Palomar 2012: Odissea nell’Italia del Caffè Espresso

devo pensare non solo a quel che sto per dire o non dire, ma a tutto ciò che se io dico o non dico sarà detto o non detto da me o dagli altri – Palomar

Sono stato zitto, ho taciuto, ma non mi sono distratto. Al contrario, sono stato vigile (non urbano, ma della giungla che mi circondava). Ho osservato e ho preso nota di molte cose. Mi sono sentito un po’ Roy Batty in Blade Runner, per quanto riguarda il suo monologo finale. Ma i bastioni in fiamme li ho visti al largo di Israele e ho visto i raggi B balenare alle porte dell’Iran. Non ho visto soltanto questo però: questo l’ho visto da lontano, oltre le fiamme più vicine.

Blade Runner lo hanno rifatto HD. Ehy, se siete rivoltosi niente svago o dvd per voi. Andate a fare la rivolta. Che c’è crisi.

La prima cosa che trovo molto importante da abbattere è il provincialismo caotico e noioso delle riunioni di partito nei piccoli paesi. Questi non sono più i tempi di Peppone e Don Camillo, per quanto ci piacerebbe che lo fossero, tutto sommato, non fosse altro che alcuni schemi sarebbero garantiti, sicuri, alcuni paletti sarebbero fermi. La guerra fredda era la vera culla della pace, le minacce erano l’impalcatura dell’ordine, malgrado dei sacrifici da una parte e dall’altra. Sì, qualcuno potrebbe persino pensarla così. Ma io no: io mi fido più della Storia che senza pietà prosegue occupando ogni spargimento di tempo a vuoto, inghiottendolo per restituirlo convertito all’eternità.

Quando mi sono avvicinato ai primi circoli paesani della sinistra ho avvertito da subito che qualcosa non tornava, non quadrava. Chi c’era a sbandierare la pace e l’uguaglianza? Non i figli degli operai, ma, almeno in gran parte, figli di persone al di sopra di un certo reddito.

Lui ha un passato nei figli di fiori. Poi si è pentito. E, come per tutti i pentiti, è stato inserito nel programma sicurezza testimoni.

Caro Pasolini, non ti sbagliavi. I figli degli operai erano troppo impegnati a procacciarsi un presente, per poter progettare un futuro glorioso. Ecco perché nel giro di tre secondi avevo capito l’arcano: era tutto un passarsi la canna, applaudire a Marx e al Che, da bravi figli intellettuali di papà, e tirare avanti così a riunioni di “giovani”. Questi maledetti “giovani” che non sono altro che un’invenzione del mercato, una fascia di consumatori. Mentre gli altri, lì fuori, erano a spalare merda nei campi o a darsi un’istruzione decente.

Mal sopporto quindi tutte le categorie cadute nel tranello dell’uno o dell’altro partito. Sfuggiva ai più una visione politica e nobile del mondo. La crisi della politica non mi era arrivata attraverso i telegiornali, ma attraverso i miei coetanei. Mi piacerebbe che si fosse fatto come Silvio Orlando in quel suo film, che divise i figli degli uni dai figli degli altri: i primi a leggere l’Eneide, i secondi Il Capitale, se ricordo bene. Chiaramente, si tratta di provocazione: leggasi sarcasmo.

Eh sì che poi ti ritrovi questa massa di geni a pubblicare link sui social network che mettono in comparazione due situazioni: la folla rivoltosa a Madrid e la folla in fila per l’I-Phone in Italia. Mi chiedo quale sia la connessione. Gli uni sono migliori degli altri? C’è stata una rivolta sociale o una manifestazione a Madrid? E che colpa hanno gli italiani se preferiscono pagare le tasse e comprarsi un i-phone piuttosto che “rivoltarsi”? Chiedo a questi utenti di Facebook che in gran parte sono sempre i soliti seduti dietro la scrivania se loro sono scesi in piazza a “cambiare la situazione”. Per non parlare poi del fatto se sono davvero preparati a una rivoluzione, che la rivoluzione, come disse qualcuno, non è prendere un tè in salotto, se sono pronti ai tradimenti, ai voltagabbana, agli opportunismi, ai giacobinismi.

Modello per gli indecisi

In fondo questi facebookiani non sono tanto diversi da quelli in fila per soddisfare un proprio legittimo desiderio.

