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C di #comestai

Fammi una domanda facile. Una ovvia, tipo come stai.

In realtà no, non è così ovvia perché ‘come stare’ indica diversificare la posizione; ora sono per esempio seduto davanti al pc, ma poi potremo considerare come io sono rispetto al mondo, e lì si aprirebbe una nuova domanda : metafisico o reale? Probabilmente sono in un pezzo di universo e non mi rendo bene conto dove, e dunque potrei rispondere, non lo so, o forse poco più in là della via lattea e varie cose stellari che nn si sanno, quindi se invece consideriamo la parte metafisica, potrei dire che sono un cervello nella vasca, che dio non esiste o che ci sono dei che mi soffocano. Insomma, se poi prendi in considerazione ‘come’ nel senso di ‘quanto bene hai addosso’, allora dovremmo fare un gradiente di concentrazione del bene, ma partiremmo con un’analisi del concetto di bene e dovremmo vedere un bel po’ di filosofia, da Socrate fino a Briatore. Giusto per darti esampi sul fatto che non è così banale, ma le persone, per tagliar corto, non pensano a tutto ciò solo perché fa male alla mente e non staresti più bene per rispondere ‘bene’. Ma qualunque altra risposta porterebbe gravi conseguenze di umore. Non rispondere potrebbe essere la soluzione, ma dopo come la prenderebbe la persona? In questo senso, potrei risponderti che sono seduto davanti al pc e contemplo notizie, provo una buona sensazione, sento i Simpson nell’altra stanza e piatti che si toccano. E non penso al futuro, se non solo domani inizierò a farlo.

(Ovviamente tutto ciò che ho detto nasce dal confondere essere e stare, ma poco importa. Sul confine ci giochiamo i significati: il bene e il male non si capiscono con le invasioni di campo. Consiglierei al prossimo scrittorediturno di fare un bel libro sul ‘comestai’, magari riesce a far uscire le sue sottodoti di aneddotista.

Quotidiani #4: la capacità di scrivere

Il problema di quando scrivi una storia è scegliere ciò che non vuoi scrivere, ma, allo stesso tempo, diventare in qualche modo ossessionato con le cose che vorresti scrivere e con quelle che non stai affatto menzionando, ma che dovrebbero comunque essere nella tua storia.

Parlare poi della mia storia richiede tempo, come tutte le storie delle persone. Probabilmente raccontare una vita richiede un’altra vita mentre la vita reale scorre e, allora, si avrà bisogno di un’altra vita per raccontarla e così via.

Quotidiani #3

 

Il fattore thermos-leaking è inversamente proporzionale al rendimento degli studenti universitari.

Quotidiani #2

(a telefono)

“Pronto chi è ?”

dico il mio nome. Cerco la prof….”La segretaria urla “c’è la prof…?”

Allora una voce dice “Ma chi è che la cerca?”

La segretaria mi fa “Scusi, ma lei è un genitore?”

“No, sono un comune cittadino”

La segretaria, rispondendo all’altra, “No è un comune cittadino”

L’altra di tutta risposta: “Ah, ok. Pensavo fosse un genitore”

Quotidiani #1

(da discorsi presi a caso)

Sai, quando ero a liceo e poco dopo, mi donavo molto alle persone, integralmente. Poi ho visto che la “salvezza” (definisco così, in maniera non precisa) non era in ciascun volto, ma il volto andava scelto. Anche lì, ho avuto problemi. Ho visto che la curiosità non apparteneva a tutti, almeno non tutti avevano la voglia di spendere energie per semplicemente scavare al di sotto della realtà data. Dunque, l’idolatria andrebbe punita, a partire dai poeti.

 

Storia del futuro

- Cosa fai nella vita?

- Per ora cerco il futuro.

- E come lo cerchi?

- Umm , basic stuff. Faccio cazzate, incontro persone random, uso la gentilezza come arma dei conflitti, mi diletto in poesia, bevo whisky al momento giusto, chiedo l’accendino anche se non fumo, ritardo quando penso che è bene prenderel’autobus successivo. A proposito, hai un accendino?

