, la sua opera di diffusione della buona novella sarebbe stata classificata dai nerd farisei come “spam”. Davanti a Pilato le sue risposte asettiche e un po’ “provocatorie” sarebbero apparse come “roba da troll”. Eppure, sappiamo bene come finisce la storia: lui intendeva solo predicare a più gente possibile, all’umanità intera. Ma le leggi dell’Antica Netiquette non glielo permettevano.

Se Gesù avesse un blog sceglierebbe la marca di pc che va più di moda...per uno spam sicuro.
Spamma il prossimo tuo come te stesso, sarebbe stato l’undicesimo comandamento.
Certo gli altri comandamenti della netiquette mantengono la loro importanza, ma vanno rivisti alla luce della nuova verità rivelata.
Ora la parola “spam” pare trarre origine dall’omonima carne in scatola a basso costo che si diffuse nel Regno Unito subito dopo la seconda guerra mondiale. L’azienda fece per l’appunto una assidua pubblicità.

Ma lo spam vero e proprio, a ben vedere, non è pura pubblicità, ma più che altro l’inserimento di link spesso riconosciuti dal sistema automatico di filtraggio come “spam”, talvolta no.
Pertanto se il sottoscritto scrivesse (per pura e assurda ipotesi!) un commento uguale nei commenti di più blog diversi, vorrebbe semplicemente dire che:
a) pensa la stessa cosa per tutti quei blog, quindi non sta a diversificare il commento, pur avendoli letti tutti, in buona fede
b) non è spam, il che avrebbe una finalità pubblicitaria squisitamente commerciale, talvolta determinata come truffa
c) sta diffondendo la buona novella, dividendo le vongole dai merluzzi
Inoltre è ben nota la pigrizia dei blogger che, se non sollecitati, di rado vengono a visitare il blog. E tale pigrizia va stimolata proprio come si fa analogamente con i consumatori. Salvo che questo è il libero mercato della buona novella, a prezzo tra l’altro uguale a zero. O cattiva novella, dipende dai punti di vista.
Lo spam è infine erotismo, è un link che si deposita tranquillamente fra i commenti, che può cambiare o meno la giornata di un blogger. A lui la facoltà di scegliere se cliccarvi o no.
Politica inalterata del nostro blog è sempre stata quella di lasciare i link di tutti i blogger che volessero lasciarli, nei limiti del buon gusto, lasciando al sistema automatico anti-spam la lotta contro il vero spam.
Per quanto riguarda la Netiquette, si sa, è legge vecchia, anzi classificabile al limite come “uso” o “consuetudine”, priva del valore effettivo ed efficace di legge, se non quello che la comunità implicitamente vi riconosce. Non è scritta, nè codificata in senso universale.
Ma questa è già un’altra storia: la netiquette mantiene ottime regole di convivenza tra tastiere. Ma ricordiamoci di non usare l’educazione come nostro ultimo rifugio.
Lo “spam” può essere libera condivisione di idee e link.
In verità vi dico: beato colui che nel nome di questo blog spamma, perché suo sarà il Regno Vichingo.
Tutti in coro: spamspamspamspamspamspamspamspam!








