Perché non vendere granite ad Honolulu
“Alzarsi presto la mattina come se la giornata dovesse avere un senso”
(da Lui sì che capisce le donne)
Voglio dirlo. Ci sono effettivamente giorni che non fanno proprio iniziare le settimane . Né ci sono ‘buongiorno’ che salvano in qualche modo la faccia alla giornata, nemmeno con il caffè portato a letto giustoperchèoggimisentobuon*. Né c’è persona dolce o bendisposta che tenga la nostra sbornia da avvelenamento esistenziale.
Quelle precise giornate direte, infatti, mollo-tutto. Effettivamente comincerete a progettare di – tecnicamente detto – fanculizzare tutto e tutt*, criceti compresi, e di iniziare una nuova attività di bibitar* ad Honolulu. Magari a vendere le granite. Presto detto: bastavadoavenderelegraniteahonolulu!
Primo errore della vostra vita: o forse secondo, dopo quello di mollare tutto. Controllate effettivamente com’è il mercato delle granite ad Honolulu. Magari avrete brutte sorprese. Innanzitutto penso alla concorrenza: prima di voi sicuramente anche altri avranno impostato questa via alternativa dopo il fallimento del darsi all’ippica. Dovrete quindi effettivamente creare un cartello o un mercato per ammorbidire la già scarsa concorrenza di bibitari.
Seconda tematica: come vendere ghiaccioli o, peggio, granite con il cambiamento climatico imperante? A questo punto pare più saggio vendere delle limonate, magari fanculizzerete nello stesso modo.
Il terzo quesito è: una volta arrivati ad Honolulu, qual è il concreto cambiamento nella vostra vita? Anche lì, in fondo, è presente altro genere umano che mostrerà i medesimi sintomi della piccola porzione con cui già avevate a che fare. La scommessa di vendere le granite con l’aumento delle temperature, sebbene possa essere avventata economicamente, è quello che vi riscatta dalla giornata, da quel buongiorno che non vi è mai appartenuto.
Altra soluzione saggia: rimanete sulla linea del cambio di data. Non si sa mai.

13 Responses to “Perché non vendere granite ad Honolulu”
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- - gennaio 16, 2012




Avessi la tua età penserei seriamente di trasferirmi alle Hawaii. Non conosco Honolulu ma ho visitato la splendida Maui… ti troveresti comunque a far i conti con gli americani, visto & considerato che queste isole sono una delle stellette della bandiera a strisce… erano anche un più care del resto degli States, ma può darsi che con la crisi anche lì le cose siano cambiate…
haha, ci penserò! Non sarebbe male come soluzione di ripiego!!! In realtà questi giorni stavo vendendo granite per gli esami dell’università!! Forse sono cambiate le cose, anche per gli abitudinari del ‘darsi all’ippica’!
Ciao e a rileggerci!!!
in effetti andare a Honolulu a vendere granite cambierebbe poco… ci troveremo sempre a fare un lavoro per vivere, sperando sempre che il lavoro continui a piacerci, che il posto in cui lo facciamo continui a piacerci, di avere amici di cui circondarci e di guadagnare abbastanza….
applichiamo il dharma: mollare tutto e farsi monaco buddista in Nepal? (il Tibet si sta inflazionando…)
hahaha! Oddio, quella del monaco sarebbe una scelta in controtendenza! Decisamente d’accordo con te e grazie per seguirci, anzi no, per navigare insieme a noi
Non avevo mai pensato a tutti questi aspetti… Se anche l’avessi per un attimo reputata una valida alternativa, credo proprio che dopo le tue riflessioni ci penserò su due volte prima di mollare tutto per andare a vendere granite a Honoulu. Comunque complimenti! Riesci a essere sempre molto ironico.
haha, in effetti sono stato indotto a queste riflessioni dallo status di una mia amica su Facebook. Questo articolo è per farla rimanere in Italia!
)
A rileggerci!
L’ironia salverà il mondo, ne sono certo. Insieme alla bellezza e a tante altre cosette
Punti di vista davvero interessanti. Un mio amico ha appena mollato tutto e si e’ trasferito in brasile!
Mio zio lo ha fatto da anni, la spinta ci sarebbe!
Ora non mi resta che attrezzare il carretto delle granite e limonate( faccio tutte e due…sai mai…)
:0)
haha grandeee!! Mi pare una scelta geniale. Io ho un mio ex vicino di casa, poco più grande di me che, appena laureato, è andato a fare il cameriere a Canberra. Non so se è equivalente a vendere le granite, ma adesso ha iniziato anche a fare quello per cui ha studiato. Architettura. E, aggiungo, sapeva pochissimo di inglese!!
Se ti trasferisci, facci un fischio
caro, quando hai tempo fammi uno studio di fattibilità sulle piadine, che magari vale la pena…
Umm, non sarebbe male!! Romagnola?
Farò un’analisi di mercato a New Delhi. Non credo sfonderai troppo!! ;P
A presto!!
Questa riflessione nasce sempre da una collezione di fallimenti. Io credo che l’importante è capire perché questi avvengano e non fuggire da essi pensando che altrove ci possa andar meglio. Detto ciò, anche quando le cose vanno a volte sentiamo il bisogno di cambiare aria. In questo caso, significa che abbiamo bisogno di fare nuove scoperte e quindi perchè no : granita per tutti nel posto più impensabile; chi lo sa che non ci attenda qualcosa di magico, metafora riportata in un cartone dei miei tempi (Merlino fugge ad Honolulu ne “La Spada nella Roccia”).
Ottime considerazioni , davvero! Infatti, anche se siamo con le chiappe messe su una buona sedia da bravi blogger, cerchiamo di trovare nuovi significati sulla quotidianità, cioè troviamo nuovi orizzonti e nuove scoperte su quello che osserviamo.
Ovviamente, l’intraprendenza rende tutto più reale. I viaggi, posso ben dirlo, fanno l’Uomo.
Ps quella di Merlino mi era sfuggita, ma me la segno