Agendarmi

Inizia l’anno, come ogni anno e l’agendina verrà a cercarti. Anzi, ti verrà spesso regalata. Chi non ne ha mai ricevuta dal proprio macellaio di fiducia o dal proprio barbiere? Oppure, quando vai da Mario, dopo l’ennesimo caffè, e ti dice con cuore generoso “ho qualcosa per te” e tu pensi già ad una storia da gangster con una porta a scomparsa e lui che ti introduce dentro, tra whisky, donne, sigari e poker infiniti. No. Era lui che ti toglieva la polvere da un’agendina che ti annuncia con solennità essere “nuova nuova” con addirittura un pennino. Che puntualmente non scrive. E tu che te ne ritorni, pensando ai caffè spesi.

Ma allora ti consoli del macellaio, in cui l’agendina ha un bel maialino rosa rosa che neanche tuo figlio o figlia avrebbe il coraggio di far vedere ai suoi amici. E il porco ti dice “grazie e buon anno”. Certo, ti ringrazia perché sei vegetariano. Decidi che quell’agendina la regalerai a tua volta a qualcuno a caso.

Meno male che c’è il parrucchiere. Agendina pulita, precisa, che non t’è venuta a cercare. In realtà te l’ha data tua moglie o il tuo ragazzo o il tuo amante o chi ti pare (PS diffiderei da amanti che danno tal agendina). In ogni modo, ormai ci sei dentro. Devi accettare un’agendina. Ti senti come Harry Potter quando desidera di essere Grifondoro, ma tu vuoi solo avere un’agendina che, comunque, non vuoi comprare.

Comprare un’agendina sarebbe la Sconfitta, l’Irrimediabile Condanna, l’Annuncio del Male. Il tuo cartolibraio di fiducia è un tirchio. Le cose non cambiano mai; solo gli anni lo fanno.

Decidi allora che farai la raccolta punti. Magari per fine anno un’agendina ce l’avrai. Meglio non appuntarsele le cose, ma viverle.

#iostoconlaragione

Il vostro Claudio è fuggito, Messalina trema… Era obbligato il popolo a saper la storia romana per conoscere la sua felicità?

Allora, voglio fare anch’io la mia riflessione. So che non si inizia con allora, ma lo dico per tirare le fila di cosa sta accadendo nella nostra Italietta in una discussion infinita tra “metodo stamina” e la discussione sulla sperimentazione animale e i limiti etici. Credo che, ancora una volta, sia l’ignoranza che vinca: non piuttosto una verità condivisa da una maggioranza, ma si tratta di minoranze organizzate e agguerrite che polarizzano il resto. Per cui la verità di tante storie, di tanti aspetti si perdono inevitabilmente nella grande marea umana.

Non sto dicendo chiaramente di fidarsi delle case farmaceutiche, né tantomeno lasciarsi trasportare dall’onda forconista.

È diventata, ancora una volta, una battaglia tra tifosi, tra volontà di potenza, in un viralismo emozionale passato attraverso reti orizzontali.  I messaggi di #iostoconcaterina ne sono un’evidenza. Si perde la causa e si pensa al feticcio. Come una volta, quando il popolo passava parola, tra un quartiere e l’altro e la rivolta si alimentava, grande. Senza comprendere il perché, senza comprendere le ragioni: come anche questa volta non si tratta dunque di animali, ma di idolatria, di sentimenti irrazionali arrivati fino al disprezzo degli umani nei confronti degli animali.

Ecco, per un attimo vedo gli X-men, in un momento di enorme decadenza e vuoto culturale. La fiducia incondizionata verso Vannoni, per esempio, è il nuovo sostituto della religione: è il sentimento anti. Anti-casta, anti-sistema, anti-establishment, anti-cultura. È il forcone che grida la ricerca della speranza. Vannoni sarebbe il guru, quello fuori dal sistema, vittima, simbolo degli oppressi. E, nello stesso tempo, l’adorazione quasi sacrale degli animali va ad occupare un vuoto, quello ideologico, che grida al sabotaggio, che si erge contro la distruzione prodotta dall’Occidente.