Questo è un prezzo che non voglio pagare. Preferisco restare cittadino e usare i miei strumenti democratici. Ciò non significa “non protestare” o “non ribellarsi”. Ma significa essere tolleranti e moderati, mantenere la calma e la lucidità…perché lo Stato siamo Noi. Noi dobbiamo avere il senso dello Stato. Lasciamoci alle spalle vecchi schemi demagogici prossimi a preparare il terreno per gli autoritarismi (consiglio a tutti lo studio del giurista Carl Schmitt a tal proposito).

E io sono fiero di essere Italiano per questo motivo: perché so governare la mia anima. Attenti a chi vi dice “ribellatevi”. Chiedetevi sempre “perché?”

E poi…

Attenzione: il suddetto è un articolo anti-zecche. Né unti né punti. E anche contro i rosiconi che non possono comprarsi l’I-phone e invitano gli altri a manifestare contro il governo. Sempre gli altri.

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3 responses to “Palomar 2012: Odissea nell’Italia del Caffè Espresso”

  1. KnockOut says :

    Considerazioni “sparse”

    1.non credo che altri popoli non sappiano governare la propria anima

    2. È molto più facile ascoltare le sirene del consumismo che non quelle del rimorso , sempre più facilmente schiacciato e dimenticato in fondo all’anima

    3. Forse gli spagnoli stanno veramente alla canna del gas … Mentre dalle file per l’iPhone (legittimo desiderio da 800 €, circa) pare che gli italiani abbiano ancora parecchio da essere spremuti… O sono code di evasori felici ed impuniti? O sono frotte di sommerso tollerato? O sono tutti ricchi? O sono code di amanti della piccola rata sommabile? È magari saranno gli stessi che urlano, scalmanandosi, per le magie di Cavani, Pirlo e Jovetic e che se ne fregano non solo degli spagnoli, ma di tutti anche e soprattutto di quelli piu vicini ( … e se qualcuno arriva prima e s’arraffa l’ultimo iPhone? )
    4. Dittatura? Intesa governo dichiaratamente muscolare stile germanico o sovietico ? Forse. Ma credo che quella attuale sia abbastanza efficace ed indistruttibile

    5. Pasolini (un intellettuale, non un operaio), con la sua grande intelligenza e lungimiranza, ha intuito, saputo e detto. A chi ? A quelli che, oggi, fanno la fila per l’iPhone scalpitando di poter entrare nel meccanismo del potere, di cui sanno vita morte e miracoli . Come del resto tanti altri, quasi tutti. Perche dunque, protestare ? Fessi gli spagnoli e tutti i fessi del mondo, che ancora credono alla Fata turchina e al trionfo del bene

    6. Moderati, tolleranti, noi siamo lo Stato… In attesa di farne parte e mantenerne intatte le caratteristiche … Hai visto mai che qualche sporca dozzina rischi, anche se solo per qualche mese, di rivalutare i fessi?

  2. capsilla says :

    Complimenti, bell’articolo. :)

    Ho, però, idee meno moderate delle tue, visto che la moderazione e la fiducia nello stato in questi anni sono solo stati complici, secondo me, della attuale situazione politica che vive l’Italia. Ci può essere una protesta costruttiva e non per forza violenta.
    Questa protesta non parte sicuramente da Facebook, ma non condanno chi usa i social network per diffondere qualcosa, anche se fatto attraverso un link stupido e poco attinente. La realtà che spesso è omessa dai mezzi di informazione può apparire per sbaglio tra le tue informazioni e questo non è del tutto un male, se poi sei in grado di analizzarla con spirito critico ;)

    Ti seguo cmq ;)

  3. Aldo Cannavò says :

    La vera ribellione sarebbe mandare al governo persone oneste e capaci.Purtroppo l’ attuale legge porcellum non ce lo consente.Si comprende quindi che chi è al potere si preoccupa solo di galleggiare,mantenendo statica l’attuale imbrogliata ed ambigua situazione politica.Per garantire la democrazia,oggi solo maschera del potere,si dovrebbe costituire una commissione popolare con la facoltà di mandare a casa,prima della scadenza del suo mandato,i ministri i burocrati e gli amministratori inetti e disonesti,personaggi che purtroppo sono mantenuti pure dalle tasse di chi sopravvive con mille euro al mese ed anche meno.

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