Ma in questo amalgama di forze, sentimenti, rabbia, non si tratta di discernere chi abbia o no ragione. Non siamo qui per questo. Il diritto all’autodeterminazione delle idee che entrambe le parti invocano rimane nel dubbio, in un paese come l’Italia in cui le rivolte esistite sono state semplici fiammate, soprattutto per la presenza di indici di scolarizzazione avanzata estremamente bassi. Ciò che mi viene in mente è dubitare quanta capacità democratica abbia la nostra comunità.

Non sto dicendo che sono a favore dello status quo, ma da persona di sinistra mi trovo perso, per un attimo, nel non poter dar fiducia alle masse. Sono combattuto nel credere alle istanze di giustizia sociale e, nello stesso tempo, tradito dalla massa stessa (vedi esempi come le dittature coscientemente appoggiate dalle masse o il fenomeno del berlusconismo).

Una sorta di giacobinismo della rete sociale online, per giocare, dalla casella iniziale, con il monopoli della storia.

L’Italia che muore

L’Italia che muore è quella che salta la fila perché va di fretta, mentre va più lenta di tutti gli altri.

L’Italia che muore si stressa per arrivare in anticipo sul ritardo del treno.

L’Italia che muore è quella di chiedere scusa, Monsignore, ma sono ateo e non lo posso dire.

L’Italia che muore è l’Italia femminile singolare fatta di uomini che picchia le donne. E le violenta.

L’Italia che muore è quella che io non sono razzista, ma seguo sempre Balotelli.

L’Italia che muore è lo stereotipo di se stessa.

L’Italia che muore è dove l’aborto si fa solo in privato perché l’obiezione di coscienza aiuta. La carriera.

L’Italia che muore è quella che si stava meglio quando si stava peggio, perché al peggio siamo sempre stati abituati.

L’Italia che muore è quando senti dire che Napoli è ancora sotto i rifiuti.

L’Italia che muore è quando ti chiedono come sia possibile che Berlusconi sia ancora lì, sul suo trono. E non hai veramente risposte razionali da dare.

L’Italia che muore è quella che ti prostituisce per un dottorato che nessuno ti riconoscerà perché hai studiato troppo.

L’Italia che muore è quella del troppo poco o del troppo bene che nessuno mai conoscerà.

L’Italia che muore è quella che all’estero nessuno conosce e che è la vera Italia fatta di sogni, convivenza, giustizia, fratellanza, rispetto, legalità. Ma muore.

L’Italia che muore sono i broccoli coltivati sull’immondizia.

L’Italia che muore è quella dei compromessi.

L’Italia che muore è quella storicamente revisionata.

L’Italia che muore è quella che ancora sogna di un nuovo Leonardo, di un Cesare, di un Fermi, di una Montessori, di una Montalcini.

L’Italia che muore è quella che è muta, perché non parla le lingue.

L’Italia che muore è quella provinciale.

L’Italia che muore si muove su gomma.

L’Italia che muore, muore ogni estate al suono di Delenda Carthago.

L’Italia che muore è quella che vuole far mangiare le banane ai ministri.

L’Italia che muore è quella ferma, che ha paura, che non spera, che pensa al giorno stesso perché non sa se arriva.

L’Italia che muore è l’Italia di Pasolini senza futuro.

L’Italia che muore è quella senza wifi negli hotel.

L’Italia che muore è quella che ha una dieta troppo ricca di calcio.

L’Italia che muore è quella che con la cultura non si mangia.

L’Italia che muore è quella che prima o poi morirà, se non diventa medico di se stessa.

Il barbiere di Orazio

“Peppe, taglia come se non ci fosse un domani”.

“E’ quasi lunedì”.

Apprendisti V&M (vado e mangio)

“Voodoo!!!”

(risposta di un apprendista stregone all’avviso “Il pranzo è prontooooo”)

PS buon compleanno, Nanni!

Bella, arrivederci!

Questa sinistra che continua solo a cantare ci ha rotto il c.

(omunismo)

Cocomeragliatrici e Angurie terra-aria

Quando ogni battaglia è ormai persa, noi ci rimettiamo in campo. Vestiamo gli elmi e gli scudi.

Decidiamo che è ora di aprire seriamente la stagione della discriminazione. Abbiamo il diritto di avere cocomeri cubici e non più pseudo-rotondi e geoidali non pratici e non comodi. Possiamo solo usarli per coprire il nostro capo: il loro degno unico sacrificio. Abbiamo bisogno della selezione della razza, della razionalità garantità dalla forma lombrosiana del cocomero.

Noi di V&M vogliamo far parte di questa battaglia epocale.

Homo sapiens sapiens vs homo sapiens superior. Il nostro accampamento sarà indistinguibile. Saremo silenziosi e letali.

Abbiamo munizioni migliori.

Ruberemo le loro armi.

Ora, seguiteci. Lasciate stare i lanciatori di banane. Loro sono ancora allo stato primevo dell’evoluzione.

(to be continued)

Il bisogno di avere schermi elettronici per difendere varie menate.

Dunque, è estate e fa caldo. Le forze personali sono al minimo, eccetto per controllare da uno schermo elettronico il destino del mondo. Avete presente quegli schermetti elettronici che sono presenti in tutti i film abbastanza-tecnologizzati? Tipo, X-Men, i Fantastici 4, Iron Man oppure Justin Timberlake che fa Ayo Technology con tope e bei ragazzoni dotati che toccano schermetti elettronici mentre cantano.

Cioè il bello di toccare uno schermo elettronico è proprio avere l’impressione di stare a far qualcosa. Io ne avrei bisogno quando mi dicono: “Sei libero domani?”. Il mio unico impegno d’estate è mangiare il cocomero (o meglio detto anguria) senza a. Sporcarmi i pantaloni b. Senza iniziare una battaglia di “sputa-i-semini-addosso-a-chi-hai-vicino”.  Allora vorrei che lo schermetto elettronico con prototipi di bombe H o di camioncini della nettezza urbana lunari comparissero in modo da far vedere che anch’io faccio qualcosa per dire “L’unico tempo libero che ho avuto è quando l’ho liberato dal carcere di massima sicurezza a Guantanamo l’anno scorso”.

Il mio amico sgranerebbe gli occhi. Io sgranerei a mia volta un Tronky, facendo pubblicità occulta durante il film.

Insomma, ecco. Il prossimo regalo per il Natale 2013 (non si pensa a Natale già da quasi-ferragosto?) è uno schermetto elettronico impalpabile, con alta definizione e raggi in multi-color. Voglio poi un’immagine olografica 3-D del mio maggiordomo personale che mi dice: “E’ tempo di sputare i semini”. Cose così, ecco. Anche perché ritengo di avere i numeri di Justin Timberlake, ma non il numero. No, quello ancora no.

Poi, ammettiamolo. Guardare il nulla e fare il nulla è una delle cose più in mai sponsorizzate dalla nostra società. Poiché il nulla va di moda, anch’io voglio fare il nulla. Avere uno schermo elettronico tutto mio mi salverebbe da situazioni imbarazzanti. Avere poi all’orecchio un auricolare bluetooth (detto anche Dente-Blu) che fa la lucetta con l’intermittenza delle lucette di Natale sarebbe spassoso. (Caro Babbo Natale, te lo chiederò per il Natale 2014, almeno iniziano anche i nuovi programmi Europei, per cui potrò inserirlo nelle mie richieste di finanziamento).

Questa sicuramente sarebbe la mia faccia davanti al regalo.

Non sentire gente che ti urla nell’orecchio e dire con viso-giacca-cravatta: “Noi delle Stark Industries siamo cool, perché siamo freddi”. Insomma, ecco. Uscire da situazioni così. A meno che mi arrivi un semino addosso. Non importa che sia melone o anguria, ma mai perdere la calma. Con masticazione lenta, smitragliare l’avversario.

Rinvio a giudizio universale

Ecco. Tutti a dire che Andreotti è morto. Ma noi vi diciamo che se Andreotti è morto, è morto anche il Male. E se è morto il Male, non esisterà più nemmeno il Bene. Non esisterà più la figura della controversa logica dello Stato, del potere allo stato puro. Perpetrare il Male per garantire il Bene.

Invece ora ci rimangono solo ipocriti e mediocriti mangiatori di buoi. Mangiatori di carne in putrefazione. Oppure visi con camicia e maglioncino pulito dell’onestà. Quelli che l’onestà la trovano dietro la scrivania dell’ufficio.

Non è un’apologia. Ma è il rinvio al giudizio. Universale.

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